Il sonno della memoria fa nascere mostri. Gli stessi che hanno generato fascismo e nazismoTribuno del Popolo
giovedì , 25 maggio 2017
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Il sonno della memoria fa nascere mostri. Gli stessi che hanno generato fascismo e nazismo

Alla vigilia della giornata della memoria, è bene tenere presente alcuni fatti che stanno succedendo attorno a noi e della gravità dei quali, forse, non riusciamo a rendercene conto appieno. Esiste, oggi, un revisionismo strisciante che avvolge la Storia in una nebbia di ignoranza e di confusione. Così il ritorno, in Europa, di forme di fascismo e nazismo che si pensavano essere definitivamente sconfitte e distrutte con la seconda guerra mondiale, viene incentivato grazie agli opportunismi politici, alle connivenze e alle convenienze internazionali che producono volute cecità, alleanze e patti indecenti.

Fonte: marx21.it

Ne è esempio eclatante la situazione disastrosa che si vive in Ucraina, proprio al centro di Europa, dove forze che si richiamano apertamente alle gesta del nazista Bandera partecipano a un governo che ha scatenato una vera e propria guerra contro le popolazioni del Donbass. In Ucraina si vedono le svastiche e le insegne delle SS sulle divise e i vessilli di battaglioni militari più o meno regolari dell’esercito di Kiev.

Lo fanno con la connivenza della Nato, della UE, degli Stati Uniti. Gli stessi che celebreranno il giorno della memoria ad Auschwitz senza la presenza della Russia perché non invitata dal governo polacco. Eppure fu il popolo e l’esercito della Russia sovietica a sconfiggere il terzo Reich resistendo negli assedi di Stalingrado e di Leningrado. Fu l’armata rossa a liberare il campo di Auschwitz quel 27 gennaio di 70 anni fa. Fu l’Unione Sovietica (e, quindi, anche il popolo russo) a contare circa 23.000.000 di morti nella seconda guerra mondiale. Ma oggi si vuole cancellare tutto. Così il primo ministro ucraino Yatseniuk può dichiarare alla TV tedesca: ”non lasceremo che i russi invadano l’Ucraina e la Germania come avvenuto durante la seconda guerra mondiale”. Una mistificazione che non solo non viene contrastata ma riportata senza critiche da gran parte dell’informazione italiana ed europea.

Anche a Vicenza, medaglia d’oro per la Resistenza, la memoria viene distorta e umiliata dalla decisione dell’amministrazione comunale retta del renziano Variati che dà il proprio patrocinio al convegno “Vicenza ricorda Almirante”. Una decisione che ricorda le dichiarazioni di Luciano Violante che “sdoganando” i cosiddetti “ragazzi di Salò” tendevano a dare ai fascisti una dignità simile a chi aveva lottato per la libertà del nostro paese. E mentre il vice-sindaco vicentino Bulgarini D’Elci celebra la figura del fondatore del MSI (fascista dichiarato, membro della repubblica di Salò, tra gli estensori del manifesto della razza, famoso per avere firmato nel maggio del 1944 la condanna a morte per antifascisti “renitenti alla leva e disertori”) nel sito del comune di Vicenza si può leggere l’annuncio “giornata della memoria, fino al 2 febbraio numerose iniziative per non dimenticare”. Forse Variati pensa, così, di apparire come il “sindaco di tutti”, ma su questioni come quelle dell’antifascismo e della giornata della memoria non si può stare con il piede in due staffe. Si deve scegliere da che parte stare. Lo ha fatto, mettendo in gioco la propria vita, chi ha deciso di combattere la barbarie nazifascista nelle montagne, nelle fabbriche, nelle città del nostro paese. Lo ha fatto chi è stato trucidato nei rastrellamenti della Piana di Valdagno e del Bosco Nero di Granezza. Lo ha fatto chi è stato impiccato a Bassano. Lo hanno fatto i dieci martiri fucilati a Vicenza. Oggi, soprattutto per convenienza politica il vice-sindaco di Vicenza ricorda, con il patrocinio del comune, in nome di una idea di democrazia tutta sua e senza provare vergogna, il fascista Almirante. A Variati bisogna ricordare che, ieri, ha voluto fare uno strappo rispetto alle tradizioni antifasciste e democratiche della città di cui è sindaco. Non ci si può nascondere dietro una ipotetica “equidistanza” perché, di fatto, significa la negazione di cosa è stato il fascismo in Italia. Bisogna essere partigiani come ci hanno insegnato grandi persone come i “Piccoli Maestri”, come Toni Giuriolo, come Bruno Viola “Marinaio”, come Fiorenzo Costalunga “Argiuna”, come Quirino Traforti “Carnera” e tanti altri che hanno combattuto quell’orrore che Almirante aveva contribuito a creare nel nostro paese.

Ancora oggi, di fronte a quel pensiero unico che vorrebbe cancellare la storia parificando vittime e aguzzini, bisogna vigilare ed essere partigiani perché essere “neutrali” (secondo vecchie logiche di un opportunismo democristiano) significa essere ciechi di fronte al pericolo del nazifascismo che avanza in Europa.

Un pericolo concreto al quale non si può restare “indifferenti” perché come diceva Gramsci, “l’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita”. E contribuisce a favorire la rinascita di tentazioni autoritarie.

Giorgio Langella, segretario regionale PCdI Veneto 

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