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giovedì , 19 gennaio 2017
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Il Tribuno del Popolo: una voce dal basso ma che ha grandi ambizioni

Il Tribuno del Popolo: una voce dal basso ma che ha grandi ambizioni

“I lampioni si stanno spegnendo su tutta l’Europa”, disse Edward Grey, ministro degli Esteri della Gran Bretagna il giorno in cui Londra era entrata in guerra con la Germania nel 1914, “Nel corso della nostra vita non le vedremo più accese”.

Cosa accade all’Europa? Per rispondere a questa domanda basta osservare i titoli dei giornali di quasi tutti gli stati europei. Sfogliando le pagine dei quotidiani quasi senza farlo apposta ci si imbatte nelle decine di articoli, inchieste e approfondimenti che ci raccontano della crisi economica che ha colpito al cuore il “sistema-Occidente”. Una crisi economica che si abbatte in particolar modo contro le fasce popolari dei paesi più deboli dell’Unione Europea: Grecia, Spagna, Italia, Irlanda e Portogallo. La parola d’ordine con cui si è aperta la seconda decade del XXI secolo è “austerity”, sinonimo di rigore, sacrificio, troppo spesso patiti però solamente falle fasce più esposte della società, abbandonate dagli stati alla macelleria sociale causata dalla contrazione economica.

E nella macelleria sociale generalizzata che scuote il continente, la cancelliera di ferro Angela Merkel continua a invocare ricette di rigore e austerità che hanno già cacciato nell’inferno della povertà un paese come la Grecia, simbolicamente lo stesso luogo dove millenni fa si formava la cultura europea e da dove sarebbero gemmati concetti come democrazia e come la stessa “Europa”. Nel marasma generale tornano anche i vecchi egoismi europei, i cui contorni spesso e volentieri sfumano nei beceri nazionalismi che tanti danni causarono all’identità di Europa nel Primo Dopoguerra. In questa situazione difficile, dove per milioni di giovani europei la possibilità di accedere a un lavoro dignitoso diventa quasi un sogno inarrivabile, ecco che emerge con forza la necessità di trovare vie alternative di sviluppo, vie in grado di ridare in primis la speranza a milioni di giovani che hanno visto calare le tenebre sul proprio futuro. All’interno di un’Europa in disfacimento culturale ed economico, ecco quindi la necessità di risvegliare la coscienza popolare, troppo tempo sopita, per cercare di porre una barriera alla marea montante della finanza. La crisi che ha colpito il capitalismo Occidentale però non può essere considerata un semplice incidente di percorso; ci troviamo di fronte a un momento epocale, una sorta di ’89 del capitalismo, uno di quei momenti chiave di un secolo che necessitano di essere sviscerati e raccontati nel modo più variegato possibile. Una crisi che secondo molti il rigore e l’austerity non faranno che aggravare tragicamente, trascinando l’Europa nella povertà. Per uscirne occorre riattivare la crescita, ma come farlo se il debito pubblico diventa insostenibile? Non certo tagliando il welfare e aumentando le tasse della povera gente, quella che come al solito paga le scelte scellerate o criminali di classi politiche che in un modo o nell’altro riescono sempre a sopravvivere alle catastrofi. E con la crisi che ha già da tempo bussato alle porte dell’Italia, della Spagna e dell’Europa mediterranea, si iniziano a intravedere i primi sommovimenti sociali, per il momento soffocati dalle maglie della repressione e della censura. In un mondo ormai in continuo mutamento, dove la guerra o la minaccia della guerra continua ad aleggiare sinistra, evocando oscuri scenari, abbiamo sentito nascere il desiderio di creare un luogo di riflessione sul web che possa fungere sia da canale di informazione, sia da luogo di approfondimento e confronto.

Il XXI secolo ha dimostrato in modo inconfutabile come l’informazione e i media siano potenzialmente rivoluzionari, al punto che la democratizzazione dell’informazione secondo molti potrebbe rappresentare la vera chiave di volta per capire il presente e progettare il futuro. “Il Tribuno del Popolo” nasce così, con l’ambizione di poter diventare un riferimento per quanti condividono questa chiave critica di lettura del presente, e soprattutto con quella di poter fornire un contributo, seppur modesto, all’elaborazione di un’alternativa di sviluppo reale. Cercheremo di raccontare e approfondire notizie dall’Italia e dal Mondo, cercando di dare un valore aggiunto: la nostra soggettività nell’interpretarle criticamente, una soggettività che non sarà ostentata ma che rappresenterà quanto di originale potrete leggere e che distinguerà “Il Tribuno del Popolo” da altri.

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