Il punto sul Datagate. Il peso della stampa nelle relazioni tra gli StatiTribuno del Popolo
giovedì , 20 luglio 2017
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Il punto sul Datagate. Il peso della stampa nelle relazioni tra gli Stati

Un editoriale di Gianni Riotta su “La Stampa” del 22 ottobre scatena il dibattito sulla rete. La querelle con Glenn Greenwald  apre una riflessione sul mestiere del giornalista e sull’apparente contraddizione tra libertà e responsabilità di stampa. Nel frattempo aumentano le rivelazioni imbarazzanti. Intercettati cittadini e ambasciate francesi. 

Fonte: Oltremedianews

Partiamo dai social. Nella mattinata di martedì 22 ottobre, Gianni Riotta twitta il suo ultimo editoriale per la Stampa. Si parla del fatto del giorno, delle nuove rivelazioni del Datagate. Si condanna la condotta degli USA e dei conseguenti incidenti diplomatici che ne sono scaturiti. Ma quello che fa discutere e accende gl’animi degli internauti è il nemmeno tanto velato sospetto sulle modalità di lavoro di Greenwald. La preoccupazione è quella di una perdita dei principi base del giornalismo del controllo delle fonti, della valutazione delle conseguenze di una pubblicazione e delle sue motivazioni. Questo anche in base all’ultimo progetto del giornalista americano che, lasciato il The Guardian, si prepara all’apertura di un nuovo sito di informazione con il patrocinio di Pierre Omidyar, già fondatore di Ebay.
La risposta non si è lasciata attendere. Il tweet arriva al diretto interessato che accusa l’editorialista di bugie. Non spiega le ragioni di questo suo pensiero e continua attaccando la testata giornalistica. La querelle prosegue tra botte e risposte con l’intervento di altri utenti che patteggiano per l’uno o per l’altro “contendente”. Lungi da me stabilire un vincitore. Quello che resta è una riflessione sull’effettivo ruolo dell’informazione.

Nel frattempo continuano le rivelazioni. Dopo lo scoop delle intercettazioni negli USA pubblicato da Greenwald lo scorso giugno, questa volta è Le Monde a mettere in imbarazzo l’amministrazione Obama. Secondo il quotidiano parigino infatti, sotto il controllo della NSA ci sarebbero stati anche utenti francesi. Una notizia inaspettata che ha spinto il ministro degli esteri, Laurent Fabius, a convocare immediatamente l’ambasciatore americano a Parigi per chiedere spiegazioni. Poi è stato il turno del segretario di Stato statunitense John Kerry. Gelo tra i due paesi, visto che indiscrezioni rivelano che ad essere intercettate non erano solo utenti sospettati di terrorismo internazionale residenti o di nazionalità francese. Ad essere sotto controllo c’erano anche le comunicazioni delle ambasciate. E questo oltralpe non è piaciuto per niente. .

Ma la vera notizia ad effetto proviene dalla Germania. Secondo quanto riferisce il portavoce del governo tedesco infatti, sarebbe stato intercettato il cellulare di Angela Merkel. La loro fonte il controspionaggio di Berlino. Immediata la telefonata a Washington ad Obama che smentisce quanto riportato ed anzi tranquillizza il primo ministro tedesco. Si attendono novità da questo fronte per un fatto che, se confermato, rischia di far sprofondare ancora di più la reputazione della NSA.

E l’Italia?
 La sensazione è quella di sentirsi, ironicamente, anche questa volta tagliati fuori dal palcoscenico internazionale. Rassicurazioni, intanto, sono arrivate da John Kerry in visita anche in Italia per ben altri problemi. Sul tavolo dell’incontro infatti erano aperte le vicende libiche e siriane, ma normalmente non si è potuto evitare di discutere del Datagate. Commenti positivi sono giunti anche dal premier Letta e dal ministro degli Esteri Bonino che hanno ribadito come l’amministrazione Usa abbia messo sotto revisione l’intera vicenda.

Luca Michele Piscitelli

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