Il ritorno del "Medioevo" oscura l'EuropaTribuno del Popolo
martedì , 23 maggio 2017
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Il ritorno del “Medioevo” oscura l’Europa

Viviamo sempre di più in un’Europa divisa, spaventata, dove va di moda dichiarare la fine delle ideologie e si invocano pericolosi nazionalismi che rischiano di riportarci indietro nel tempo in una nuova era buia.

Innanzitutto una premessa, siamo perfettamente consapevoli che il Medioevo, in realtà, è stato un periodo molto complesso sicuramente erroneamente identificato come interamente negativo. Tuttavia, si può sicuramente sostenere che il Medioevo nell’immaginario comune sia diventato anche un periodo buio, ovvero un periodo nel quale regnava sovrana la paura, la diffidenza nei confronti del diverso, la divisione di comune contro comune, comunità contro comunità, nonchè l’intolleranza e il fanatismo religiosi. Quanto sta accadendo oggi, nel mondo nel quale viviamo, può essere metaforicamente identificato come un nuovo Medioevo? Il paragone è forte, e forse eccessivo, però secondo noi ci sono dei lati preoccupanti che ci inducono a pensare a inquietanti analogie. Viviamo in un mondo nel quale ogni fiducia nel progresso sta venendo meno, e con l’esplodere della crisi economica assistiamo a un rifiorire dei populismi che solleticano gli umori atavici delle masse di popolo, ovvero cercano di dare risposte semplici a problemi complessi, magari trovando facili colpevoli cui addossare la responsabilità della crisi. In questo contesto di de-ideologizzazione coatta, si fa credere che le ideologie non esistano più, quando la negazione stessa delle ideologie rappresenta, in realtà, l’imperio di una ideologia vera e propria, la più totalizzante di tutte, quella che negandone l’esistenza agisce di fatto come battitrice libera, senza temere concorrenza. Un mondo dove non esistono più valori nè ideologie, almeno in apparenza, non sorprende dunque che quelle forze politiche che alle ideologie si richiamano sia finite marginalizzate e impotenti. Che fare dunque? Il problema è talmente ampio che si sta diffondendo anche nel cosiddetto popolo della sinistra un sentimento di dubbio, tanto che l’affermazione che destra e sinistra ormai non esistono più è diventata quasi un topos del dibattito politico degli ultimi tempi. Si cerca di far credere che il mondo sia cambiato e che quindi ci sia bisogno anche di nuove categorie, un grande bluff che, inconsapevolmente o meno, sta attirando i primi allocchi. Così si marcia a grandi pass verso un nuovo Medioevo, inteso come periodo nel quale, in un brodo globalizzante di assenza di ideologie, le classi dominanti continueranno a mantenere i loro privilegi, mentre la maggioranza dei cittadini continuerà, inevitabilmente, a vivere nella disperazione e nella povertà. I nazionalismi, in questo senso, rappresentano un vero toccasana per il capitalismo in disgrazia, in quanto spostando le rivendicazioni dei lavoratori su un piano più innocuo, quello del nazionalismo infatti, si permette di conservare il sistema di fondo.

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