Il RottAmatore: Il ribaltone di Renzi. Prima il governo, poi le urneTribuno del Popolo
sabato , 25 marzo 2017
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Il RottAmatore: Il ribaltone di Renzi. Prima il governo, poi le urne

“Non può essere, non ci credo. Se Renzi subentra a Letta senza passare dalle urne non lo voto. Si sputtanerebbe”.  A questo messaggio di un caro amico rispondo di getto che in politica tutto può accadere – anche ciò che finora non è stato inventato- ma in fondo la penso esattamente come lui: non può essere vero. E allora faccio due chiacchiere con chi di solito ci azzecca, per poi scoprire che le cose stanno andando proprio per quell’altro verso.

Fonte: La Rotta per Itaca

Questo Parlamento nasce dalla voglia di cambiamento. Questo si attendevano sia gli elettori Cinque Stelle che quelli del Pd, salvo poi ritrovarsi con Berlusconi. Renzi sin dalle primarie con Bersani si è mostrato alfiere di questa nuova ondata, che lui stesso tentava di assecondare introducendo nuovi modi e nuove forme dell’azione politica.

Per questo, ora che eletto segretario non esclude di guidare un governo dalla pubblica legittimazione perlomeno “traballante” (trattandosi di un mini-ribaltone delle volontà elettorali), alcuni interrogativi sorgono spontanei. Perché si è giunti a tentare l’azzardo? Come farebbe, lui che ripete ossessivamente di essere stato scelto per cambiare le cose nel profondo, a giustificare un governo con Schifani per di più figlio di un gioco di Palazzo, proprio come accadde a Massimo D’Alema nel 1998?

Perché Si.

Matteo Renzi ha timore di perderle, le elezioni. E nemmeno sa valutare quando Re Giorgio le concederà annunciando le proprie dimissioni. Ha paura del logoramento da un lato. Dall’altro, però, è in cerca di garanzie affinché la legislatura duri fino al 2018.

Alfano è pronto a sostenere il sindaco di Firenze, voltando la faccia in un sol attimo a Berlusconi, Letta e Napolitano. Ora come ora, il governo cosi com’è non dura e le urne restano costantemente una minaccia. La minaccia più grande per un partitino dal debole peso elettorale.

Berlusconi Ko. E’ evidente che in uno scenario così del Caimano resterebbe ben poco. Per Renzi si tratterebbe della vittoria finale (utile a scacciare via tutte le polemiche post incontro del Nazareno). Idem per Alfano.

Renzi logorato. Per motivi opposti, anche la debole sinistra Pd potrebbe vedere di buon occhio la “staffetta”. Nella condizione in cui si trova, non le resta che scommettere sul logoramento del suo segretario nei palazzi della politica romana.

Schema moderati-Pd-sinistra. Un governo Renzi potrebbe e vorrebbe aprirsi a sinistra, raccogliendo Sel e i residui grillini, per trasformarsi a tutti gli effetti in un esecutivo di centrosinistra. Ad Alfano la cosa potrebbe non piacere, ma l’orizzonte 2018 è troppo gustoso per non farci un pensierino.

Perché No(al momento). Napolitano non trova alcun vantaggio a far saltar il banco a cento giorni dal semestre europeo. Letta infatti garantisce stabilità e fedeltà ai suoi diktat. Credo possa bastare, per il momento. Anche se un’altra ipotesi che lentamente comincia a farsi strada contribuirebbe a lasciare Letta al suo destino. Con l’orizzonte al 2018, Napolitano sarebbe chiamato a guidare la sua successione. Il che non è poco, per chi da qualche anno è abituato ad operare con dinamiche “monarchiche”. A quel punto non resterebbe che ricollocare il premier. Se andasse agli Esteri saremmo alla liturgia democristiana: d’altra parte, il Gattopardo docet.

Photo Credit: Lettera43

Lorenzo Mauro

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