"Il Prezzo dell'Ineguaglianza", l'ultima fatica di Joseph Stiglitz | Tribuno del PopoloTribuno del Popolo
domenica , 23 luglio 2017
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“Il Prezzo dell’Ineguaglianza”, l’ultima fatica di Joseph Stiglitz

Nei tempi di crisi la diseguaglianza e la disparità di ricchezze all’interno delle società occidentali sta diventando insostenibile. I ricchi diventano sempre più ricchi, i poveri sempre più poveri. Stiglitz, economista e premio Nobel, ha presentato il suo ultimo libro che tratta di questo argomento: “The Price of Inequality”.

Avete presente il colosso di Wal-Mart? stiamo parlando degli eredi della famiglia Walton, veri e propri magnati che controllano l’impero commerciale appena citato. Uomini che gestiscono una ricchezza pari a 90 miliardi di dollari, in poche parole il 30% della ricchezza totale della popolazione americana.  Non è del resto solo oggi che ci si accorge di queste lampanti contraddizioni proprio in seno agli Stati Uniti, contraddizioni che ci parlando di una disuguaglianza tra ricchi e poveri che affonda le radici indietro nella storia dell’America e del capitalismo. Joseph Stiglitz, economista e premio Nobel, ha affrontato proprio questo tema nella sua ultima fatica: The Price of Inequality(Norton Press, 448 pagine, 27 dollari e 95). Nella sua ultima fatica Stiglitz ha spiegato come l’1% più abbiente degli americani abbia visto quasi raddoppiare la propria quota di reddito negli ultimi anni, mentre lo 0,1% l’avrebbe persino triplicata. Secondo l’economista americano la diseguaglianza esasperata non sarebbe solo un problema di giustizia sociale, ma avrebbe anche alcune conseguenze economiche molto pesanti. “Più instabilità, meno efficienza, meno produttività, meno crescita”: questo lo schema elaborato da Stiglitz per analizzare la realtà, un ragionamento semplice, facile da comprendere per tutti. In poche parole secondo Stiglitz esistono persone, vedi Mitt Romney, che dispongono di fortune incredibili (21,7 miliardi di dollari solo Romney); tali persone non spenderanno che una minima parte per l’acquisto corrente di beni e servizi, mentre se quel patrimonio appartenesse a 500 persone con un reddito di 43.400 dollari a testa, verrebbero spesi tutti, andando così a sostenere domanda e crescita. Il ragionamento di Stiglitz però è molto più complesso di quanto non sembri e va in profondità a denudare e mettere in crisi le politiche neoliberisti che, a suo dire, hanno portato alla situazione attuale, portando a conseguenze sociali e politiche devastanti. Se un tempo gli Stati Uniti erano famosi nel mondo per la proverbiale mobilità sociale, Stiglitz ora è riuscito con il suo libro a dimostrare come gli Usa siano ormai il paese  con la minore mobilità sociale fra tutte le economie avanzate. Insomma la morte dell’ American dream, un sogno che ormai è destinato a rimanere tale per milioni e milioni di americani. E sociologi e politologi hanno ormai già dimostrato con dati e libri come le società dove  la distribuzione del reddito e della ricchezza è più iniqua sono anche quelle che soffrono maggiormente di piaghe come criminalità, droga, malattie mentali. E guardacaso Stati Uniti e Italia si trovano ai primi posti di questa dubbia classifica. “Wall Street ha ucciso la democrazia americana”, accusa Stiglitz nel suo libro, tracciando un bilancio drammatico degli ultimi vent’anni, anni dove si è assistito al regno senza limiti della finanza sull’attività economica e sulla politica. Il vero dramma però è che personaggi come Stiglitz continuano a essere voci isolate, e in questo modo la situazione potrebbe anche peggiorare.

 

 

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