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mercoledì , 26 luglio 2017
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Il Pdl contro le toghe. A rischio la democrazia per colpa di chi?

“I reiterati attacchi verso Silvio Berlusconi sono un attacco inaccettabile all’ordinamento democratico italiano”. Con queste parole Alfano ha motivato la manifestazione del Pdl di ieri contro la magistratura. Sulla vicenda interviene Napolitano che si dice “fiducioso del buon lavoro delle toghe”. Aspre critiche al centrodestra da Pd e M5S.

 

Berlusconi address

Fonte: Oltremedianews

Come tutti sappiamo ieri il Pdl ha manifestato davanti il Palazzo di Giustizia di Milano per protestare contro il vergognoso comportamento che la magistratura italiana starebbe assumendo nei confronti di Silvio Berlusconi. Secondo quanto detto dal partito, sarebbero circa 150 i parlamentari del Popolo delle Libertà che hanno dato vita alla protesta occupando la scalinata del Tribunale, davanti all’aula in cui si sta celebrando il “processo Ruby”. Tra i più ferventi c’erano Daniela Santanchè e il segretario Angelino Alfano che ha definito “scandaloso il tentativo della magistratura di cancellare 20 anni di storia italiana tramite l’eliminazione giudiziaria di Berlusconi, grave fatto che mette a rischio la tenuta democratica del Paese”. Finita l’istrionica protesta, tre delegati del Pdl si sono presentati oggi dal Capo dello Stato per esprimere il loro disappunto. In particolare Alfano, Gasparri e Cicchitto, dopo aver dichiarato di fidarsi ciecamente di Napolitano e di volersi appellare al suo buon senso per risolvere l’annosa diatriba, si sono recati al Quirinale per depositare la loro apologia del Cavaliere. Diversamente forse dalle loro aspettative, ma di certo prevedibile in base al diritto costituzionale, Napolitano ha precisato di non poter assolutamente interferire con il lavoro della magistratura, che deve rimanere un organo del tutto autonomo.

Non sappiamo cosa si siano detto nel faccia a faccia odierno Napolitano e gli araldi del Pdl, ma di certo la risposta del Presidente uscente non lascia spazio a troppe interpretazioni. Dal Colle auspicano una risoluzione razionale e civile di un problema che rischia di scappare di mano. La divisione dei poteri di Montesquieu, che di certo non conosceva Berlusconi, adottata nella liberal-democrazia occidentale parla infatti molto chiaro e quando uno dei tre poteri rivendica voce in capitolo sulla materia di un altro (che sia il Pdl contro le toghe o la magistratura contro Berlusconi) è a rischio l’intero meccanismo sociale. Sicuramente però il Pdl è solo in questa battaglia. Tanto i grillini quanto il Pd si sono detti amareggiati e delusi dal comportamento del centrodestra che rimane radicato al culto e alla protezione del suo leader più che al bene comune. A tal proposito dal M5S fanno sapere che, qualora la magistratura chiedesse il consenso del Parlamento all’arresto del Cavaliere, loro si esprimerebbero assolutamente a favore della proposta.

Quel che tutti notiamo, infine, è che questa vicenda è l’ultima di una serie di tentativi di fuga di Berlusconi dalla giustizia. E badiamo che non si tratta di una partita a scacchi uno contro uno, ma di un problema di credibilità e giustizia nei confronti di tutti i cittadini uguali davanti alla legge. “La storia si ripete sempre due volte: la prima volta come tragedia, la seconda come farsa”, diceva Marx, e chissà che nell’antichità un qualche imperatore piccolo piccolo non abbia fatto decapitare tutti i giudici di corte?

  Fabrizio Leone

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