Il piacere del plagioTribuno del Popolo
domenica , 23 luglio 2017
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Il piacere del plagio

Talvolta, il plagio può risultare gradito poiché può far piacere scoprire che qualcuno ricalca le tue orme, anche se, intenzionalmente, le cancella.

Il fatto.
Al giorno d’oggi, mediante Google e altri motori di ricerca, è facile scoprire certe scopiazzature anche ben travestite. Pensavo di non averne, di plagiari. Invece, con la più viva sorpresa, ho scoperto di averne alcuni. Pochini  in verità ai quali in genere non do importanza. Anzi, in certi momenti di sconforto, mi possono risultare perfino graditi poiché fa piacere scoprire che qualcuno ricalca le tue orme, anche se, intenzionalmente, le cancella.  
Tuttavia, meglio evitarlo, il plagio. Non solo perchè è un reato ma per una questione di onestà intellettuale, di rispetto di se stessi, giacchè annulla il valore dell’opera e la credibilità dell’autore. 

L’ultima “scoperta”, forse la più clamorosa, l’ho fatta nei giorni scorsi e ve la segnalo anche a rischio di farle immeritata pubblicità.

Un confronto necessario. 
Per voi averne contezza e valutare, propongo un confronto fra la “storia n. 40” di questo e-book pubblicato nel luglio del 2015 in : 
http://www.newtoncompton.com/libro/101-storie-su-palermo-che-non-ti-hanno-mai-raccontato
( la “storia” si trova cercando su Google.it : alli traina palermo buenos aires borges) 

e questo mio articolo del 29 dicembre 2005 cui l’autrice ha attinto, a piene mani, senza citarlo:
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2005/12/29/buenos-aires-la-palermo-degli-artisti.html
L’ e-book contiene 101 storie di Palermo che – si sostiene nel titolo – “non ti hanno mai raccontato”. Cattivoni!

 

Non so dire delle altre 100 (che ho rifiutato di leggere), ma la n. 40 penso di averla raccontata io dieci anni fa sulle pagine di “La Repubblica/Pa”, citando le fonti cui ho attinto, con date, titoli delle opere e nomi e cognomi dei rispettivi autori.
Per altro, ritengo che per uno scrittore , anche in erba, citare le fonti non sia un fattore riduttivo, semmai un segno distintivo di correttezza professionale e di dotta maturazione culturale.

Scrittori o cosa.
Con ciò- sia chiaro- non voglio rivendicare orgogliose primazie o chissà cosa, ma solo sperare di suscitare una riflessione.

Pur avendo scritto una ventina di libri (alcuni tradotti all’estero) e migliaia di articoli, provo sempre un certo imbarazzo, pudore a autodefinirmi scrittore. Mi basta e avanza l’ultratrentennale iscrizione all’ordine dei giornalisti. Non aspiro a premi, alle alte tirature, a riconoscimenti e a prebende varie. Se posso, mi sottraggo al “rito” delle presentazioni, poiché sono persuaso che i libri si presentano da se stessi. Ovviamente, se qualcuno si prende la briga di leggerli. Quindi niente orgoglio o lesa maestà: noi ci nutriamo di cose semplici e di acqua pura di fonte.
Che altro aggiungere? A parte il problema dei diritti dell’autore e dell’editore (Gruppo La Repubblica- Espresso), desidero ricordare che per scrivere quell’articolo ci sono voluti tanto impegno, tanta fatica. Ho dovuto fare diverse ricerche in Argentina, in particolare presso la Biblioteca nazionale di Buenos Aires dove ho trovato, e letto, libri, documenti, per altro citati nel pezzo.
Per quanto mi riguarda, non mi sembra il caso di farne un “caso” (scusate il bisticcio intenzionale), nè una questione personale, legale, ma solo un esempio per evidenziare la gravità del fenomeno, sempre più diffuso nell’era del web, dell’ improvvisazione, della scopiazzatura, dell’attribuzione indebita del lavoro intellettuale degli altri.

“Solo gli errori sono nostri” 
Prima di tutto, la questione é deontologica, morale e chiama in causa la responsabilità dello scrittore, o sedicente tale, poiché scrivere può essere una fatica piacevole, ma sempre fatica è: i giorni, le nottate, i caffé amari, gli scatti d’ira davanti un libro, un PC, gli archivi, le biblioteche, le “sacre note” di citazione e soprattutto l’umiltà, il rispetto verso il lettore e verso la fatica altrui. 
E visto che siamo in argomento ci resto per fare un invito all’umiltà, che è la virtù dei grandi e il contrario della vanità che è il vizio della stupidità, e richiamare un acuto concetto di Jorge Luis Borges- ripreso da Domenico Porzio*- “La prestidigitazione di Borges va oltre: una pagina o un verso fortunato non devono inorgoglirci: sono il dono del Caso o dello Spirito; solo gli errori sono nostri.” 
Sperando che qualcuno non vorrà attribuirsi anche questo!  (a.s.)

* D. Porzio in “Introduzione” a “Borges. Tutte le opere” Ed. Mondadori, 2003

 Agostino Spataro

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