Il rischio dei nazionalismi contagia l'EuropaTribuno del Popolo
lunedì , 24 luglio 2017
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Il rischio dei nazionalismi contagia l’Europa

In Ucraina è guerra civile, ci rendiamo conto che non esistono “buoni” e “cattivi”. Con questo articolo non vogliamo prendere le parti della Russia nè di Vladimir Putin, ma solamente porre un quisito: Come mai gruppi apertamente neonazisti vengono riconosciuti dall’Ue e dall’occidente e addirittura ritenuti degli interlocutori credibili, mentre viceversa chi si oppone ai loro interessi viene chiamato “terrorista”? 

Inutile ripercorrere qui le vicende ucraine, che ormai campeggiano in tutte le prime pagine da settimane. Quello che vorremmo fare con questo articolo è porre ai lettori un interrogativo, semplice, diretto: Come mai di colpo i neonazisti sono diventati interlocutori dell’Occidente? Se pensate che stiamo esagerando, purtroppo, ci tocca ricordarvi quanto successo in Ucraina negli ultimi mesi, a cominciare dalla distruzione delle statue di Lenin per arrivare a piazza Majdan, ai pogrom, alle aggressioni neonaziste a oppositori politici, al rogo della sede del Partito Comunista di Kiev, e alle bande del Pravij Sektor che sono state in prima fila con tanto di croci celtiche e slogan che ai vecchi di queste parti hanno ricordato i tempi delle SS e della Seconda Guerra Mondiale, quando a sparare contro gli odiati russi erano i nazisti di Stepan Bandera. Ora, rinunciando a decidere chi ha ragione chi ha torto nella guerra civile ucraina che sta purtroppo esplodendo negli ultimi giorni, noi vorremmo capire come sia stato possibile arrivare al punto in cui Unione Europea, Stati Uniti e Nato non prendono posizione contro l’emergere di una pericolosa violenza neonazista. Perchè la cosa ci sorprende? Non dovrebbe in effetti dal momento che dal secondo Dopoguerra in poi il blocco Atlantico ha chiaramente scelto di servirsi anche dei nazionalismi pur di contenere la minaccia comunista. Non bisognerebbe però dimenticarsi che gli Stati Uniti si sono proposti al mondo, e all’Europa, come i vincitori del nazismo, giocando addirittura a sminuire in modo a volte anche grottesco l’immane contributo e merito dell’Armata Rossa nel conseguire la vittoria sul Terzo Reich. Per la serie “anticomunisti ok, ma anche antifascisti”, la proposta “democratica” made in Usa ha convinto milioni di europei , anche quelli di sinistra, che pur essendo un Paese criticabile, almeno gli Stati Uniti fossero una sorta di baluardo contro il rinascere del nazismo. Gli americani del resto la guerra contro i nazisti, seppur con ritardo, la presero molto seriamente, e anche l’Unione Europea che si richiama a nobili  ideali di pace e solidarietà ci si aspetterebbe che fosse un baluardo se non altro contro il riaffiorare di pericolosi nazionalismi. E invece? Invece accade che quando l’Impero scricchiola per via della crisi ci si accorge che questi ideali sono un pò così, diciamo effimeri, al punto che l’Europa e l’Occidente fingono di non vedere le bande neofasciste in Ucraina così come per mesi hanno finto di vedere le bande jihadiste in Siria e Libia.  Tutto questo mentre in Ungheria, in Europa, gli estremisti di destra sono arrivati al governo, tutto questo mentre nel cuore dell’Europa, vedi la Francia, partiti di estrema destra si rafforzano pericolosamente. In tutto questo si sceglie di chiudere gli occhi, fingendo di comprendere che il rafforzarsi dell’estrema destra si legherà inesorabilmente alla crisi economica. E allora forse, qualcuno rimpiangerà di non aver preso seriamente le fiamme di Odessa.

photo credit: <a href=”http://www.flickr.com/photos/grocap/11498464483/”>grocap</a> via <a href=”http://photopin.com”>photopin</a> <a href=”http://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/2.0/”>cc</a>

Gracchus Babeuf

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