Il socialismo indiretto e il fallimento della socialdemocrazia europea II ParteTribuno del Popolo
martedì , 30 maggio 2017
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Il socialismo indiretto e il fallimento della socialdemocrazia europea II Parte

Per capire in che modo il capitalismo si è affermato come modello dominante in questa precisa fase della storia dell’umanità è necessario non solo capire per quale motivo il socialismo è collassato ma anche  per quale motivo gli Stati Uniti sono riusciti a vincere la guerra di propaganda con il campo socialista negli anni Ottanta, che poi è anche il motivo reale del collasso dell’Unione Sovietica. Milioni di persone nel corso del Secondo Dopoguerra sono state cresciute sotto l’influenza totalizzante della cultura americana, e questo si è riverberato in ogni aspetto della società, dall’arte fino alla cultura e alla percezione del mondo.

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Gli Usa sono divenuti il paradigma della libertà, della potenza, una sorta di Paradiso in Terra che Hollywood ha reso quasi tangibile in modo talmente pervasivo da sostituire la realtà con quella artefatta della propaganda. Questo non dovrebbe sorprendere chi conosce il significato gramsciano di egemonia in quanto l’Europa si trovava al termine della Seconda Guerra Mondiale nella parte del mondo controllata dagli Stati Uniti che ovviamente non avrebbero per nessun motivo concesso agli odiati comunisti di fare breccia. Siamo quindi tutti stati portati a credere che gli Stati Uniti fossero il paese più avanzato del mondo sotto tutti gli aspetti, e un po’ tutti sono stati condizionati dai media finendo per interpretare negli americani una sorta di “esercito dei buoni” che ci difende dalla malvagità di dittatori e satrapi di varia estrazione.

La cultura del superuomo, dell’autodeterminazione, del merito tipicamente americana e derivato in certa misura dal calvinismo si è quindi innervato in tutte le direzioni operando anche una sostituzione valoriale all’interno della società. Beni di consumo anche inutili diventano l’apice del benessere e il profitto e il successo nella società dell’individuo diventano anche ciò che lo qualifica nei confronti degli altri. La cultura americana infatti è una cultura del fare, il lamentarsi per le ingiustizie è considerato negativo nella misura in cui gli individui secondo il perverso concetto di merito possono “dimostrare di valere” superando ogni ostacolo. Essere ricchi significa anche avere successo, e di conseguenza significa essere rispettabili e autorevoli. Lo stesso concetto messianico del Manifest Destiny qualifica gli americani come una potenza totalizzante che ritiene di avere un fato speciale e dunque ammette, strictu sensu, di ritenersi superiore agli altri popoli. Se dunque a contare sono i dollari posseduti, e nulla più, ben si comprende come mai gli americani non riescano a digerire il socialismo e il comunismo che invece, esattamente al contrario, pongono come obiettivo la costruzione del mondo migliore possibile per il benessere umano e non il conseguimento di più capitali possibili nella beffarda finzione dell’ “autoregolazione del mercato”.

Non è così, possiamo dire dopo anni di esperienza che l’assenza di Stato e l’eccesso di privato non si tramutino in benessere e che, non a caso, gli Stati Uniti sono ben lontani dall’essere quel paese ricco e opulento che molti osservano estasiati nei trailer di Hollywood. Negli Stati Uniti del XXI secolo non solo esistono milioni di persone che vivono sotto la soglia di povertà ma ce ne sono anche altrettante che vivono in condizioni disagiate, precarie, senza nemmeno avere una casa di proprietà. Milioni di persone sono escluse dall’assistenza sanitaria e ancora negli anni Cinquanta e Sessanta le persone di colore venivano sistematicamente escluse e segregate. La circolazione di armi è divenuta endemica e provoca migliaia di morti violente ogni anno, il tutto mentre gli Usa possiedono per distacco anche la più grande popolazione carceraria nel mondo. Eppure in Europa quasi tutti vivono con il mito degli Stati Uniti che vengono identificati come il luogo del sogno, non a caso un detto di uso comune è “sognare l’America” o aver “trovato l’America”, laddove America è divenuto sinonimo di successo, opulenza, realizzazione personale. Il fatto che negli Stati Uniti esistano ancora oggi milioni di persone che vivono sotto la soglia di povertà e che a dispetto di proclami di propaganda essere di colore rappresenti ancora un problema, basti pensare alle proteste del “Black Life matters” di Ferguson (1), non sembra però minimamente influenzare la narrazione dei media, che anzi continuano a proporre la società americana come un modello non solo culturale, ma anche economico.

