Il vuoto a sinistra è (quasi) solo in ItaliaTribuno del Popolo
sabato , 27 maggio 2017
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Il vuoto a sinistra è (quasi) solo in Italia

I due principali fenomeni che hanno investito la politica europea degli ultimi anni sono sicuramente l’espansione delle destre nazionaliste e la crisi della socialdemocrazia. Un terzo fenomeno, per dimensioni sicuramente non inferiore a quello dello sviluppo dei cosiddetti populismi di destra, è quello del risveglio della sinistra europea e dei movimenti ecologisti.

La crescita dei consensi di una serie di partiti e movimenti a sinistra dei partiti membri del PSE sta mutando gli equilibri politici in diverse nazioni del vecchio continente, ridisegnando ruoli, alleanze, schemi di potere e rapporti di stabilità fra le varie formazioni politiche.

I risultati della sinistra in Grecia, Spagna e Portogallo degli ultimi mesi non sono certo passati inosservati. Syriza lo scorso anno ha vinto per ben due volte le elezioni greche e in entrambe le occasioni ha raccolto oltre il 35% dei voti, ma oltre al partito del primo ministro Alexis Tsipras vi sono anche i comunisti del KKE e i fuoriusciti da Syriza che attraggono circa il 15% dei consensi nazionali.

In Spagna il fenomeno nuovo è Podemos che alle ultime due elezioni ha superato il 20%, la seconda volta grazie anche al sostegno di Izquierda Unida, storica formazione politica della sinistra spagnola. A questi si deve aggiungere il grande supporto alle forze politiche indipendentiste locali, come i Repubblicani di sinistra catalani, che in Catalogna sono il primo partito con oltre il 20% dei consensi, e l’estrema sinistra basca che, dopo il grandissimo successo nella regione di Podemos, che lo scorso giugno ha sfiorato il 30%, punta a diventare la prima forza politica alle prossime elezioni regionali che si terranno fra circa un mese, dopo aver ottenuto il 25% dei consensi quattro anni fa.

In Portogallo la situazione è diversa. Il Partito Socialista riesce a governare solo grazie ad uno storico accordo con il Bloco de Ezquerda, il Partito Comunista Portoghese e i Verdi che assieme attraggono quasi il 20% dell’elettorato portoghese.

Ma la crescita della sinistra europea non si ferma a Grecia, Portogallo e Spagna. In Germania Die Linke viaggia attorno al 10% mentre i Verdi sono sopra al 12% e assieme superano i socialdemocratici che fino a pochi anni fa riuscivano ad ottenere oltre il 40% alle elezioni nazionali. Anche la sinistra irlandese riesce a superare il 20% e a surclassare i laburisti che fino a pochi mesi fa erano al governo a fianco del Fine Gael. La storica formazione del Sinn Fein viene data dai sondaggi oltre al 15%, i verdi sopra il 3% e il movimento della sinistra anticapitalista AAA-PBP viaggia attorno al 5%. L’avanzare delle sinistre irlandesi ha costretto i due partiti che da un secolo si contendono il potere, il Fianna Fail e il Fine Gael, a trovare un accordo per permettere a quest’ultimo di dar vita ad un governo di minoranza che conta sull’appoggio di meno del 40% del nuovo Parlamento d’Irlanda.

In Francia tutta l’attenzione è focalizzata su Marine Le Pen, posta al centro della scena ma predestinata a fallire come il padre, anche nello sciagurato caso in cui riuscisse ad arrivare al ballottaggio alle elezioni presidenziali del prossimo anno. Ciò che passa in sordina è che il Partì de Gauche viaggia fra il 13% e il 15%, stessi numeri del Partito Socialista del Presidente Hollande, che quattro anni fa era oltre 15 punti sopra al partito della sinistra francese. Un altro 5% se lo spartiscono le altre forze politiche della sinistra francese: i Verdi, il Nuovo Partito Anticapitalista e Lotta Operaia, tutti e tre dati sopra l’1% dagli ultimi sondaggi.

