Il Pd che "imbarca la destra" e la ribellione di CofferatiTribuno del Popolo
sabato , 27 maggio 2017
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Il Pd che “imbarca la destra” e la ribellione di Cofferati

Sergio Cofferati, europarlamentare Pd, ha spiegato i motivi del suo abbandono al partito dopo il caos nelle primarie in Liguria che hanno visto affermarsi la renziana Paita pur tra mille polemiche. Cofferati lascia quindi un Pd accusato di inseguire sempre e comunque la destra e di non condividere nemmeno più il valore dell’ “antifascismo”. Ora nascerà una nuova aggregazione a sinistra? 

Caos nel Pd dopo che nelle primarie in Liguria si è assistito alla discussa vittoria della Paita, renziana di ferro dal curriculum però perlomeno discutibile, come ricordato dall’ottimo Andrea Scanzi in un confronto tète a tète proprio con la Paita presso Otto e Mezzo dalla Gruber. In quel caso infatti il giornalista de “Il Fatto” aveva attaccato frontalmente Raffaella Paita che condivide con Matteo Renzi quella supponenza e quell’arroganza così distanti dalla tradizione della sinistra italiana. Ma del resto il Pd ormai ha reciso in modo netto e incontrovertibile ogni vecchio legame anche solo con l’idea di una sinistra, e in questo senso la conferenza stampa di Cofferati fotografa uno strappo che in realtà si era già consumato con la vittoria di Renzi alla guida del Pd. Cofferati aveva detto di non accettare la vittoria alle primarie liguri della Paita in quanto viziata da irregolarità palesi, e infatti ieri il Collegio dei Garanti del Pd ha annullato il voto  in tredici seggi, 3928 voti annullati 2398 per Paita, 1496 per Cofferati. Alla fine la Paita ha vinto con uno scarto di 4.000 preferenze e la modifica dei conteggi riguarderebbe almeno 54.000 voti, e anche se non si può sostenere che cambierebbe l’esito finale, sicuramente la vittoria della Paita ne esce, e di molto, ridimensionata e macchiata. Intanto però il Pd regionale ha subito festeggiato la vittoria della Paita e Renzi come prevedibile ha nicchiato minimizzando lo scandalo e esaltando la Paita, guarda un pò.  Ma Sergio Cofferati, che ne ha già dovute ingoiare troppe, questa volta non ci sta. Per questo ha convocato una conferenza stampa nella quale ha annunciato di voler rompere con il Pd, e le motivazioni da lui addotte sono fin troppo chiare: “Quel che è grave è che il centrodestra è intervenuto nelle primarie del centrosinistra per proporre un modello politico e il mio partito non è intervenuto per fermare questo“. Accuse molto gravi, peraltro confermate anche dai fatti dal momento che il centrodestra ligure si sarebbe mobilitato per sostenere la vittoria della Paita alle primarie, un “problema politico e morale” che però il Pd non vuole riconoscere. “Una parte in cui ci sono fascisti non pentiti interviene in casa dell’altro per proporre o imporre un modello di governo, non mi sorprende che lo proponga quella parte, inaccettabile è il silenzio del mio partito. Le primarie, così, praticamente non ci sono più“. Parole chiare così come il ribadire di essere un “antifascista”, un valore evidentemente disconosciuto dal renzismo che, in nome della rottamazione, deve aver rottamato anche quello. Per non parlare dello scandalo degli stranieri che sarebbero stati guidati e istruiti su come votare, con la Paita che ha negato in modo imbarazzante e con lo sguardo fisso davanti agli schermi di Otto e Mezzo qualche giorno prima. Del resto a Napoli le primarie vennero invalidate per molto meno, per problemi riscontrati in tre seggi mentre in Liguria le schede sono già state annullate in tredici seggi. E Cofferati incassa anche l’appoggio di uno della sinistra del Pd, Pippo Civati: “Il Pd imbarca con orgoglio la destra (ligure e non solo) e perde molti elettori, tra i quali Sergio Cofferati. Diciamo che si tratta di un voto di scambio, come tanti in questi giorni: dentro la destra, fuori la sinistra“. Un Pd che non ha mal di pancia nemmeno nel parlare con Casa Pound, basti pensare che Andrea Raineri in direzione a Roma ha attaccato la Paita ricordando come il suo portavoce, Simone Regazzoni, sia stato applaudito proprio dai kameraden di Casa Pound dopo aver accettato un loro invito sulla presentazione di un suo libro. Insomma uno strappo doloroso ma che la dice lunga su che cosa sia diventato, oggi, il Pd.

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