Il "totalitarismo democratico" e il superamento della politicaTribuno del Popolo
venerdì , 22 settembre 2017
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Il “totalitarismo democratico” e il superamento della politica

Nel mondo del 2014 non c’è più spazio per nessuna idea che sia in contrasto con l’ordinamento attuale. Si tratta di un compiuto totalitarismo “democratico” dove una democrazia distorta è stata eletta a ideologia dominante svuotando di significato la politica che non diventa più confronto tra idee diverse ma semplice gestione del presente.

Ai tempi della Guerra Fredda analisti, giornalisti, studiosi e intellettuali accusavano sostanzialmente l’Unione Sovietica e il campo socialista di non lasciare la libertà di scelta ai propri cittadini. Si accusava sostanzialmente l’Urss di imporre il socialismo togliendo la scelta e il libero arbitrio mentre, al contrario, il campo occidentale aveva elevato le libertà personali a bene primario. Era ovviamente propaganda dal momento che la supposta libertà di scelta concessa agli occidentali, sempre ammesso ci fosse, era una sorta di libertà condizionata, peraltro venuta completamente meno dopo la caduta del blocco avverso che giustificava la loro stessa concessione da parte del capitalismo. Oggi è forse ammessa una qualche idea difforme rispetto a quelle che sono considerate accettate dal mainstream? E’ forse possibile mettere in discussione lo status quo attuale in qualsivoglia maniera? Ovviamente no. Quella attuale è una dittatura compiuta della democrazia, dove per democrazia non si intende però il concetto condivisibile di potere del popolo bensì una sua visione distorta molto più simile a una artistocrazia che richiama quella dei “kaloi kai agazoi” ellenici. Una democrazia, quella attuale, che esclude a priori la critica a se stessa, svuotando di conseguenza il suo stesso significato. E’ un totalitarismo compiuto che escludendo ogni critica e ogni possibile alternativa impone una unica prospettiva all’umanità. Se ci pensate bene criticare la “democrazia” attuale significa essere tacciati di “radicalismo” o di “terrorismo”, mettendo nello stesso piano terroristi islamici e no global, intellettuali dissidenti e pacifisti. Chiunque si oppone al “totalitarismo democratico” diventa un ramo secco da potare, e possibilmente da rendere inoffensivo. Se non ci credete basta vedere la fine della politica cui abbiamo assistito negli ultimi anni, con i partiti che sono diventati sempre più simili gli uni agli altri, rinunciando volontariamente alla critica della società e alla elaborazione di alternative sistemiche. La lotta politica è diventata una lotta tra “amministratori”, tra “governatori” che devono governare il popolo rendendo poi conto a qualcun altro, siano essi gli americani, i mercati, le banche. A questo punto penserete che siamo dei “complottisti” come coloro che passano il loro tempo a teorizzare questo o quel complotto contro l’umanità, la realtà è che noi non siamo complottisti e pensiamo che quello attuale sia il semplice risultato di una politica portata avanti sapientemente e pazientemente per anni. Lo svuotamento della politica ha portato al restringimento di spazi di alternativa, alla fine di un sogno collettivo di cambiamento, fino alla rassegnazione e all’accettazione di quello attuale come l’unico mondo possibile. Le voci scomode vengono semplicemente marginalizzate, ci penserà l’esclusione dal mainstream e dal sistema economico a renderle marginali e inoffensive. In un sistema di questo tipo non c’è nemmeno più bisogno della repressione perchè i mezzi di comunicazione e di diffusione del sapere e della cultura sono tutti in mano a chi ha interesse a mantenere in piedi questo sistema. Peccato che questo sistema democratico sia la negazione di se stesso perchè finge di dare dignità a ogni cittadino ma nella realtà decide cosa è ammesso e cosa no, svuotando di significato il concetto stesso di democrazia. Insomma, esattamente al pari dell’ideologia marxista, l’ideologia capitalista ha generato un sistema che esclude qualsiasi altro pensiero contrario, facendo però credere di essere il miglior sistema possibile. E non è casuale, aggiungiamo noi, che determinati studi e determinati campi del sapere che non sono utili al profitto, e quindi alla formazione di una mentalità atta ad apprezzare il capitalismo, vengano esclusi dal sistema produttivo; vedi gli studi letterari e umanistici che hanno radici profondissime in Europa e che, con questo sistema, finiranno per venire semplicemente dimenticati in quanto non permettono un accesso al lavoro, e quindi alla sussistenza.

Gracchus Babeuf

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