Il RottAmatore. “Se Renzismo vuol dire presidenzialismo”Tribuno del Popolo
martedì , 17 gennaio 2017
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Il RottAmatore. “Se Renzismo vuol dire presidenzialismo”

Il RottAmatore. “Se Renzismo vuol dire presidenzialismo”

Un anno e mezzo fa. Tempo di primarie. C’era più gente, e sicuramente più popolo. Sabatoinvece, ad attendere Renzi al PalaOlimpico di Torino molti amministratori e candidati, ma pochi militanti: “il popolo è stanco”, mi dice un settantenne ex Pci-Pds-Ds, convertitosi al renzismo “perché almeno lui è giovane, ha energia”.

Fonte: La Rotta per Itaca

In un Palaisozaky abituato ai concerti, effettivamente i vuoti – coperti a stento da teloni e tende – si fanno sentire. E stridono con l’esercito di cameraman che aspetta l’entrata del premier in piedi per almeno un’ora. Un’entrata che avviene sulle note di “Friday I’m in Love”, The Cure: la “playlist di Renzi” è un altro evidente segno di cambiamento.
La manifestazione inizia, ma solo dopo l’Inno d’Italia. Sembra un grande talk show, ci sono pure i conduttori. Solo più tardi si scoprirà che in tempi di vacche magre il Pd li ha trovati in casa: sono i deputati Alessia Rotta e Marco di Maio.
Dopo il saluto di Fassino si apre il capitolo europee e il Pd sfoggia le sue cinque capolista. “Che donne!” commenta Rotta, sostenuta da Di Maio: “quando si sono viste più donne che uomini in una foto politica?”.

Breve presentazione e poi via di corsa con i candidati alle amministrative: da Verbania a Bari, passando per il piccolo comune di Rossiglione. Il Pd esprime giovani, meridionali e donne in grado di governare il Paese.
Tra un blocco e l’altro, scorrono brevi i video che raccontano le cose fatte dal governo. Efficaci e a quanto pare ben accolti dal pubblico. Dopo un’ora è il turno di Sergio Chiamparino, apparso in palla e capace di far ribollire il catino. Poi tocca a Matteo chiudere, prima di selfie e foto con le centinaia di candidati accorsi solo per quello.

IL SIGNIFICATO. Si sono capiti alcuni elementi, fatti salvi i cambiamenti sul fronte comunicazione già citati sopra. La campagna elettorale si giocherà, ancora una volta, sul dibattito interno. Dell’Europa si parlerà pochissimo, se non per slogan: e non è un caso che il nome del candidato alla presidenza Schultz non venga mai pronunciato.
Renzi vuol giocarsi il referendum su se stesso con diverse carte: certo è che rispetto a Letta riprendono quota parole e temi cari alla sinistra. Redistribuzione (negli ottanta euro in busta paga da maggio), Giustizia Sociale( riduzione dei super stipendi dei manager, taglio Irpef alle pensioni) e Scuola (ruolo degli insegnanti ed edilizia pubblica).
La minoranza interna, riunita nel frattempo a Roma, troverà pochi appigli per attaccare il suo leader. Forse sul fronte lavoro, dove anche lo stesso Renzi ammette di non sapere che pesci pigliare. “Discutiamo insieme, discutiamo veramente”.
L’altra carta è lo scontro col suo avversario principale. “Grillo va lasciato nel suo brodo”, dice Renzi, sperando che a parlare siano le cose fatte. Ed ecco che gli 80 euro diventano potente arma elettorale, com’è giusto che sia. E i tagli ai costi della politica un’altra, formidabile. LA CONCRETEZZA. L’applausometro di solito non tradisce. Ovazione per Chiamparino che ringrazia Renzi per aver rotto gli schemi di una sinistra conservatrice che “se non cambia diventa destra”. Ovazione per il premier quando ammonisce la minoranza interna: “non litighiamo tra noi, c’è tanto da fare”. Anche quando lite vuol dire semplicemente discussione: non c’è tempo da perdere.

Non solo i Coldplay sono segno della fine di un’era. C’è l’ascesa di chi, nel Pd, fino a pochi mesi fa si sentiva un corpo estraneo: “grazie a te, Matteo, riprendo la tessera” scandisce Chiamparino, concretezza al potere. “Sei sempre stato il mio modello”, ringrazia lui.
E’ un cambiamento sostanziale, legato a doppio filo a leaderismo e personalizzazione, che mostra una crescente domanda di presidenzialismo. Ridurlo a semplice effetto delle capacità comunicative di Renzi e del suo appeal sarebbe un grave errore.

Lorenzo Mauro

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