Il Venezuela Bolivariano e i Diritti Umani: una storia di successoTribuno del Popolo
mercoledì , 18 gennaio 2017
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Il Venezuela Bolivariano e i Diritti Umani: una storia di successo

Il Venezuela Bolivariano e i Diritti Umani: una storia di successo

Leggendo il preciso post di Riccardo Noury nel suo blog “le Persone e la Dignità”, dedicato a«cosa deve cambiare per i diritti umani» in Venezuela, tempestivamente pubblicato proprio nel giorno delle elezioni presidenziali e della sfida tra la sinistra bolivariana di Nicolas Maduro e la destra neo-liberista di Henrique Capriles (link), viene in mente il vecchio adagio evangelico della pagliuzza e della trave.

Durante il governo Chávez, il Venezuela ha realizzato in sostanza due Obiettivi di Sviluppo del Millennio grazie all’investimento pubblico in ambito sociale e a programmi operativi (le “misiones”) e strategici (ad es. il partenariato bilaterale con Cuba all’insegna dello scambio tra le forniture petrolifere dal Venezuela e le risorse sanitarie da Cuba) di carattere internazionale (la cooperazione inter-americana nell’ambito dell’ALBA, l’“Alleanza Bolivariana per i Popoli della Nostra America”).

Se nel 1999, alla vigilia dell’esperienza chavista, il 70% della popolazione viveva in condizioni di povertà, con ca. il 50% in condizione di povertà relativa e ca. il 20% in condizione di povertà assoluta, oggi i due indici sono scesi rispettivamente al 24% e al 8%, conseguendo pertanto il primo degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio, persino in anticipo sulla data prevista del 2015. Analogamente, l’Indice di Incidenza della Malnutrizione è sceso – dimezzandosi – dal 12% al 6% tra il biennio 1990-1992 ed il biennio 2005-2007, grazie alla politica nutrizionale e per la sovranità alimentare attuata dal governo bolivariano anche attraverso l’azione della Mision “Alimentacion” (“Mercal”) che ha consentito di raggiungere e superare la media raccomandata FAO (2300 kcal. al giorno) con 2700 kcal. al giorno, messe a disposizione, in media, di ogni cittadino venezuelano. Di conseguenza, l’Indice di Sviluppo Umano è uno dei più alti in America Latina (da 0,660 nel 1999 a 0,750 nel 2012), ponendo il Paese al 70° posto nel mondo tra i Paesi ad alto sviluppo umano(link) anche perché le disuguaglianze sono state ridotte fortemente, come dimostra il coefficiente di Gini passato dal valore di 0,49 nel 1999 a 0,39 nel 2012 (World Factbook e UNDP: link). Quanto alla realizzazione del “partenariato internazionale per lo sviluppo” (ulteriore Obiettivo del Millennio), il Venezuela ha costruito accordi solidali all’interno dell’ALBA, rapporti economici con i Paesi del Mercosur e ha creato un Fondo Umanitario Internazionale per il sostegno ai Paesi poveri in difficoltà che, nel 2007, ha portato alla costituzione del Banco del Sur. Il progresso più evidente, secondo solo a quello di Cuba e assai significativo in una società piuttosto machista come quella venezuelana, si è verificato nell’ambito delle pari opportunità: mentre nel 2004 le deputate erano il 14% e i deputati l’86%, oggi le elette sono il 46% e gli eletti il 54% (primadell’insediamento della nuova Assemblea Nazionale, risultata dalle elezioni parlamentari del 26 Settembre 2010, avvenuto il 1° Gennaio 2011). Non meno importante e con profonde implicazioni per la pace e la sicurezza dell’intera regione, il Venezuela è anche il Paese dell’America Latina che ha maggiormente ridotto le spese militari nel 2009: con una riduzione del 25% e una spesa assoluta sul bilancio federale pari all’1,5% (dati SIPRI), la Repubblica Bolivariana è, con l’Uruguay (1,3%), ultimo di una classifica che vede al 1° posto la Colombia (3,8%): link. Come banalmente si comprende, il tema dei diritti umani è un tema molto sensibile e facilmente strumentalizzabile per ragioni di potere o per corriva raison d’État ma costituisce anche una questione decisiva per l’avanzamento della giustizia sociale e del benessere popolare, specie in Paesi in via di sviluppo o in società in transizione. Appunto perché, come non c’è pace senza giustizia, non c’è sviluppo senza diritti.

di Gianmarco Pisa, Operatori di Pace – Campania e IPRI – Rete dei Corpi Civili di Pace

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