Il sonno dell'ideologia genera i "mostri"Tribuno del Popolo
sabato , 27 maggio 2017
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Il sonno dell’ideologia genera i “mostri”

Sono finite le elezioni Europee e forse, per un pò, saranno finiti gli slogan e la campagna elettorale perenne di partiti che ormai si muovono tutti nello stesso campo culturale. Stiamo parlando dell’Occidente de-ideologizzato dove più nessuno ha le risposte alle domande della società, dove il nazionalismo diventa allettante per quelle masse popolari ormai prive di una qualsivoglia consapevolezza politica. Solo rilanciando una ideologia coerente che risponda ai dubbi del secolo XXI la sinistra potrà “ribaltare il tavolo”.

Tutti si spaventano guardando all’esito delle Europee osservando l’avanzata dell’estrema destra di Marine Le Pen in Francia, di Nigel Farage in Gran Bretagna e dei populismi di destra antieuro in genere. Noi non siamo così spaventati dal momento che tale esito era ampiamente prevedibile, tuttavia alla luce degli scenari che si stanno preparando per il futuro forse sarebbe necessario affrontare una discussione nel merito. La sinistra, guardando sommariamente alla situazione europea, sembra progredire, ma di che sinistra si sta parlando? Stiamo parlando di una sinistra deideologizzata che scopre con entusiasmo che picconando ogni volta una parte di sè piace di più all’elettorato, e poco importa se pezzo dopo pezzo, anno dopo anno, si perde per strada ogni volta un pezzo di identità in più. L’importante è “vincere“, ce lo insegna la cultura del neoliberismo che viviamo sulla nostra pelle quotidianamente, non contano tanto le “idee”, conta il “vincere”, il magari saper essere cinici e bastardi pur di raggiungere l’obiettivo. Ma cosa accade quando questo obiettivo diventa fine a se stesso? Cosa accade quanto l’obiettivo principe diventa quello di venire eletto per cambiare ma sempre all’interno del quadro scelto da quelli che dovrebbero essere degli avversari politici e culturali? Accade che si porta avanti sicuramente una lotta utile, meritevole e forse anche affascinante, ma che bene o male si accetta un sostanziale ruolo di critica dell’esistente, rinunciando aprioristicamente a un cambiamento culturale e globale della prospettiva, un cambiamento che sarebbe tanto più reso necessario dall’andamento della situazione economica e sociale in Italia e in Europa. E’ invece possibile imbastire una sinistra ben più ambiziosa che abbia come fine non tanto quello di sedersi ai tavoli del potere per discutere con gli altri quanto quello di rovesciare direttamente il tavolo. E’ assolutamente indubbio che le forze che si pongono come obiettivo quello di riportare d’attualità una ideologia e di rimettere in discussione l’esistente trovino come ostacolo quelle stesse forze che hanno modificato i rapporti di forza a loro vantaggio. Questo non implica evocare lotte autoreferenti e assolutamente scollegate dalla realtà, implica il tentativo e lo sforzo di individuare i contorni di quella che dovrebbe essere una ideologia propulsiva da contrapporre a quella vigente, che appare solo apparentemente come un vuoto ideologico nel senso che al vuoto delle masse popolari si sta pian piano sostituendo una nuova ideologia, quella dell’individualismo figlia del neoliberismo. Opponendosi a essa senza una ideologia si finisce per opporsi da singoli, atomizzati e inutili, con il rischio di diventare semplicemente dei critici dell’esistente che però non hanno niente da proporre al suo posto.

Gracchus Babeuf

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Un commento

  1. Articolo molto ma molto interessante…grazie per il tuo e vostro impegno…mi piacerebbe interagire con voi è collaborare con voi…abbiamo bisogno di costruire ricostruire o far riemergere una sinistra guidata da ideali sociali e universali ma concreta e con i piedi piantati sull’oggi portandoci dietro però’ tutto il bagaglio della storia nostra…non arrendiamoci…ciao

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