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lunedì , 25 settembre 2017
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Il Sacro Germanico Impero

La prepotenza tedesca ha sicuramente inferto un durissimo colpo alla Grecia di Alexis Tsipras ma ancor di più ha colpito il resto dell’Unione (economica) Europea. Se è vero che la Germania non era sola in questa crociata contro “l’eretica” Grecia (basti pensare ai paesi facenti parte della Nuova Europa), è indubbio che meriti e/o colpe per quanto accaduto ricadranno quasi esclusivamente su Berlino.

Da sempre paladina del rigore (e austerità), la Germania si è sentita concretamente umiliata moralmente da quel poderoso 61,3% di votanti al referendum del 5 luglio che con una sola voce ha gridato OXI per tutte le strade della Grecia.Circa una settimana dopo è arrivata la risposta tedesca, sebbene drasticamente differente dai primi annunci di Merkel&Co. Se all’inizio infatti si voleva Atene fuori dall’euro, il ripiegamento di linea tedesco (molto probabilmente su pressioni statunitensi, terrorizzati di vedere una Grecia  sempre più vicina all’orbita russa) ha portato alla luce la vera natura dell’UE: creare enormi stati senza sovranità dove le multinazionali (prevalentemente tedesche) si mettono a fare grandi acquisti, ricalcando quanto già fatto nei primi anni ’90 con la DDR[1].

Smantellamento delle grandi aziende strategiche locali, acquisizione di tecnologia e stabilimenti a prezzi stracciati (fare privatizzazioni in fasi simili vuol dire svendere il patrimonio pubblico per due lire, anzi, marchi), conseguente creazione di un enorme esercito industriale di riserva dove un tempo sorgeva una classe media.

Il disegno tedesco non è mai stato così chiaro: un centro economicamente e industrialmente avanzato, la Germania (la parte ovest soprattutto, dato che, nonostante i quasi 25 anni dall’annessione dell’Est da parte dell’Ovest,le condizioni tra una parte e l’altra del paese sono ancora diverse), e una serie di “paesi periferia” dove delocalizzare la produzione dal minor valore aggiunto. La Grecia è stato il primo paese a subire questo trattamento.

Il ruolo della Germania in Europa è decisivo. Lo ha dimostrato nel passato, lo dimostra nel presente e lo dimostrerà ancora di più probabilmente nel futuro.
Berlino guarda sempre più ad est (cosa positiva) [2] ma allo stesso tempo è convinta di poter essere un’isola felice in un mare di paesi (satellite) che viaggiano tra stagnazione economica e tensione sociale crescente.
Se la Germania fosse davvero interessata alla guida di un’Unione Europea sovrana ed economicamente prospera, dovrebbe prendere per mano i paesi dell’UE, a cominciare da quelli dell’Eurozona, e portarli con sè a guardare verso i nuovi orizzonti che si delineano, e quindi a creare un incremento delle relazioni economiche, culturali, sociali e politiche con i paesi extra-UE, a cominciare da Cina e Russia.
Creare terre desolate e povere in varie parti d’Europa non può essere l’effetto collaterale della politica economica tedesca.

La necessità di controbilanciare lo strapotere tedesco e invitare Berlino ad una linea decisamente più europeista e meno germanocentrica deve essere obiettivo comune di tutte quelle forze politiche che auspicano una collaborazione alla pari tra tutti i paesi europei, senza distinzione in paesi di Serie A e paesi di Serie B.
Il Dio Mercato ha dimostrato in tutti questi anni la sua totale incapacità di creare un mondo più giusto ed equilibrato.
A ciò si aggiunge una fede (e non un ragionamento) diffusa in quasi tutta l’UE verso le decisioni provenienti da Berlino.
Un mix micidiale per un continente che sta diventando sempre più periferia del mondo senza neppure rendersene conto. Un impero decadente, dove si depredano le periferie per alimentare il centro. Un modello destinato a disintegrarsi.


[1] https://www.youtube.com/watch?v=f4ZzJUgQ2hg
[2] http://www.limesonline.com/il-triangolo-cina-russia-germania/77720

Davide Busetto

Fonte: CercareilVero

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