Il risveglio dei fascismi e l'immobilismo della sinistraTribuno del Popolo
sabato , 22 luglio 2017
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Il risveglio dei fascismi e l’immobilismo della sinistra

Assistiamo a livello europeo a un processo preoccupante del rifiorire delle idee nazionaliste e parafasciste. Viceversa le sinistre faticano non poco a opporsi a questa marea montante, con il mainstream che ha scelto di cavalcare l’onda del populismo. In questa situazione drammatica quanto passerà prima di capire a sinistra la necessità di un Fronte Popolare? 

La storia si ripete una prima volta come tragedia e la seconda come farsa. Lo disse Karl Marx nel XIX secolo, ma la sua frase è come al solito più che attuale. Il riferimento a quanto successo nel XX secolo dopo la crisi del 1929 è tutt’altro che casuale, così come non possono essere casuali diverse similitudini tra quanto sta accadendo oggi e quanto accadde allora. Anche allora alla crisi economica si rispose, vedi in Germania, con il grido dei populismi nazionalismi, la risposta più ovvia alla disperazione quando la politica fallisce nel riuscire a creare lavoro e pace sociale. Dopo la tragedia della Seconda Guerra Mondiale si pensava che non sarebbe più stato possibile assistere a fenomeni di questo tipo, niente di più sbagliato, nel 2007 con l’inizio della grande depressione i neofascismi e i nazionalismi hanno rialzato la testa, con la complicità preoccupante dei media e delle autorità dei singoli paesi, incredibilmente da sempre più preoccupati dell’eversione da “sinistra” e tolleranti o miopi con quella proveniente da “destra”. Il risultato è stato che la sinistra europea si è progressivamente svuotata di ogni tratto eversivo, sempre attenta a rispettare le leggi democratiche, mentre la destra, libera da questo obbligo morale, ha potuto dare sfogo alla pancia delle persone, riportando in auge la guerra tra poveri, il cavallo di battaglia di tutti i neofascismi. Il far credere alla gente che il nemico è lo straniero, è il diverso, è il fannullone, l’ “ebreo” che in qualche modo causa la crisi, una risposta tutta interna al sistema-capitalismo che invece è proprio il sistema che andrebbe messo in discussione per una reale rivoluzione sociale, economica e politica. Del resto il fascismo, e chi ha studiato De Felice e altri storici ben lo sa, altro non è stato che la risposta dei padroni (intesi come i manovratori del capitalismo) al marxismo. Messi di fronte alla teoria della storia che in poche parole permetteva alla gente di comprendere i motivi dello sfruttamento, il capitalismo ha reagito pervertendo quelle stesse teorie e piegandole ai suoi valori.

Oggi lo scenario è completamente diverso rispetto al secolo scorso, la Guerra Fredda non esiste più così come non esiste più l’Urss e non esiste più un pensiero forte unificante della sinistra da contrapporre al pensiero sempre più unico del neoliberismo e del capitalismo. I conti sono diventati più importanti delle persone, l’uomo ha perso drammaticamente la fiducia e la speranza nel domani, rassegnandosi all’attesa dell’ “Apocalisse”; una sorta di ritorno al Medioevo, uno dei periodi più oscuri dell’umanità, dove l’uomo era intriso di paura. E come spesso accade l’antidoto alla paura è dare sfogo alle pulsioni ataviche dell’istinto, al razzismo appunto, alla rabbia cieca e acritica verso le autorità,alla seduzione di pifferai populisti che agitano la paura, appunto, per muovere le masse. Così i soloni di quelli che i media considerano “sinistra” (dato che comunisti e partiti anticapitalisti da sinistra vengono censurati dai media europei in modo vergognoso), al posto che raccogliere la sfida, preferiscono accettare di giocare nel campo degli avversari, rendendo de facto assolutamente impossibile la reale costruzione di una alternativa. Non sorprende che i disperati, i disoccupati, vendendosi abbandonati dalla politica, finiscano per affidarsi ai populismi e ai fascismi, e non sorprende nemmeno che questi partiti siano visti con favore dal mainstream. Del resto i fascismi, si sa, hanno sempre trovato la “quadra” con il capitalismo e riescono a essere consustanziali al sistema senza metterlo in discussione, anche per questo forse si preferisce che il “No-Euro” sia sbandierato dai militanti neri. E in tutto questo la sinistra al posto che accorgersi del pericolo mortale continua a frazionarsi, continua a dividersi, e continua a rinnegare se stessa, preferendo come in Italia cercare di contendere i voti al Pdl piuttosto che riguadagnarsi quelli persi negli ultimi vent’anni. Senza un Fronte Popolare insomma, il rischio è che presto la soluzione “rivoluzionaria” alla crisi europea venga portata avanti dalle bandiere nere e dal ritorno ai nazionalismi.

Gracchus Babeuf

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