Possiamo dunque dire che l’egemonia globale americana abbia influenzato l’Europa in vari livelli, in primis radicando in gran parte delle società europee la sensazione di inadeguatezza nei confronti degli Stati Uniti che diventano propriamente il vero e proprio centro dell’Impero che irraggia verso le periferie i propri modelli di riferimento socio-culturali. Se prima era Mosca a esercitare un fascino culturale nei ceti borghesi colti dell’Europa Occidentale, basti pensare all’Italia degli anni ’70, oggi è Washington a esercitare quella stessa attrazione. Secondo molti questo processo sarebbe cominciato anche e soprattutto con E.Berlinguer il quale ebbe a dichiarare di trovarsi a proprio agio sotto l’ombrello della Nato, teorizzando dunque per primo quello scollamento dal socialismo reale che sarebbe diventato concreto qualche anno dopo. A chi scrive questa tesi sembra quantomeno ingenerosa in quanto Berlinguer si era scagliato lui per primo contro quei gruppi interni al Pci che da lì a poco avrebbero realizzato uno strappo ideologico e culturale di portata storica. Berlinguer infatti non poteva sapere che da lì a poco sarebbe crollato il socialismo reale e quindi sarebbe strumentale addossargli delle colpe che non gli competono, tuttavia il suo è un esempio di come ancora con il Pci potente e radicato fosse cominciato un processo pernicioso per la sinistra italiana ed europea la cui degenerazione avrebbe poi portato alla totale abiura della propria identità politica. Certo negli anni Ottanta la crisi del socialismo reale indusse logicamente i partiti comunisti dell’Europa capitalistica più avanzata a ricercare ed esperire vie alternative, da qui il concetto di Eurocomunismo, ma come spiegare la velocità con cui tutti liquidarono dall’oggi al domani l’esperienza politica comunista  con una rapidità impressionante accettando peraltro di utilizzare la demonizzazione di quel passato per ottenere un immediato riconoscimento politico. Quelli che nel 1989 hanno preso atto del “fallimento del comunismo” per quale motivo fino a solo dieci anni prima erano ancora convinti che il futuro del mondo sarebbe stato socialista? Evidentemente perché ancora negli anni Settanta il destino non era ancora scritto e come abbiamo scritto nelle pagine precedenti potrebbero essere stati anche errori umani a determinare il crollo. Se sulla base di scelte differenti il crollo non si fosse verificato, cosa assolutamente non smentibile, probabilmente il mondo odierno sarebbe molto differente. La sostituzione di Mosca con Washington come riferimento per la “sinistra” è divenuto quindi logico e inevitabile e l’esperimento di Rifondazione Comunista se da un alto è servita a mantenere una coscienza  e un pensiero critico negli anni Novanta dall’altro non è riuscito per diversi motivi a superare la “grande cesura” della sfida della globalizzazione e di Genova 2001.

