Il piano del governo contro la mafiaTribuno del Popolo
martedì , 17 gennaio 2017
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Il piano del governo contro la mafia

Il piano del governo contro la mafia

Letta ha chiesto una commissione che lavori sui reati di autoriciclaggio, voto di scambio e snellimento dei tempi dei processi sulla mafia.

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Sono in 5 a formare la commissione anti-mafia: Raffaele Cantone, magistrato che si è distinto per le sue lotte contro la camorra; Nicola Gratteri, memoria storica della procura di Reggio Calabria; Elisabetta Rosi, esperta di legislazione sulla criminalità transnazionale; Roberto Garofoli, segretario generale di Palazzo Chigi e magistrato del Consiglio di Stato; Giorgio Spangher, docente di Procedura Penale alla Sapienza.

Letta «Ho chiesto a un gruppo di giuristi di individuare priorità nelle norme di contrasto alla criminalità organizzata, tra cui l’autoriciclaggio e il voto di scambio». Entro 90 giorni, hanno l’incarico di presentare un pacchetto di proposte: “Dobbiamo elaborare un nucleo ristretto di norme molto concrete e incisive nel contrasto alle mafie e di accelerazione e snellimento dei processi”.

Per quanto riguarda il reato di autoriciclaggio, non è prevista nessuna legge che punisca chi ha riusato il denaro sottratto a un mafioso condannato. Spiega Raffaele Cantone «Bisogna punire i comportamenti di riciclaggio di chi ha commesso il reato presupposto. Oggi se consegno a una terza persona un capitale frutto di un’attività illecita, la terza persona risponde del reato di riciclaggio. Noi vogliamo elaborare una norma che punisce anche chi ha commesso il reato presupposto».

Letta ha incoraggiato di regolare, anche, la questione del voto di scambio, ovvero, il voto ottenuto sotto pagamenti. A tale proposito ci sono idee divergenti. Secondo Gratteri, invece del denaro, bisogna promettere posti di lavoro, appalti o subappalti, licenze. Cosa che lascia alquanto perplessi in quanto si dovrebbe, invece, cercare di eliminare del tutto questa forma di “baratto”. Diversa l’idea di Cantone che lascia ugualmente interdetti «E’ ridicola, l’idea che l’organizzazione mafiosa chieda e riceva soldi in cambio dei voti, così come prevede l’attuale norma. Semmai è il contrario; le mafie danno denaro ai politici per finanziare le loro campagne elettorali». A quanto pare, questi fautori della giustizia contemplano che ci siano forme di accordo tra Stato e mafia, ma lo Stato non dovrebbe combattere la mafia? E perché c’è una norma che regola questo scambio di voto-denaro con la mafia?

Per quanto riguarda lo snellimento dei processi penali, Gratteri propone: “si potrebbe provare a snellire alcuni snodi del processo penale, quantomeno per i reati di mafia; se si consentisse di notificare gli avvisi di conclusione delle indagini a mezzo telematico si risparmierebbero soldi e tempo; e si potrebbe anche pensare di sostituire le voluminose copie degli atti processuali, con un unico cd, che sgraverebbe le segreterie da tantissimo lavoro”.  Infine, per Cantone “si potrebbe rendere del tutto uniformi le regole applicabili alle confische disposte nei processi penali e in quelli di prevenzione e provare a migliorare ancor di più il funzionamento dell’Agenzia per i beni confiscati, che, entrata a regime, potrebbe portare a risultati eccezionali nel reimpiego produttivo di questi beni”.

La commissione antimafia è già al lavoro e a quanto sembra che le idee non manchino; l’ironia è la presenza di Berlusconi in questo governo che si professa contrario alla mafia.

Glenda Silvestri

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