Il referendum e le armi spuntate contro il capitalismoTribuno del Popolo
sabato , 25 marzo 2017
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Il referendum e le armi spuntate contro il capitalismo

A dirlo ci si sente quasi ridicoli: “il vero nemico è il capitalismo”, ed è questo forse il motivo per cui il sistema economico attuale riesce sempre a trovare nuove forme per imporsi al mondo, in quanto è riuscito a convincere le masse di essere l’unico sistema possibile. Così di volta in volta si cerca di portare avanti lotte giuste come quelle referendarie, ma scollegate tra di loro, e quindi destinate a perdere una per una. A meno che il loro obiettivo non sia mettere il cuore in pace di coloro che le portano avanti…

Chi vi scrive a votare per il referendum ci è andato, eppure se si cerca di andare un attimo oltre la retorica e si cerca di essere pragmatici risulta davvero bizzarro credere seriamente nel fatto che strumenti come il referendum possano bastare, da soli, a ottenere grandi conquiste come il rispetto dei mari, dei beni pubblici, dei diritti della comunità. Il mondo reale funziona diversamente, purtroppo, e senza una organizzazione di tipo politico capace di trasformare le rivendicazioni sociali in un programma di cambiamento reale, difficilmente può cambiare in meglio. Forse è semplicemente da cinici pensare una cosa del genere eppure in qualche modo ci sembra solo di fare un servizio al realismo ricordando come sia il sistema economico nel suo complesso a determinare la realtà e che fin quando tale sistema continuerà a non venire messo in discussione ci sembra del tutto inutile provare  a danneggiarlo con singole rivendicazioni che, per quanto giuste, non potranno mai ottenere nulla. Se si lascia il governo del paese in mano a politici che sono ormai manovrati dalle lobbies economiche, se si rimane all’interno della Nato e dell’Ue che ci dice quanto e come possiamo investire e in che settori, quello che possiamo e non possiamo fare, in che modo si potrà mai realmente mettere in discussione l’esistente? Esistesse un partito, ancora ancora, una potrebbe avere qualche velleità, eppure a ben guardare non esiste nessun partito che prometta in qualche modo di costruire un modello economico e di sviluppo alternativo. Qualcuno potrebbe dire che c’è il Movimento Cinque Stelle, ma non ce ne vogliano i suoi simpatizzanti, per noi chi dice che non esistono “idee di destra o di sinistra ma buone o cattive idee”, di politica non ha semplicemente capito nulla. Chi controlla i grandi capitali ormai controlla anche la politica e di certo non permetterà che sia la “volontà popolare” del referendum a impedire i propri profitti. Inoltre il capitalismo continuerà di suo a distruggere l’ambiente, la storia e la cultura in quanto l’unico valore riconosciuto dal capitalismo è il profitto. Cercare di sconfiggere il capitalismo andando a votare al referendum sulle Trivelle è dunque come cercare di abbattere un carro armato con dei bastoni, ovvero è impossibile. Si dirà che almeno il referendum è su qualcosa di concreto, certo, ma quanti che fanno attivamente pubblicità per il referendum continueranno la loro attività contro il capitalismo anche dopo il referendum? Nessuno. Anzi si sentiranno tutti un pò soddisfatti di “aver fatto il loro”. Insomma è l’anticapitalismo ai tempi del capitalismo, declinato con battaglie spot, rigorosamente di moda, che si esauriscono in poche settimane, in tempo per le vacanze. Così si potrà fare quelli “impegnati” con gli amici mostrandosi preparati sulle trivellazioni per poi continuare a fare la solita vita, magari dicendo che in politica sono tutti uguali e continuando a perpetrare in tutti gli altri giorni dell’anno gli schemi di sfruttamento che autoalimentano il capitalismo. Fino al prossimo referendum.

Tribuno del Popolo

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