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domenica , 28 maggio 2017
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Il porto d’armi, più di una questione di sicurezza

L’America e le sue armi. 400.000 morti in poco meno di quarant’anni, stragi nelle scuole e nei luoghi pubblici, omicidi eccellenti. Nonostante questi dati solo il 30% degli americani è d’accordo con la limitazione del porto d’armi. Oggi acquistare una pistola negli Usa è come comprare una caramella.

usa armi

Fonte: Oltremedianews


Attualmente la questione del porto d’armi negli Stati Uniti è di vitale importanza poiché dal 1968, anno in cui fu ucciso Martin Luther King, si conta che circa 400.000 persone abbiano perso la vita sotto armi da fuoco. Un numero fin troppo elevato di vittime civili, che sta quotidianamente mettendo in discussione il secondo emendamento della Costituzione americana.

Non risale a molto tempo fa una delle ultime stragi avvenute negli Stati Uniti, una “strage bianca” se così si possa definire. Il 14 dicembre 2012 nella cittadina di Newton (Connecticut) Adam Lanza, dopo essere entrato nella scuola elementare Sandy Hook, ha sparato prima al personale scolastico, poi a venti bambini, tutti tra i sei e sette anni, per infine togliersi la vita con un colpo di proiettile. Un solo sopravvissuto, un solo ferito tra tutte le persone che ha mirato, Joshua Milas, suo compagno di classe che non vedeva da anni. Tanto è lo shock delle famiglie, della polizia e degli alti vertici del governo, che ancora non riescono a spiegarsi il perché di una strage di bambini innocenti, mentre il presidente degli Stati Uniti Obama ha riaperto la questione del porto d’armi. Soltanto in seguito si verrà a sapere che il killer, a detta del fratello, soffriva di disturbi della personalità “di tipo autistico”, che aveva imparato a sparare fin da piccolo grazie alla madre, vittima anche lei della follia omicida del figlio e che, infine, qualche giorno prima aveva avuto un alterco con i membri del personale di quella scuola, di cui, tra l’altro, era stato alunno.

Altri stati, altre stragi: il 29 gennaio 2013 nello stato dell’Alabama, il sessantaseienne Jimmy Lee Dykes, ex veterano del Vietnam, descritto come un uomo instabile, pericoloso e che più volte ha minacciato a mani nude o con armi da fuoco i vicini di casa, dopo aver ucciso l’autista dello scuolabus, ha preso in ostaggio Ethan, un bambino autistico di sei anni, e si è segregato con questo nel suo bunker, fatto costruire apposta in caso di cataclismi naturali e attrezzato in modo tale che ci si possa vivere dentro. Dopo molti giorni di paura e tensione, l’FBI ha fatto irruzione e ha ucciso il rapitore, riportando a casa il bambino sano e salvo, adesso affidato a un team di psicologi.

Tante stragi, troppe morti civili. A essere messo in discussione è il secondo emendamento della Costituzione americana, che così cita: “Essendo necessaria alla sicurezza di uno Stato libero una ben organizzata milizia, il diritto dei cittadini di detenere e portare armi non potrà essere infranto”.  Tale emendamento, comunque, è da prendere in considerazione se legato alla sua stesura, ovvero ai tempi in cui, per difendere le proprie case, le proprie famiglie e i propri territori da inglesi e spagnoli, l’unica difesa rappresentata dagli americani era il possesso di un’arma da fuoco.
Da tempo ciò che non appare chiaro è se il possesso di un’arma da fuoco è esclusivamente riservata alle milizie (l’attuale esercito) o se è possibile estestendere anche ai privati cittadini. La seconda interpretazione è quella che si è imposta nell’arco degli anni: fanno riferimento a questa la maggior parte delle leggi e dei regolamenti dei singoli stati e anche le leggi federali sulle armi. Nella maggior parte degli stati americani, infatti, chiunque abbia compiuto i ventuno anni può possedere una pistola; i maggiori dei diciotto anni possono acquistare un fucile o un fucile a canna liscia, mentre i minorenni possono tenere un’arma solo in battuta di caccia se accompagnati da un genitore o da un tutore. L’acquirente, al momento dell’acquisto, deve presentare un documento d’identità valido per fare in modo che il negoziante lo registri e associ al cliente la relativa arma. Se, poi, l’acquirente intende comprare più armi in un periodo di tempo inferiore ai cinque giorni, il venditore deve inviare una notifica al Bureau of Alcohol, Tobacco, Firearms and Explosives. Ottenere un’arma negli Stati Uniti, quindi, sembra relativamente semplice, anche se grazie al Gun Control Act del 1968 diventa più difficile per le persone con precedenti penali possedere un fucile, mentre gli immigrati clandestini, i latitanti e le persone che non hanno la residenza statunitense non possono possedere o portare con sé un’arma da fuoco. Altre limitazioni, poi, sono previste per chi fa uso di droghe o particolari medicinali. Infine, non è possibile usare un’arma in asili, scuole ed edifici pubblici. A complicare la situazione, tuttavia, sono le varie leggi dei singoli stati, ponendo molte eccezioni alle leggi federali.

Tuttavia, non è facile per il governo americano portare avanti una legge che abolisca il possesso delle armi per vari motivi: se da una parte il porto d’armi viene spavaldamente difeso dai repubblicani, dall’altra i democratici sanno che, per eleggere senatori, deputati e presidenti,  hanno bisogno dell’appoggio di coalizioni a favore del possesso di armi da fuoco, contando anche sul fatto che la Nation Rifle Association, una delle più influenti lobby politiche degli Stati Uniti, è pronta a minacciare e bloccare leggi sul possesso di armi. La sua influenza, infatti, è stata particolarmente visibile negli ultimi decenni: se nel 1988 solo diciotto stati erano a favore della libera circolazione delle armi, adesso sono circa quaranta. Inoltre, se nel 1960 il 60% degli americani era a favore del possesso delle armi riservato esclusivamente alla polizia, adesso quel numero è inferiore al 30%.

In tutti i casi, gli opinionisti e gli editorialisti statunitensi sono concordi nel fatto che attualmente non esistono iniziative politiche decisive rivolte alla riduzione delle armi, ma solo buoni propositi provenienti dagli alti vertici. Posizione controcorrente, invece, è quella presa dal giornalista del Newsweek Andrew Romano, che imposterebbe la discussione su un compromesso: non l’abolizione delle armi da fuoco, ma alcune limitazioni, legate, per esempio, al numero di munizioni acquistabili contemporaneamente, alla vendita di armi da parte di persone con malattie mentali e alla pericolosità delle armi. Egli, infatti, crede vivamente che almeno l’86% degli americani sarebbe favorevole a queste proposte e almeno il 51% sarebbe d’accordo col vietare la vendita di caricatori ad alta capacità. Romano, infine, auspica che Obama faccia leva su questa discussione vista la gravità della portata assunta negli ultimi tempi dal fenomeno dell’utilizzo improprio di armi da fuoco, con la speranza che davvero la situazione possa cambiare, per evitare queste morti inutili.

Francesca Viselli
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