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sabato , 25 marzo 2017
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Il XX Secolo e la lunga lotta al socialismo

Potremmo interpretare il XX secolo come un lungo periodo di lotte, sommovimenti sociali, guerre che hanno avuto un filo conduttore: la repressione ovunque nel mondo del socialismo e dei movimenti sociali a esso ispirati. Una “guerra a Marx” che è culminata nel 1989 ma che dal Cile fino al Vietnam, passando per la guerra civile spagnola e l’Indonesia ha lasciato una lunga striscia di sangue versato per impedire che determinate classi sociali potessero mettere in discussione lo status quo.

La storia umana è stata costellata da conflitti, e chi scrive ovviamente condivide che sia stata una storia di conflitti di classi sociali. Nel corso dei secoli le classi subalterne, quelle da sempre escluse dal possesso dei mezzi di produzione e quindi dal potere, hanno cominciato una lunga marcia per uscire dalle condizioni di servaggio in cui versavano e hanno progressivamente effettuato conquiste consapevoli o meno. Chiaramente le condizioni sono migliorate con il passare dei secoli anche grazie alle innovazioni tecnologiche ma lo status quo non è stato mai messo in discussione in quanto le classi privilegiate hanno strettamente mantenuto il possesso dei mezzi di produzione e hanno sostanzialmente impedito una redistribuzione delle ricchezze congelando una situazione e cristallizzandola nei secoli. Il perno del congelamento dello status quo era, semplificando molto, l’Ancien Regime, inteso come un mondo di valori fissi che non potevano essere messi in discussione, una evoluzione della società medievale dove ciascuno faceva parte di una classe ben definita (bellatores, oratores, laboratores), e poco importa che i “laboratores” fossero il 90% della popolazione e fossero sostanzialmente la massa che creava le ricchezze su cui le altre classi più abbienti hanno costruito il loro predominio.

Tutto questo si è realmente incrinato con la Rivoluzione francese, certo, ma ciò che realmente ha fatto scricchiolare la vecchia organizzazione del mondo furono le teorie di Karl Marx, il primo a mettere nero su bianco come avvenisse l’accumulazione capitalistica e mettesse a nudo i meccanismi di spoliazione e sfruttamento messi in atto dalle classi più abbienti nei confronti dei proletari, che poi altro non erano che i “laboratores”, ovvero la stragrande maggioranza del popolo, da sempre escluso dalle stanze dei bottoni del potere. Oltre a essere un genio Marx era anche uno studioso e utilizzò criteri scientifici per mettere a nudo l’inganno del plusvalore, mostrando per la prima volta in modo scientifico il modo con il quale i “ricchi” conservavano il proprio privilegio e il proprio potere. Niente benedizione di Dio o nobiltà di sangue ma semplice concentrazione di ricchezze in poche mani e costruzione di impianti legislativi in grado di tutelare i propri interessi. Gradualmente con il diffondersi di queste teorie rivoluzionarie le masse di lavoratori hanno cominciato a prendere coscienza della propria subalternità, hanno cominciato a organizzarsi capendo che se avessero voluto avrebbero potuto finalmente conquistare dei diritti sociali.

Chiaramente il “vecchio mondo”, ovvero quello del privilegio rappresentato da nobiltà, clero, ceti abbienti e possidenti e quant’altro, non accettò di essere messa da parte in silenzio, attendendo il crepuscolo. Tutti coloro che avevano interesse nel conservare i propri privilegi hanno fatto quindi fronte comune e lo hanno fatto reprimendo e continuando a fare i propri interessi. Un’idea su tutte gli arresti di massa effettuati negli scioperi dei lavoratori, una repressione che è culminata con il macello della Prima Guerra Mondiale dove i vari partiti socialisti finirono nella macina della guerra con lavoratori che sono stati mandati a massacrarsi tra di loro per fare gli interessi degli industriali e delle classi privilegiate. Dopo la Prima Guerra Mondiale ecco la Rivoluzione russa con tutto quello che ha significato, ovvero il primo grande tentativo di massa di costruire una società su basi nuove, azzerando i privilegi e ricostruendola sulla base di criteri scientifici di progresso.

Ovviamente non fu cosa semplice e sappiamo tutti come questo tentativo dovette superare prove terribile come la guerra civile, ma fu un tentativo che sicuramente spaventò le elites mondiali che videro cosa sarebbe successo se avessero permesso alle idee socialiste di germogliare e diffondersi. Indipendentemente dai giudizi di valore sul comunismo sovietico, che non è oggetto di questo articolo, l’esistenza stessa della Repubblica dei Soviet che aveva preso il posto della Russia zarista mostrò ai lavoratori di tutto il mondo che esisteva una alternativa. Da qui la necessità delle classi privilegiate di reagire e un esempio di questa reazione fu per certi versi il fascismo che nacque sulle ceneri del Biennio rosso in Italia con Vittorio Emanuele III che non trovò niente di meglio che affidare il governo ai fascisti probabilmente perchè erano una garanzia che certe linee non sarebbero state varcate, cosa invece che sarebbe successa nel caso di una rivoluzione di stampo socialista (vedi privilegi del clero, redistribuzione delle ricchezze, reale socializzazione dei mezzi di produzione).

Anche in Spagna per evitare che la Repubblica Spagnola, vincente le elezioni democratiche, mettesse in atto il suo programma progressista avanzato di stampo socialista, le classi che avevano interesse a mantenere il loro privilegio hanno fatto fronte comune e hanno utilizzato la violenza militare per impedire ogni cambiamento e soffocare ogni tentativo di messa in discussione dell’esistente. La stessa Seconda Guerra Mondiale fu per certi versi una grande guerra a certe idee, non a caso i comunisti e i socialisti furono quelli che più pagarono la follia sterminatrice nazista assieme ad ebrei, omosessuali e zingari. Non a caso i nazisti rivolsero le loro baionette contro l’Urss, e l’Occidente tenne un atteggiamento perlomeno ambiguo. Con la Guerra Fredda poi la guerra al socialismo ha raggiunto un nuovo capitolo spostandosi a livello planetario, basti pensare a come gli Usa in nome della lotta al comunismo abbiano sostanzialmente foraggiato qualsiasi movimento conservatore e reazionario nel mondo, dall’apartheid sudafricano fino ai Colonnelli greci e alla repressione in Indonesia, tutto questo tacendo di Pinochet in Cile e dei vari desaparecidos.

Questa guerra si è conclusa nel 1989 ed è stata vinta dal “capitalismo” che dunque ha chiuso la prospettiva di cambiamento del mondo che è rimasta aperta nel corso del XX secolo. Oggi guardacaso non si parla nemmeno più di cambiare il mondo in quanto non esistono altre ideologie in grado di proporre e suggerire una visione del mondo alternativa rispetto a quella attuale, e questa in quanto il socialismo dopo una guerra corpo a corpo è stato momentaneamente messo fuori combattimento. Insomma, quando il capitale e le classi sociali che traggono vantaggio da questa organizzazione sociale vedono incrinati i loro privilegi la storia ci insegna che non esitano a ricorrere alla guerra e all’autocrazia per congelare lo status quo.

Tribuno del Popolo

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