Nei Paesi Bassi, che ritraggono alla perfezione gli attuali mutamenti nella politica europea, con Geert Wilders che è uno dei principali esempi del successo delle destre nazionaliste, e con i laburisti del PvdA sotto al 10% che rappresentano a pieno la crisi delle socialdemocrazie europee, la sinistra riesce a ritagliarsi un ampio spazio. Il Partito Socialista, membro del Partito della Sinistra Europea, è da tempo sopra al 10%. Sulla stessa percentuale si aggira il movimento della Sinistra Verde che però alle ultime elezioni aveva raccolto solo il 2,3%. In Belgio gli ecologisti superano il 10% sia nella zona francofona che in quella fiamminga, mentre i comunisti del Partito dei Lavoratori del Belgio viaggiano attorno al 4% nelle Fiandre, sopra il 10% in Vallonia e fra il 7% e l’8% nella regione di Bruxelles.

In Repubblica Ceca i comunisti del KCSM continuano ad avere un grande successo e a viaggiare dal 1989 sopra al 10%, mentre gli ecologisti si aggirano fra il 3% e il 4%.

In Svezia il Partito della Sinistra e il movimento di Iniziativa Femminista riescono assieme a raccogliere circa il 10% dei consensi mentre i Verdi si fermano al 4%, stessa percentuale degli ecologisti della Norvegia e del Partito della Sinistra Socialista norvegese, membro dell’Alleanza della Sinistra Verde Nordica.

In Svizzera i verdi si aggirano attorno al 7% mentre le varie liste dell’estrema sinistra sono sempre riuscite a prendere fra l’1% e il 2%. In Austria Alexander Van Der Bellen è stato eletto, lo scorso maggio, Presidente austriaco, prima che la Corte Costituzionale annullasse le elezioni poche settimane dopo. I Verdi austriaci viaggiano da tempo ampiamente sopra al 10%.

Nel Regno Unito, molte formazioni della sinistra inglese hanno dato il proprio appoggio e sostegno alla scalata del partito laburista di Jeremy Corbyn, che ha sicuramente spostato a sinistra la leadership del partito che fu per oltre un decennio sotto la guida di Tony Blair. In Scozia, gli indipendentisti di sinistra viaggiano attorno al 50% dei consensi e sono al governo dal 2007. Gli ecologisti britannici invece si fermano al 4%, ma nel londinese e nel sud dell’Inghilterra il partito supera da anni il 10% dei consensi.

In altre nazioni europee la situazione non è così rosea, in Polonia, le elezioni dello scorso ottobre hanno sancito l’esclusione dal Parlamento nazionale sia della coalizione di centrosinistra, passata dal 41% del 2001 al 7,5% del 2015, che di Razem, movimento politico polacco ispiratosi a Podemos che è riuscito a raccogliere alle ultime elezioni poco meno del 4%. In Ungheria, l’estrema destra dello Jobbik nei sondaggi viene data sopra le varie forze del centrosinistra, con oltre il 20% dei consensi, mentre Viktor Orban e il suo partito sono da 15 anni sopra al 40%.

Ma nella lista dei paesi che non vedono un rilancio a sinistra bisogna annoverare sicuramente anche l’Italia. L’affermazione di un movimento alternativo al centrodestra e al centrosinistra come il Movimento Cinque Stelle, che ha dato più volte prova di guardare più a destra che a sinistra, non può essere un alibi valido per giustificare l’incapacità della sinistra italiana di attirare a sé nuovi consensi. Sinistra italiana che vede l’assenza di un soggetto ampio con una leadership forte, fondamentale per il successo elettorale in questo momento storico. Il risveglio della sinistra europea, che ha i suoi punti massimi proprio nell’Europa meridionale, rischia di escludere il paese del PCI, elemento fondamentale per la nascita della sinistra europea e del progetto eurocomunista.

Gianluca Baranelli

Tribuno del Popolo

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