Il problema dell'analfabetizzazione formaleTribuno del Popolo
venerdì , 21 luglio 2017
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Il problema dell’analfabetizzazione formale

La lettura e l’istruzione della popolazione influenza il benessere di un Paese, la sua ricchezza e la sua prosperità 

Nei Paesi poveri, l’istruzione è un fattore di forte mobilità sociale; è un ascensore sociale che permette di fare la differenza e con la quale riuscire a occupare i posti più alti della società.

Nei Paesi ricchi il titolo di studio non fa molta differenza. In queste società l’analfabetizzazione assoluta è ormai inesistente e il titolo di studio può far la differenza solo se vige un sistema che lo riconosca e lo valuti come un qualcosa di utile al progresso.

In un sistema, come quello italiano, sono sempre di meno i titoli riconosciuti con merito e chiunque può arrivare ad occupare alte cariche, basta avere le giuste conoscenze. Si può parlare benissimo di disoccupazione intellettuale. Chi ha studiato non ha molte possibilità di trovare lavoro e questo demotiva la gente a studiare e a dedicarsi alla cultura. Per questo in Italia sta emergendo il problema dell’analfabetizzazione formale.

L’analfabetizzazione formale non è un’analfabetizzazione assoluta riguardante persone che non sono in grado di leggere e scrivere, ma riguarda quella mancanza di capacità di comprensione di letture più o meno complesse, di interessarsi ad attività culturali, e questo crea un’”ignoranza” che determina una bassa comprensione della realtà oltre a una bassa capacità di muoversi in essa.

L’Economist pubblica ogni anno statistiche in cui emerge che col crescere dell’istruzione, cresce l’interesse per la lettura e per le attività culturali e questo è strettamente proporzionale al benessere di una società e al suo livello di civilizzazione. Una popolazione che non legge tende a essere meno civilizzata e più “barbarica” nei comportamenti verso il prossimo, verso lo Stato e dimostra una minore capacità di comprensione della realtà, e quindi non può contribuire in alcun modo al progresso di un Paese.

E’ emerso che le nostre classi dirigenti sono le prime a non dedicarsi alla lettura e ad attività culturali (tranne rare eccezioni) e quindi sono persone con una vita culturale molto bassa. Questo può spiegare il raro interesse dei nostri politici verso la scuola e la promozione di attività formative che scarseggiano in Italia più che negli altri Paesi europei.

L’abitudine della lettura e della frequentazione di biblioteche, mentre in Paesi del Nord Europa, è del tutto normale e solita tra la gente, in Italia non è così, anzi è spesso vittima di stereotipi come “chi legge è uno sfigato”, se non considerata come un’abitudine di lusso, esclusiva per chi non sta vivendo e soffrendo la crisi. Quest’ultima è un’idea sbagliatissima e lo dimostrano i Paesi dell’Asia. La cultura crea benessere, ed è per questo che Paesi come Cina, Giappone, India ecc. stanno investendo pesantemente nella cultura e nell’istruzione. Gli effetti non saranno immediati, ma questi Paesi si stanno preparando a diventare i nuovi Paesi ricchi e di monopolio della cultura e del progresso. Più del 40% dei ricercatori mondiali, ormai, vive e opera nei Paesi dell’Asia.

In Italia invece, come ben sappiamo, gli investimenti in questo campo sono calati del 12%; solo la Grecia fa peggio di noi con tagli all’istruzione del 25%. Ci prepariamo a diventare i nuovi Paesi “barbari”? Dobbiamo lottare contro l’analfabetizzazione formale, leggendo il più possibile e diffondendo l’abitudine della lettura. Ci sono associazioni che stanno spingendo verso questa direzione e che stanno facendo pressione ai nostri politici.

Il benessere e il progresso si creano con la cultura, e questa è l’unica forma di investimento intelligente che il governo dovrebbe mettere al primo posto, dato che il nostro Paese è povero di materie prime e di industrie.

photo credit: <a href=”http://www.flickr.com/photos/giuvanpelt/5506201466/”>Giulia van Pelt</a> via <a href=”http://photopin.com”>photopin</a> <a href=”http://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/2.0/”>cc</a>

 Glenda Silvestri

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