Il Pentagono si mobilita al confine con la RussiaTribuno del Popolo
venerdì , 20 ottobre 2017
Ultime Notizie
Link Sponsorizzati:

Il Pentagono si mobilita al confine con la Russia

 I venti di guerra verso Est iniziano a spirare molto forte. Il Pentagono ha confermato di aver aumentato la mobilitazione ai confini con la Russia per assicurare “pace e stabilità” a lungo termine nella regione. Mosca ha subito accusato la Nato di aver aumentato la propria attività aerea al confine e la sensazione è che ci sia qualcuno che abbia tutto l’interesse ad aumentare la tensione e giocare con il fuoco. 

Proprio nelle scorse ore le autorità estoni provvedevano a fermare Giulietto Chiesa e a comunicargli di dover lasciare il paese baltico entro 48 ore in quanto personaggio non gradito. La “democratica” Europa dunque ha sostanzialmente permesso che un cittadino italiano, e quindi europeo, venisse arrestato in modo preventivo e allontanato senza aver commesso alcun crimine se non evidentemente portare avanti idee che non vengono ritenute lecite. Chiesa, lo si sa, è molto vicino alla Russia, forse è per questo che tutti hanno chiuso gli occhi di fronte al suo arresto e al suo allontanamento. Citiamo questo episodio in quanto ci mostra in modo netto quando la tensione sia molto alta tra Occidente e Russia e quanto le cose abbiano subito una pericolosa accelerazione negli ultimi mesi. Si è arrivati a questo punto per gradi, e oggi con l’escalation in Ucraina la situazione appare ormai per certi versi compromessa. Ora non passa giorno che non vengano pubblicati articoli su presunti sconfinamenti di velivoli russi negli spazi aerei occidentali per non parlare della gigantesca campagna mediatica ostile al Cremlino che è stata abbracciata da tutto il mainstream europeo ed americano. Una campagna a trecentosessantagradi che colpisce la Russia in ogni ambito costruendo sostanzialmente una opinione pubblica globale ostile alla Russia o che comunque individua nella Russia una sorta di “Stato canaglia” che attenta alla libertà degli occidentali.

Questa opportuna premessa ci serve a introdurre la notizia del giorno, ovvero che il Pentagono ha confermato l’ennesima mobilitazione ai confini con la Russia, ufficialmente per assicurare “pace e stabilità” alla regione. Ovviamente questa notizia si configura come una ennesima provocazione nei confronti del Cremlino e infatti Mosca ha subito accusato la Nato di aver aumentato l’attività aerea ai confini. Il Pentagono ha commentato ufficialmente che gli sforzi correnti del Us European Command sarebbero in linea con la volontà degli Stati Uniti di dimostrare la volontà della Nato di costruire una pace di lungo termine e stabilità nella regione. Ovviamente il nodo della vicenda è proprio la presunta “interferenza” russa in Ucraina, mentre si preferisce tacere sulle enormi ingerenze degli Stati Uniti nella politica interna di Kiev. l’US Operation Atlantic Resolve comprende tutti gli sforzi degli Stati Uniti per supportare i loro alleati della Nato in Europa, il che significa assicurare una presenza massiccia di forze di terra in Polonia e nella regione Baltica, e soprattutto una presenza di navi da guerra nel Mar Nero. In sostanza si dichiara di volere la pace accerchiando però militarmente la Russia, una sorta di macroscopico controsenso che i media devono cercare di edulcorare e dare in pasto all’opinione pubblica.

Il problema è che le relazioni tra Russia e Nato si sono già deteriorate in modo drammatico dopo che Mosca è stata accusata di aver annesso la Crimea e di aver destabilizzato l’Ucraina dell’Est. In realtà però è già dai tempi della guerra in Siria che la Nato e gli Stati Uniti hanno sostanzialmente “rotto” con il Cremlino, saldo alleato di quel Bashar al-Assad che l’Occidente vorrebbe eliminare da circa tre anni. Il problema è che Mosca non può far finta di nulla di fronte alla mobilitazione della Nato ai suoi confini e questo potrebbe alimentare ulteriormente la tensione. Di conseguenza la Russia ha a sua volta cominciato numerose esercitazioni in diverse regioni al fine di tenersi pronta a ogni evenienza. La sensazione è che in Occidente governi e militari non abbiano ben compreso la proporzione della posta in gioco, e questo potrebbe essere un problema dal momento che sempre di più, in Europa dell’Est, si fanno strada sentimenti anti-russi che non solo non vengono tenuti a bada dai governi ma vengono per certi versi premiati, vedi in Estonia. Stando così le cose la speranza è che gli attori in campo tengano i nervi saldi altrimenti il rischio di una guerra nel cuore dell’Europa potrebbe non essere così peregrino.
Gracchus Babeuf

 

Link Sponsorizzati:

Commenti chiusi.

Link Sponsorizzati:
Scroll To Top