Il sogno della Casa Bianca è un'Europa deboleTribuno del Popolo
giovedì , 19 gennaio 2017
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Il sogno della Casa Bianca è un’Europa debole

Il sogno della Casa Bianca è un’Europa debole

Le politiche estere dei grandi paesi sono votate alla logica di potenza. Negarlo significherebbe semplicemente non comprendere le dinamiche geopolitiche che ispirano le potenze mondiali, e soprattutto non comprendere le prossime mosse. In quest’ottica si comprende perfettamente che per gli Stati Uniti un’Europa forte rappresenti un pericolo e uno scenario da evitare. Molto meglio per Washington un’Europa debole, divisa, e magari ostile alla Russia.

Non ci va molto per capire quelle che sono le dinamiche di fondo che ispirano le politiche estere di grandi potenze. Esse rimangono sostanzialmente immutate nel tempo, e permettono anche di prevedere quelle che saranno le future mosse strategiche dei singoli attori in campo. Oggi infatti non appena la Russia è tornata a cercare di fare i propri interessi si è subito assistito a un remake della Guerra Fredda, con gli Stati Uniti e il blocco occidentale che si contrappongono a Mosca anche se ormai la divisione tra i due campi non è più ideologica come nel XX secolo ma risponde ai canoni della “logica di potenza”. All’Europa chiaramente non conviene assolutamente andare contro la Russia, peraltro per accontentare la Casa Bianca, e per lo stesso motivo ben si comprende come mai gli Stati Uniti abbiano interesse a coinvolgere proprio l’Europa nella rivalità con la Russia. Una Europa debole infatti permette agli Stati Uniti di applicare la famosa tattica del “divide et impera”, fungendo da riferimento dell’Occidente nei momenti di difficoltà.

Gli Stati Uniti però ora starebbero andando anche oltre, ingerendo pesantemente negli affari interni dell’Europa per piegarli a proprio vantaggio. Cominciando dalle varie basi americane in Europa si arriva facilmente anche alla questione del TTIP, un accordo commerciale che ovviamente favorisce gli Stati Uniti più che l’Europa. Ma non solo, dalla globalizzazione fino al cambiamento climatico, passando per l’Ucraina e le sanzioni a Mosca, tutto è andato esattamente secondo i desideri di Barack Obama e del suo entourage, a segnalare una totale subalternità morale, ideale e logistica dell’Europa nei confronti degli Stati Uniti. Non casualmente gli accordi del TTIP sono stati portati avanti di nascosto, lontano dai riflettori, questo perchè gli Usa non possono correre il rischio che le proteste popolari facciano invertire la rotta ai governi che sono per certi versi paragonabili a quelli dei paesi satelliti del Patto di Varsavia nei confronti di Mosca nel XX secolo. Non solo, gli Usa non hanno aderito al Protocollo di Kyoto sulla limitazione dell’inquinamento e, attraverso pressioni e manovre, hanno anche esercitato pressioni sugli altri paesi per prevenire la reindustrializzazione dei paesi concorrenti, vedi i BRICS. Insomma gli americani parlano di salvaguardia climatica in quanto vogliono che sia il resto del mondo a non inquinare, lasciando loro il privilegio di continuare a farlo senza rendere conto a nessuno.

In questo senso anche le organizzazioni internazionali, dalla Nato al G7, sono diventate una sorta di succursale dei rappresentanti degli interessi degli Stati Uniti, nonchè uno strumento da utilizzare per isolare la Russia, divenuto paese canaglia nel momento stesso in cui ha deciso di non calarsi le brache di fronte alla Casa Bianca. In questo contesto ben definito i paesi europei appaiano semplicemente troppo deboli per reagire, e in questo senso la xenofobia dilagante e indotta dai media che propagandano continuamente notizie atte a far sentire gli europei come “sotto assedio” serve a tenere nella debolezza e nel rancore i singoli paesi europei, impedendo loro di realizzare una visione comune della politica estera.

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