Il ritorno di Pansa, il maestro del revisionismoTribuno del Popolo
lunedì , 27 marzo 2017
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Il ritorno di Pansa, il maestro del revisionismo

Non c’è mai limite al peggio. Dopo “Il Sangue dei vinti” Giampaolo Pansa, forse rassicurato dal clima propizio degli ultimi anni, presenta la sua ultima fatica “Bella Ciao. Controstoria della Resistenza”. Un pamphlet contro tutto ciò di “rosso” che c’era nella Resistenza, un capolavoro di revisionismo che sicuramente farà in modo di procurargli diversi inviti nei salotti tv.

Bella Ciao. Controstoria della Resistenza” è l’ultima fatica di Giampaolo Pansa, proprio lui, l’autore de “Il Sangue dei Vinti”. Sicuramente il buon Pansa sa come si fanno a vendere i libri dal momento che, di questi tempi, sparare letame sui partigiani non è mai stato così di moda. In un’era in cui i fascismi stanno tornando in superficie in tutta Europa e in cui va di moda teorizzare l’uguaglianza tra comunisti e fascisti, ecco che scrivere un libro in cui si fa passare la Resistenza in cattiva luce diventa un immane progetto di marketing su cui neofascisti e altra umanità si getteranno ovviamente a piè pari. Questa volta però Pansa ha superato se stesso scrivendo a nostro avviso un libro grottesco nel quale offre un quadro completamente distorto dalla Resistenza, probabilmente stravolto dal rancore. Pansa accusa i comunisti, guarda un pò, accusandoli di non combattere per la libertà dell’Italia. Per Pansa insomma i vent’anni di confino, sevizie, arresti e assassinii subiti da parte dei fascisti erano un dettaglio, così come sono stati un dettaglio il sacrificio di migliaia di partigiani che hanno combattuto contro i nazisti e i fascisti. “La guerra contro tedeschi e fascisti era soltanto il primo tempo di una rivoluzione destinata a fondare una dittatura popolare, agli ordini dell’Unione Sovietica“, sostiene Pansa, una ennesima strumentalizzazione dal momento che dimentica che in Italia si combatteva una guerra civile feroce, lo Stato non esisteva più e i repubblichini erano quelli che inviavano i vagoni piombati verso Dachau e Mathausen. Per cosa avrebbero dovuto combattere dato che la democrazia non l’avevano mai conosciuta essendo cresciuti in vent’anni di fascismo? Dal momento che erano comunisti e nella loro ideologia avevano trovato la forza per fare la resistenza, per cosa altro avrebbero potuto combattere? Inoltre forse sfugge a Pansa, ce ne rendiamo conto, ma nel 1943 fu proprio grazie all’Urss di Stalin che il Terzo Reich cominciò ad arretrare, e fu proprio grazie a Stalingrado che in molti videro che era possibile vincere contro i nazisti e decisero di prendere le armi contro i nazifascisti. Senza quella vittoria e senza la speranza in una rivoluzione infatti, ci sarebbe stata molta meno Resistenza, forse per la felicità del buon Pansa. Insomma l’ennesimo minestrone  a senso unico che probabilmente gli servirà a vendere libri e a farsi invitare nei salotti tv. Ovviamente “Il Giornale”, “Libero” e affini già esultano, e a quando un invito di Casa Pound?

Gracchus Babeuf

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