Il riconoscimento dello Stato palestinese (non) passa dalla Corte penale internazionaleTribuno del Popolo
venerdì , 22 settembre 2017
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Il riconoscimento dello Stato palestinese (non) passa dalla Corte penale internazionale

Il riconoscimento effettivo di uno Stato palestinese continua ad essere osteggiato duramente da Israele e dagli alleati a stelle e strisce. La situazione è resa ancora più complessa dal fatto che all’interno della classe dirigente palestinese, dei partiti politici, dell’opinione pubblica e delle associazioni ong ecc attive sulla questione ci si trova innanzi a due scuole di pensiero:

La prima che vorrebbe veder riconosciuto fin da subito uno stato indipendente sui territori attuali controllati dalla vecchia anp, la seconda che è molto critica riguardo questa opzione perché secondo la propria analisi vedrebbe nascere uno stato debole e poco, se non per niente, indipendente dai vicini israeliani. Situazione che si è verificata con la risoluzione

67/19 dell’assemblea generale delle nazioni unite il 29 novembre 2012, la quale ha garantito l’accesso alla stessa assemblea in qualità di stato non membro con status di osservatore permanente .

Ma per noi si tratta di un riconoscimento di facciata, in quanto come Stato descriverlo usando l’aggettivo “atipico” è un vero e proprio eufemismo . Il Paese è privo di un esercito regolare, vige ancora il blocco navale e aereo imposto dalle autorità sioniste durante le varie invasioni e guerre e, fatto più vergognoso e cruciale, i palestinesi sono ancora sotto occupazione militare; e le conseguenze risultano drammatiche per la vita dei palestinesi.

La strategia di Abu Mazen continua ad andare avanti e in questi mesi i vari sforzi diplomatici sono sfociati nell’approvazione da parte del segretario generale ONU dell’adesione della Palestina alla Corte penale internazionale che potrà avvenire all’inizio di aprile. Quindi lo Stato palestinese, in seguito alla ratifica dello Statuto di Roma che istituì la Corte, potrà fare causa a quello sionista per crimini di guerra e crimini contro l’umanità di fronte ai giudici dell’Aja. E la reazione di Washington e Tel Aviv non si è fatta attendere: dall’altra parte dell’Atlantico il senatore repubblicano Rand Paul ha presentato una proposta di legge che bloccherebbe immediatamente gli aiuti economici Usa all’anp, mentre Netanyahu e il suo governo hanno di fatto bloccato il trasferimento di 125 milioni di dollari di tasse palestinesi all’anp, impedendo in questo modo il pagamento degli stipendi pubblici e creando ancora più frustrazione e miseria tra la popolazione palestinese.

Il quadro è limpido: i palestinesi, anche se l’adesione alla Corte penale avrà scarse conseguenze pratiche nella soluzione della questione palestinese, continuano a voler fare delle scelte in campo politico che rispettano la giustizia internazionale (e forse ciò potrebbe far aumentare ancora più la rabbia di chi lotta contro le ingiustizie perpetrate dai sionisti nei confronti del popolo palestinese), mentre Usa e Israele che si travestono da difensori della pace e della democrazia quel trattato, il trattato che ha istituito la Corte penale internazionale nel 1998, non lo hanno mai firmato né, perciò, ratificato e accettato.

Federico Licastro

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