Il tasso di disoccupazione cala ma il lavoro mancaTribuno del Popolo
lunedì , 25 settembre 2017
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Il tasso di disoccupazione cala ma il lavoro manca

I titoli dei giornali ci avvertono che la disoccupazione è calata. Anzi, non è mai stata così bassa da tre anni. Ci fanno capire che l’azione del governo va nella giusta direzione, che il jobs act ha rilanciato l’occupazione, che il trend è positivo. Evviva!

Ma è proprio così? A leggere i dati dell’ISTAT (dai quali è stata ricavata la notizia) la situazione appare del tutto differente. È vero, la disoccupazione è al 11,5% ed è calata, ma sono calati anche gli occupati e sono cresciuti gli inattivi. La situazione è, quindi, l’esatto contrario di quello che gran parte dell’informazione e il governo ci vuole far credere.

I dati ISTAT sono chiari. A settembre 2015 i disoccupati erano stimati in 2.940.306, a ottobre la stima è di 2.927.043. Ce ne sono, quindi, 13.263 in meno. Bene. Ma, contestualmente, la “forza lavoro” è passata dai 25.422.086 di settembre ai 25.370.257 di ottobre (un calo di 51.829 unità) e gli occupati passano da 22.482.777 a 22.443.214 (-29.563) Questo vuol dire che gli inattivi (cioè chi non lavora, non studia e non è iscritto alle liste di disoccupazione) sono cresciuti dai 14.095.257 di settembre ai 14.127.610 di ottobre (+32.353). Anche la disoccupazione giovanile (età compresa i 15 e i 24 anni) è aumentata dai 604.055 di settembre ai 611.212 di ottobre.
Al di là dell’unico numero positivo che riguarda la percentuale di disoccupati, tutti gli altri sono negativi e descrivono una situazione molto pesante fatta di mancanza di lavoro e precarietà. Precarietà evidenziata dal fallimento delle norme e delle leggi del governo Renzi (decontribuzioni varie, jobs act …) che dovevano segnare la svolta verso la “crescita”. Ebbene, tra i lavoratori dipendenti, i contratti che ISTAT definisce permanenti sono 14.527.131 a ottobre 2015 mentre erano 14.540.612 a inizio anno. L’effetto delle decisioni governative ha quindi prodotto 13.481 posti di lavoro permanenti in meno. I contratti a termine, da gennaio a ottobre 2015, sono cresciuti di 200.835 unità passando da 2.285.202 a 2.486.037. Non c’è che dire, la fotografia di un fallimento su tutta la linea. Il ministro Poletti che recentemente ha fatto dichiarazioni imbarazzanti sui laureati e sulle ore di lavoro, evidenziando la volontà del governo Renzi, sempre più al servizio di un capitalismo miope e cialtrone, di cancellare i contratti nazionali rendendo sempre più instabile, insicuro e poco retribuito il lavoro.

Nel frattempo, il presidente dell’INPS, Boeri afferma che sarà inevitabile che i giovani lavoratori di oggi (chi è nato negli anni ottanta o dopo) potranno “godersi” una pensione miserabile (stimata in circa 750 euro) solo dopo aver raggiunto i 70 o addirittura i 75 anni. Un futuro che assomiglia a una condanna a vita.

Di fronte ai dati diramati dall’ISTAT, Renzi ha fatto dichiarazioni ottimistiche esaltando l’unico dato positivo che viene fornito (il tasso di disoccupazione) tacendo gli altri dati negativi che lo annullano. Un politico serio avrebbe dovuto mostrare tutta la gravità della situazione e trarne le logiche conseguenze. Ma, si sa, Renzi non è né un politico, né serio.

Povera patria.

Fonte: Marx21.it

Giorgio Langella

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