Le proteste del G8 represse duramente in diretta Tv hanno rappresentato per certi versi l’ultimo grido di chi non era disposto ad accettare un mondo unipolare contraddistinto dal dominio del “totalitarismo democratico” e dalla globalizzazione neoliberista. Le manganellate, la morte di Carlo Giuliani, l’assalto della Diaz hanno mostrato in modo plastico come il potere costituito non avesse più freni né limiti nell’imporre la propria egemonia e come senza più un paese come l’Urss a fare da contrappeso ideologico la repressione tout court diventasse nuovamente una ipotesi percorribile.  Da lì a poco una seconda cesura sconvolse per sempre il XXI secolo: l’11 settembre del 2001. Da quel momento la percezione del nostro mondo cambiò per sempre e qiello “Scramble of Civilizations”  teorizzato da S.Huntington è divenuto drammaticamente attuale andando a sostituire lo scontro ideologico dei decenni precedenti. Inutile qui soffermarsi su tutti i coni d’ombra che esistono dietro la versione ufficiale offerta di quanto accadde alleTwin Towers, ci che conta è quell’episodio drammatico venne utilizzato dai Neocons della politica americana per inauguare una nuova era di dominio globale che ora non avrebbe più avuto ostacoli di alcun tipo. Fu il perfetto casus belli per riportare d’auge il militarismo e utilizzare ancora una volta il terrorismo e la demonizzazione del nemico per compattare il fronte interno. Per la verità le guerre successive degli Usa in Afghanistan e Iraq incontrarono eccome movimenti di protesta di massa in Europa, basti pensare alla manifestazione oceanica di Roma, Londra, Parigi nel (2002?), ma anche se coinvolsero milioni di persone queste proteste per la pace non potevano ottenere alcun risultato in quanto non potevano concretarsi in atti reali di contenimento della politica bellica americana, ancor più che tutti i paesi europei sono stati coinvolti obtorto collo nella Seconda Guerra del Golfo pur sapendo perfettamente che le prove addotte dall’amministrazione Bush per incastrare Saddam erano state fabbricate a tavolino. Del resto sussistono anche seri dubbi sul fatto che siano state fabbricate a tavolino anche le prove per autorizzare la prima guerra contro l’Iraq (vedi la vicenda delle incubatrici in Kuwait), e la stessa eliminazione fisica di Osama Bin Laden del 2011 è stata grottescamente venduta per vera ai media senza nemmeno la pubblicazione di una singola foto che certificasse il decesso dell’uomo che ha causato l’invasione dell’Afghanistan. Il Double Standard dunque si è confermato anche dopo la caduta dell’Unione Sovietica come il reale orientamento degli Stati Uniti, infatti se ai tempi della Guerra Fredda tale espediente propagandistico era autorizzato dalla necessità di controbattere l’Urss, dopo il 1991 non ha trovato altra giustificazione che l’intento di realizzare un dominio su scala globale.

Frase Kissinger:Non vedo perché dovremmo restare con le mani in mano a guardare mentre un Paese diventa comunista a causa dell’irresponsabilità del suo popolo. La questione è troppo importante perché gli elettori cileni possano essere lasciati a decidere da soli. 

Questa fortunata frase di Kissinger, non a caso Nobel per la Pace, è emblematica del Double Standard americano. Secondo la Casa Bianca essere “comunisti” è semplicemente sbagliato e dunque inaccettabile, il che significa che gli americani si sentono autorizzati da se stessi o forse da Dio a vagliare ogni possibile soluzione per la loro eliminazione fisica o politica. Questo gli americani lo hanno ammesso candidamente da sempre e non hanno mai cercato di nasconderlo, basti pensare a tutti i tentativi messi in campo per rovesciare la Rivoluzione a Cuba o l’embargo che a oggi viene disconosciuto da tutto il mondo tranne che da Stati Uniti e Israele. Essere comunisti rappresenta quindi un problema per Washington, un problema da risolvere con ogni mezzo. Non a caso quando Hugo Chàvez prese il potere democraticamente in Venezuela nel 1999, paese storicamente alleato economicamente degli Usa, la sua politica socialista, bolivariana e panamericana ha causato la violentissima reazione della Casa Bianca che ha portato al tentativo di Golpe, poi fallito, del 2001. Quando però l’Urss intervenne l’Afghanistan rispondendo alla richiesta legittima del governo appena eletto gli Usa dipinsero l’azione sovietica come “invasione” e si affrettarono ad armare i jihadisti talebani nell’ottica geopolitica di fare affari persino col diavolo pur di andare contro Mosca.

Dc

@Tribuno del Popolo

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