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sabato , 21 gennaio 2017
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Ilva di Taranto. Secondo il ministro Clini non va fermata

Oggi era il giorno dell’incontro del ministro Corrado Clini col governatore della Puglia Nichi Vendola  per definire gli interventi urgenti di bonifica all’Ilva di Taranto. Il ministro ha detto di non voler fermare l’Ilva: “non sarebbe un gran risultato costringere le aziende ad abbandonare un sito perché le prescrizioni ambientali non sono adeguate dal punto di vista economico“.

L’Ilva è legata a Taranto per più di un motivo e proprio per questo motivo il ministro Corrado Clini oggi ha voluto fare il punto della situazione sullo stabilimento industriale che ormai da anni inquina la città pugliese, anche se da lavoro a migliaia di cittadini. Clini, nel giorno dell’incontro col governatore pugliese Vendola, ha fatto sapere di ritenere che l’Ilva di Taranto non andrebbe fermata: “Il giudizio sui rischi connessi ai processi industriali dello stabilimento va attualizzato“.  Al “Sole 24 Ore” il ministro dell’Ambiente ha spiegato che secondo lui sarebbe ormai arrivato “il momento di lavorare insieme e di fare riposare gli avvocati“, tutto questo con nello sfondo il tentativo di definire gli  interventi urgenti di bonifica, riqualificazione e infrastrutturazione della città di Taranto.  Vendola intanto avrebbe raggiunto l’intesa con il presidente della provincia ionica Gianni Florido e il sindaco di Taranto Ippazio Stefano riguardo a obiettivi, risorse finanziarie e strumenti attuativi per la bonifica di Taranto. La Puglia dovrebbe stanziare 100 milioni di euro e altri 200 milioni dovrebbero arrivare dal governo. Soldi, tanti soldi pubblici che dovrebbero almeno sulla carta servire  a riparare gli ingenti danni ambientali causati dalla fabbrica, di proprietà dello Stato dal 1965 al 1993 e poi venduta al Gruppo Riva. Del resto però i danni causati dall’Ilva al territorio tarantino sono ingenti, come ben sa il gip Patrizia Todisco, che ha messo nero su bianco la preoccupante situazione tarantina e l’elevato numero di morti per cause derivanti dalle emissioni industriali soprattutto nel quartiere Tamburi, il più vicino alla fabbrica. Clini comunque si è detto convinto che  “la situazione dell’Ilva di 10-15 anni fa era molto diversa da quella attuale. Oggi si può dire che l’Ilva è uno stabilimento in cui è in atto un processo di trasformazione della produzione per renderla adeguata agli obiettivi nazionali e alle direttive europee. Il giudizio deve tenere conto del lavoro fatto fino a oggi e dunque della possibilità concreta che esiste di completare il percorso iniziato per rendere l’impianto sostenibile”. Clini ha indicato anche una possibile soluzione al problema: “Anche la Regione Puglia, come la Provincia e il Comune di Taranto, stanno facendo la stessa cosa, perché esiste un obiettivo comune: lavorare insieme per avviare le iniziative da prendere per il risanamento ambientale e la riqualificazione industriale dell’intera area“. Cambiare quindi, ma senza chiudere l’azienda “perché le prescrizioni ambientali non sono sostenibili dal punto di vista economico“.

 

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