Il prezzo della politicaTribuno del Popolo
mercoledì , 18 gennaio 2017
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Il prezzo della politica

Il prezzo della politica

I finanziamenti pubblici ai partiti vanno tolti per usare il denaro nelle riforme, ma con quali soldi si manterranno gli organi che avviano le riforme?

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La politica ha un prezzo. La soluzione per evitare di averne il costo sulle nostre spalle è la privatizzazione dei partiti. Che siano i ricchi a pagare la politica! Questa si chiama Timocrazia. Colui che cede i suoi soldi per finanziare un partito avrà sicuramente potere su quel partito e sulla politica. La privatizzazione dei partiti diverrebbe un nuovo mezzo per arrivare al potere e al controllo della politica. Certo, già i ricchi hanno questo controllo, è vero, ma i danni sono limitati; dato che i partiti sono di dominio pubblico e quindi nostri, possiamo ancora rivendicare i nostri diritti e il rispetto delle nostre richieste; la politica è ancora nostra e per quanto limitato si voglia considerare questo potere, una nostra influenza la possiamo ancora far sentire. Nel momento in cui il partito diventa privato, non è più nostro e i proprietari di certo non si preoccuperanno di orientare la politica verso il bene collettivo, ma di orientarla esclusivamente verso i loro interessi. Da aggiungere, che ci sarebbe una maggiore penetrazione della mafia nelle cose di Stato; noi, gente comune, perderemo ogni voce in capitolo. Il pubblico finanziamento ai partiti è uno dei principali presupposti per un governo democratico. Quest’oggi, invece, per spinta anche di tantissimi cittadini che “odiando la politica” e che vogliono toglierle ogni finanziamento, credendo di fare un dispetto a “loro”, sarà varata l’abolizione al finanziamento pubblico ai partiti. I tesorieri dei maggiori partiti hanno, intanto, appurato un quadro disastroso della situazione. Per il PD, il tesoriere Antonio Misiani, ha riunito i dipendenti del partito, circa 200, per fare il punto. Nel 2011 il partito ebbe 165 milioni di euro. Nel 2012 i fondi furono dimezzati e arrivarono 91 milioni. Per il 2013 sono previsti 24 milioni, troppo pochi. Considerando che, solo per pagare i 180 dipendenti, tra cui 156 a tempo indeterminato e 17 giornalisti con altri con contratto a termine, c’è un’uscita di 12,5 milioni di euro. Parla Misiani: “Difficilmente la nuova normativa, pur se entrerà in vigore in modo graduale (3 anni previsti) colmerà i mancati introiti derivati dal finanziamento pubblico”. Misiani vuole escludere l’idea di fare licenziamenti ma, comunque i dipendenti non la prendono bene e si diffonde il panico. “La situazione economica del PD è difficile ma non drammatica. Nessuna decisione è stata presa sugli strumenti” e parla di riorganizzare i sistemi di funzionamento dei partiti partendo da un ridimensionamento delle strutture. Nel PDL le cose vanno anche peggio. Il tesoriere, Maurizio Bianconi, commenta: “Mica siamo un’azienda, noi” I partiti non si autofinanziano producendo denaro come le aziende “Spero s’inventino qualcosa”. Anche loro hanno circa 200 dipendenti e anche loro chiudono con un bilancio in rosso. Bianconi ha pensato a una soluzione drastica: chiudere tutte le sedi provinciali, regionali e nazionale (via Dell’Umiltà) “Dove traslocheremo? Non lo so, non spetta a me deciderlo. So solo una cosa: il governo Letta sta per mettere sul lastrico decine di famiglie italiane, noi”. Come mai il M5S non ha questi problemi? Perché è un Movimento nuovo, non ha sedi per tutta Italia, dipendenti e un apparato statale da mantenere come i partiti tradizionali. Speriamo che Letta s’inventi qualcosa di utile, ma che il finanziamento alla politica vada tutto nelle mani dei ricchi questo è assolutamente sbagliato, sarebbe un grosso schiaffo alla Democrazia.

Glenda Silvestri

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