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sabato , 21 gennaio 2017
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Ilva. A Taranto la mortalità è cresciuta del 27%

Secondo uno studio dell’Associazione italiana di epidemiologia, con i dati della perizia epidemiologica per il gip del Tribunale di Taranto, la mortalità nella città pugliese è aumentata del 27%, mentre i tumori maigni tra il 5 e il 42%.

In Italia esiste una macchia nera. Stiamo parlando di Taranto dove esiste un vero e proprio luogo del dolore, ovvero il tratto che congiunge il rione Tamburi, città vecchia, Porta Napoli, il Borgo, Paolo VI e anche il comune di Statte. Si tratta delle zone più vicine alla zona industriale dell’Ilva e ora i ricercatori dell’Università di Firenze, dell’università di Napoli e del dipartimento di epidemiologia del servizio sanitario regionale del Lazio hanno deciso di fare chiarezza pubblicando un rapporto. In base a questa pubblicazione emerge come a pagare il prezzo dell’inquinamento non siano solo i lavoratori, ma anche i cittadini di Taranto. Vivere a Taranto insomma, uccide,soprattutto le categorie più svantaggiate, quelle dove i picchi di malattia e morte si impennano ulteriormente.  Nello studio si esamina Taranto e i suoi quartieri, ma anche i comuni di Massafra e Statte. Così sono stati contemplati nella ricerca oltre 321.000 abitanti della provincia ionica (157.000 uomini e 164.000 donne). Il rapporto ha evidenziato che sono emersi tassi mortalità e ospedalizzazione più elevati per alcune patologie per i residenti nelle aree più vicine alla zona industriale: Tamburi, città vecchia, Porta Napoli e Lido Azzurro, Borgo, Paolo VI e Statte. I quartieri più vicini alla zona industriale inoltre, secondo gli studiosi, presentano un quadro più compromesso rispetto a tutte le altre zone prese in considerazione nel lavoro di studio.Nel quartiere Paolo VI, quello con maggiore presenza operaia, risiedono moltissime famiglie di operai dell’Ilva. Qui gli operai sono colpiti da tumori maligni con una percentuale del +42%, e da malattie cardiovascolari con un +28%.Ai Tamburi si è inquadrato un eccesso negli uomini di tumori maligni, specie alla prostata, mentre nelle donne c’è un evidente eccesso di malattie cardiovascolari e renali. Non può non esserci un collegamento con l’attività dell’Ilva, ma nessuno potrà più risarcire le centinaia di persone ammalate.

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