Il referendum contro le trivellazioni non interessa a nessuno | Tribuno del PopoloTribuno del Popolo
giovedì , 19 gennaio 2017
Ultime Notizie
Link Sponsorizzati:

Il referendum contro le trivellazioni non interessa a nessuno

Purtroppo non è propaganda ma mera realtà: il 17 aprile si terrà un referendum importantissimo sulle trivellazioni in mare. Nessuno però sembra minimamente interessarsi di questo appuntamento con l’opinione pubblica che preferisce discutere fino allo stremo di temi di “moda” che servono a distrarre e dividere i cittadini per evitare che vengano affrontati temi davvero strategici per il futuro del Paese. 

Quando la si smetterà si scannarsi su temi individuali e che riguardano la possibilità dell’individuo, anzi di alcuni, di esercitare determinati diritti (che comunque a causa della situazione attuale della nostra società riguardano solo la fascia più abbiente, e quindi minoritaria), e si comincerà a occuparsi di temi che riguardano tutti nella loro totalità? Probabilmente questo giorno è ancora lontano dato che quasi tutti i partiti sembrano distratti da ben altre tematiche, non meno importanti ma sicuramente, passateci il termine, meno strategiche. Se infatti le trivellazioni dovessero venire convalidate e cominciare si avrebbero delle conseguenze immediate gravissime e di lunga durata, dunque non si riesce a comprendere la passività di una certa sinistra su questo tema. E così il fatto che il 17 aprile si terrà un referendum che presenterà questo quesito: Volete che, quando scadranno le concessioni, vengano fermati i giacimenti in attività nelle acque territoriali italiane anche se c’è ancora gas o petrolio?. Dunque si tratta di un quesito referendario che riguarderà solamente la durata delle trivellazioni già in atto ed entro le 12 miglia dalla costa e non le attività petrolifere attive sul territorio italiano, sia nella terraferma che in mare oltre 22,2 chilometri. Dal momento che in Italia il referendum è abrogativo se dovesse vincere il SI si andrebbe cancellare quel comma del Codice dell’Ambiente (il 17 dell’art.6) che prevede la prosecuzione a oltranza delle trivellazioni fino a esaurimento del giacimento.

Qualora invece dovesse vincere il NO, tutto rimarrà come oggi e una volta che le concessioni arriveranno alla inevitabile scadenza le varie multinazionali petrolifere potranno chiedere senza problemi un prolungamento dell’attività estrattiva delle piattaforme. Inutile dire che si tratta di una decisione strategica e importantissima per il nostro Paese, anche e soprattutto in un momento così delicato dal punto di vista geopolitico. Bloccare le concessioni allontanerebbe il rischio di devastanti incidenti che potrebbero rovinare uno dei pochi tesori di questo paese, ovvero le sue risorse ambientali e geografiche. Sono stati ben nove i Consigli regionali che hanno lottato per questo referendum: Basilicata, Calabria, Puglia, Molise, Sardegna, Campania, Calabria, Veneto, Marche, Liguria, e inizialmente erano stati preparati ben sei quesiti, ma solo uno è rimasto in piedi in attesa che la Corte Costituzionale si esprima su altri due. In tutto questo come mai assistiamo a un totale silenzio dell’opinione pubblica? Come mai i partiti preferiscono rincorrere il facile consenso parlando e cavalcando temi di moda e rinunciando ad avere un piano coerente e organico?

Tribuno del Popolo

Link Sponsorizzati:

Commenti chiusi.

Link Sponsorizzati:
Scroll To Top