Ilva: E' disastro ambientale, ma gli operai paralizzano Taranto | Tribuno del PopoloTribuno del Popolo
domenica , 24 settembre 2017
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Ilva: E’ disastro ambientale, ma gli operai paralizzano Taranto

“Le emissioni portano a fenomeni che causano malattie e morte”: questo l’esito della perizia che ha portato al blocco immediato dello stabilimento e a ben 8 ordinanze di domiciliari per i vertici aziendali. Ma gli operai non ci stanno e in 8.000 occupano Taranto.

Taranto è bloccata da ieri da più di ottomila operai disperati che, vedendo la loro fabbrica chiusa, iniziano ad aver seriamente paura di poter perdere il loro lavoro. Il gip Patrizia Todisco ha firmato ieri il  provvedimento di sequestro (senza facoltà d’uso) degli impianti dell’Ilva di Taranto e le misure cautelari per alcuni indagati nell’inchiesta per disastro ambientale a carico dei vertici aziendali. In totale i provvedimenti di arresti domiciliari sono otto, e al momento l’ordinanza è ancora in corso di esecuzione. Il tribunale ha deciso questa misura in base a una perizia secondo cui le emissioni causano fenomeni che portano a malattie e morte. Fino a questo momento gli arresti hanno riguardato il patron Emilio Riva, presidente dell’Ilva Spa fino al maggio 2010; il figlio Nicola Riva, che gli è succeduto nella carica e si è dimesso un paio di settimane fa; l’ex direttore dello stabilimento di Taranto, Luigi Capogrosso; il dirigente capo dell’area del reparto cokerie, Ivan Di Maggio; il responsabile dell’area agglomerato, Angelo Cavallo. Sequestrata invece tutta l’area “a caldo” dello stabilimento siderurgico Ilva, ovvero tutti i parchi minerali, le cokerie, gli altiforni, e le acciaierie.  ”La gestione del siderurgico di Taranto è sempre stata caratterizzata da una totale noncuranza dei gravissimi danni che il suo ciclo di lavorazione e produzione provoca all’ambiente e alla salute delle persone“: si può leggere nell’ordinanza di sequestro, nella quale si sottolinea tralaltro come ancora oggi gli impianti dell’Ilva producano emissioni nocive che hanno “impatti devastanti” sull’ambiente e sulla popolazione. Grave poi l’accusa del gip ai vertici della fabbrica, ovvero quello di essersi piegati alla logica del profitto: “Chi gestiva e gestisce l’Ilva ha continuato in tale attività inquinante con coscienza e volontà per la logica del profitto, calpestando le più elementari regole di sicurezza“. E si viene ora al dramma degli operai, esposti per lavorare al rischio di malattia ma che non vogliono perdere il loro lavoro per nessun motivo. Anche per questo si è tenuto un incontro politico sull’Ilva molto importante cui hanno preso parte il ministro Corrado Clini, il sottosegretario allo Sviluppo Claudio De Vincenti, il governatore della Regione Puglia Nichi Vendola, il presidente della Provincia Gianni Florido, il sindaco di Taranto Ippazio Stefàno, e poi Angelo Lalli per Palazzo Chigi, Raffaele Fitto per il Pdl e Nicola Latorre per il Pd.

Ieri erano circa 8.000 gli operai che sono andati in sciopero a oltranza e hanno invaso le strade della città ionica. Gli operai hanno marciato sulle statali Appia e 106 e hanno raggiunto il centro di Taranto per raggiungere la Prefettura.Gli operai si sono fermati nella zona del ponte girevole e lo hanno occupato, mandando letteralmente in tilt il traffico.Il corteo  ha anche impedito l’accesso a tutti gli ingressi della città e occupato le statali (la statale 106 jonica Taranto-Reggio Calabria, la statale 100 Taranto-Bari e i due ingressi alla città di Taranto: la città vecchia e il ponte Punta Penna), con i lavoratori che hanno manifestato tutta la loro preoccupazione per il sequestro degli impianti e le inevitabili ricadute occupazionali. “La decisione di uscire è stata improvvisa e quindi la produzione non è stata fermata. Tutta la ghisa che è in lavorazione sta seguendo il suo naturale ciclo altrimenti uno stop improvviso avrebbe gravi ripercussioni sugli impianti. Le procedure di sicurezza di sicurezza possono scattare solo dopo che sara’ stata smaltita la ghisa in produzione”, ha spiegato  il segretario provinciale Fim Cisl Cosimo Panarelli. Durante la manifestazione si sono anche verificati alcuni momenti di tensioni a seguito della contestazioni di molti dei manifestanti ai danni del prefetto e del ministro. Gli operai hanno paura, hanno paura di perdere il lavoro, una eventualità che considerano evidentemente anche peggio del rischio di ammalarsi.  Ecco la risposta che il ministro Clini ha dato loro: “La magistratura ha ritenuto che il ciclo produttivo, in particolare quello a caldo, è ancora una sorgente di rischio, ma questo non vuol dire che il danno ambientale degli ultimi 15-20 anni sia riferibile agli impianti attuali“.

Della questione si è interessato Oliviero Diliberto, segretario del Pdci/Fds, che ha dedicato un’ampia nota alla vicenda: “E’ in atto un drammatico, lacerante scontro tra lavoro e salute all’Ilva di Taranto, la più grande acciaieria d’Europa con un’occupazione attorno agli 13.000 addetti e un indotto difficilmente calcolabile. I magistrati hanno predisposto il blocco di intere aree produttive, ma la disoccupazione rischia di gettare nella disperazione e nella rabbia migliaia e migliaia di famiglie e di cittadini, perché l’Ilva rappresenta da sempre il cuore della Taranto produttiva. Sullo scontro tra salute e lavoro gioca in modo indegno la proprietà che tenta di strumentalizzare la rabbia e la disperazione dei lavoratori per bloccare la sentenza della magistratura contro il suo operato. Né d’altra parte appare congrua la cifra stanziata per la bonifica dello stabilimento nell’intesa raggiunta ieri da governo, istituzioni locali, proprietà e sindacati. 330 milioni di euro sono nulla di fronte alla mole di interventi necessari. Lo dimostra la bonifica attuata in Liguria per cui sono stati stanziati ben 2 miliardi di euro. E inoltre dopo la riforma del lavoro, che ha drasticamente ridotto la cassintegrazione, e l’enorme disoccupazione che investe il Paese, in particolare il Sud, i lavoratori non si fidano del governo Monti. Sulle loro spalle grava la responsabilità verso le famiglie e verso lo stesso sviluppo tarantino. Non va dimenticato che all’Ilva è legato lo sviluppo del porto per il quale sono stati stanziati investimenti massicci. I lavoratori sanno bene che se venisse meno l’Ilva anche il porto sarebbe in discussione. Alle lavoratrici e ai lavoratori dell’Ilva va tutta la solidarietà e la vicinanza attiva del Pdci e mia personale. Considero inaccettabile che pur di lavorare si metta in conto di morire e per non morire si debba mettere in conto di essere disoccupati ed affamati. Mi auguro che governo, istituzioni, proprietà e magistratura si rendano conto di cosa è in gioco. Della drammaticità di questa vicenda. Il loro primo dovere è rassicurare i lavoratori e questo si può fare solo se gli stanziamenti per la bonifica vengono almeno triplicati e la continuità del lavoro garantita“.

 

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