Il Pd tra il manifesto di Renzi e le divisioni sulle primarieTribuno del Popolo
sabato , 21 gennaio 2017
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Il Pd tra il manifesto di Renzi e le divisioni sulle primarie

Il Pd tra il manifesto di Renzi e le divisioni sulle primarie

La rivista “L’Espresso” ha rivelato laltroieri che il sindaco di Firenze avrebbe già pronto un documento contenente le sue idee per il nuovo centrosinistra, che stando alle indiscrezioni di alcuni renziani dovrebbe ispirarsi al liberalismo europeo di sinistra. Nel frattempo i sergenti di ferro del partito rimandano la data delle primarie e non trovano un accordo per le regole del loro svolgimento.

Fonte: Oltremedia

Un manifesto, per il momento ancora estremamente riservato, sarebbe la chiave con cui Renzi mirerebbe ad aggiudicarsi la guida dello schieramento democratico. A rivelarlo è stato “L’Espresso”, che riporta le parole del renziano Scalfarotto. Stando alle indiscrezioni della rivista, la carta programmatica del sindaco più discusso d’Italia sarebbe fondata su temi storicamente di sinistra come uguaglianza, lavoro e welfare con alcuni innesti provenienti dalla tradizione liberale e liberista occidentale come meritocrazia ed economicità. In questo modo Renzi mirerebbe a scrollarsi di dosso l’etichetta di infiltrato di destra che da tempo, e non a tutti torti,  gli viene assegnata. Il manifesto dovrebbe quindi riproporre le idee presentate per le scorse primarie, ma riviste e corrette all’insegna di un mix che unisce l’individualismo e il pragmatismo einaudiano alle teorie della sinistra moderata.

Una “uguaglianza meritocratica” insomma, come l’ha ribattezzata qualcuno con un ossimoro stridente ma decisamente calzante. Parlare di uguaglianza meritocratica, oltre che una risposta a suon di retorica allo “sperimentalismo democratico” e alla “mobilitazione cognitiva” di Barca, significa solo trovare un nome nuovo ad un concetto stampato nella Costituzione italiana dal lontano 1948: quello dell’uguaglianza formale (art.3 comma 1). Ma è sotto gli occhi di tutti che la parità delle armi, se non implementata con la giustizia sociale, con la solidarietà e con una politica economica improntata al benessere, rimane un concetto piuttosto sterile e fatuo. Se poi, con un po’ di cinismo e molto pragmatismo, riconosciamo che questa parità di mezzi tanto celebrata dagli araldi della meritocrazia di tutta Europa spesso si mostra inconsistente o persino inesistente, la sinuosa locuzione “uguaglianza meritocratica”, sfrondata di tutti i suoi orpelli retorici, sembra proprio essere la stessa ricetta fallimentare degli ultimi venti anni.

Manifesto o non Manifesto, il Pd ha anche altre questioni da affrontare. Tralasciando quelle di governo che meriterebbero un’invettiva a sé, non si può ignorare che i democratici debbano sbrigarsi a stabilire le regole per le prossime primarie. Dopo l’annuncio di Epifani che paventava una votazione già il prossimo autunno, negli ultimi giorni è stata diffusa la notizia che la data delle elezioni per il segretario del centrosinistra potrebbe essere rimandata per questioni interne direttamente al prossimo anno. L’obiettivo dei sergenti di ferro del partito sarebbe quello di tenere per loro la guida della struttura politica e di lasciare allo scalpitante e irrequieto Renzi il ruolo di candidato premier, se non altro per poter individuare già da oggi chi si sobbarcherà la colpa dell’ennesima Caporetto elettorale a cui andrà incontro il Pd se continuerà a prostrarsi in Parlamento ad ogni prepotenza dei cugini del Pdl.

 Fabrizio Leone

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