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mercoledì , 18 gennaio 2017
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Il vicolo cieco dell’Occidente

Il vicolo cieco dell’Occidente

Da qualche tempo l’Occidente sembra aver imboccato qualcosa di simile a un “vicolo cieco”. Il cinismo, la corruzione e l’atomizzazione delle società occidentali sembrano preludere a una nuova stagione di autoritarismi, e il ventre che generò gli esperimenti di fascismo nel XX secolo sembra essere ancora gravido giovandosi dei venti di guerra che lo cullano. Alla luce di tutto ciò cercheremo di smontare  e confutare alcuni dei miti dell’ “Occidente”…

Ognuno può più o meno giustamente farsi un’idea del perchè il mondo sta scivolando verso il caos. Secondo l’Occidente la colpa è della Russia e della Cina, paesi “dittatoriali” che vogliono mirare al predominio mondiale, ma a ben guardare sembra che la questione sia leggermente differente e riguarda un cambiamento epocale di paradigma e di prospettiva che sta avvenendo nel XXI secolo, e che riguarda la questione centrale della perdita di centralità del mondo occidentale e degli Stati Uniti, che sembrano ormai incapaci di esercitare il ruolo di guida del pianeta ma non vogliono rassegnarsi a questo. La mancata rassegnazione dell’Occidente a cedere il testimone rischia di trascinare il mondo in una nuova era di conflitti. Il problema è che il cosiddetto Occidente ha costruito il sistema globalizzato di oggi esportando e imponendo modelli sociali ed economici in Asia, Africa e Sudamerica. Non solo, l’Occidente concentra nelle proprie mani la stragrande maggioranza della ricchezza mondiale,  e di conseguenza ben si comprende come mai a Washington e a Londra abbiano tutto l’interesse di far continuare ancora a lungo l’ “Impero Occidentale” sul resto del mondo.

Del resto in molti dimenticano che ancora nel XX secolo le “colonie” esistevano ancora in tutto il mondo e il destino di migliaia di persone veniva deciso non tanto per tutelare la loro dignità di esseri umani, quanto per conseguire e portare avanti gli interessi della madrepatria. Ancora negli anni Sessanta negli Stati Uniti la popolazione di colore subiva enormi discriminazioni e violenze, e la Gran Bretagna e la Francia hanno allentato la loro morsa sul rispettivo impero coloniale solo quando non è stato più possibile farlo. Nel cuore dell’Europa in nome dell’anticomunismo sono stati sopportati regimi come quello dei Colonnelli in Grecia e come quello di Franco e Salazar in Spagna e Portogallo, con il secondo che ha portato avanti guerre coloniali nel cuore dell’Africa fino agli anni Settanta per vietare il diritto all’autodeterminazione dei popoli. Oggi invece l’Occidente si propone come difensori di valori universali che, secondo la vulgata del mainstream, sarebbero stati diffusi nel mondo dall’Occidente. Ma in realtà, pensateci bene, a criticare il colonialismo e a fornire le basi per un suo superamento è stato il marxismo, una sorta di virus gemmato nel ventre dell’Occidente, ma appunto un virus tant’è che la cultura occidentale e anglosassone ha sempre respinto ogni contaminazione respingendolo in toto come una dottrina “totalitaria” e pericolosa. Pericolosa effettivamente lo era per davvero dal momento che fu grazie alle teorie del marxismo che si elaborarono critiche serie all’imperialismo e che ridessero dignità ai popoli oppressi.

Se guardassimo infatti la questione da un punto di vista extraeuropeo infatti, nessuna dottrina è riuscita più del marxismo a liberare popoli e a dare dignità e diritti alla popolazione. Appare dunque fin troppo chiaro che l’Occidente non poteva che avversare da un punto di vista culturale le teorie marxiste, intuendo che sarebbe stato uno strumento per porre fine al predominio imperialistico dell’Occidente sul resto del mondo. Vi è poi il precedente del fascismo, gemmato proprio in seno all’Occidente e che tanta fortuna ha avuto nel cuore dell’Europa fino a portare alla Seconda Guerra Mondiale. Si è scritto molto sul fascismo, sull’avvento del nazionalsiocalismo e soprattutto sul consenso di massa che seppero ottenere nelle popolazioni europee. A nostro modesto e personale avviso il motivo è che il fascismo e il nazionalsocialismo sono strettamente connessi con la cultura dell’Occidente in quanto partono dal presupposto che quella occidentale sia la migliore delle culture possibili, e che anzi gli occidentali siano superiori essi stessi come popolo agli altri popoli. I comunisti che hanno sfidato il capitalismo americano mondiale al contrario non hanno mai operato distinzioni di popoli e culture applicando sempre la teoria della “lotta di classe”. I sovietici sostanzialmente, sbagliando o no, analizzavano e giudicavano le società sulla base della loro composizione di classe e non di quella razziale o culturale.

Oggi che i venti di guerra spirano di nuovo fortissimo, ecco il ritorno della vecchia retorica ed ecco il ritorno dei nazionalismi e dello scontro tra civiltà. Nulla di nuovo sotto il sole ormai i paesi vengono giudicati “buoni” o “cattivi” solo sulla base del fatto che accettino o no il giogo dell’Occidente che non è più nemmeno ideologia in quanto l’unico suo fine è quello di mantenere a qualsiasi costo il predominio del mondo…

Fine Parte I

GB

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