Ilva, stop alla produzione. Operai occupano stabilimento, ma confindustria attacca i giudici | Tribuno del PopoloTribuno del Popolo
venerdì , 26 maggio 2017
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Ilva, stop alla produzione. Operai occupano stabilimento, ma confindustria attacca i giudici

Stop alla produzione all’Ilva di Taranto. Ieri sera disattivati i badge, ma i 5mila operai in ferie forzate hanno sfondato stamane i cancelli e hanno occupato la fabbrica per protesta. Solidarietà anche a Genova dove 1550 metalmeccanici sono in sciopero. Ma la Confindustria attacca i giudici. 

Taranto, l’Ilva chiude. Dopo gli arresti di ieri e le perquisizioni che hanno coinvolto dirigenti e uffici dei vertici del gruppo, la proprietà ha deciso di fermare la produzione.

Immediate le ripercussioni, sull’occupazione. A Taranto sono 5mila gli operai a doversi fermare; se pensiamo che il contesto economico è quello di una delle aree più depresse del paese, si capisce cosa rappresenta e cosa ha significato l’acciaieria per i tarantini.  Ma l’ambiente, la tutela della salute e della sicurezza sul lavoro non sono beni negoziabili con le esigenze di occupazione e questo gli operai hanno voluto ribadirlo con forza occupando quest’oggi la fabbrica e gli uffici della dirigenza.

Proteste anche a Genova. La situazione di Taranto, in continua evoluzione, desta preoccupazione anche nelle altre sedi italiane di Genova e Terni. Questa mattina a Genova circa 1.500 metalmeccanici dello stabilimento Ilva, dopo una breve assemblea, sono usciti dallo stabilimento in corteo e si stanno dirigendo verso l’aeroporto di Genova. Con loro anche i cassa integrati dello stabilimento metallurgico. Si tratta di una protesta di solidarietà per la situazione vissuta dai colleghi di Taranto, ma anche di una rimostranza rivolta ai vertici dell’azienda affinché si adottino investimenti per la tutela dell’ambiente e della salute.

Le reazioni del governo non si sono fatte attendere. L’esecutivo ha già annunciato di voler convocare un tavolo, ma intanto è il ministro dell’Ambiente Corrado Clini a parlare: “Voglio dire chiaro che chi oggi si assume la responsabilità di chiudere l’Ilva a fronte dell’Autorizzazione integrata ambientale che il ministero ha rilasciato si assume la responsabilità di un rischio ambientale che potrebbe durare anni e che potrebbe essere non risanabile nel breve periodo”. Ad affermarlo il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, in un’intervista a Il Messaggero, nella quale di dice preoccupato per il caso Ilva. “Il procedimento giudiziario che riguarda l’Ilva è appena avviato e il contenzioso è tale che questa situazione può rimanere paralizzata per anni. Nel frattempo, accanto ai problemi ambientali si aggiungono quelli sociali. Io dico che stavolta chi vuole assumersi questa responsabilità deve sapere esattamente che responsabilità si assume”. Per Clini, “c’è una sola strada maestra da seguire, stabilita dalla legge: applicare l’Aia“. E, aggiunge, “la legge prevede sanzioni per chi disapplica l’Aia. In questo caso prenderemo provvedimenti per far rispettare la legge”.

Sposa invece le ragioni della proprietà la Confindustria di Genova che, invece di denunciare il comportamento criminale di chi oggi è indagato per aver messo in pericolo ambiente e salute dei lavoratori, per bocca del suo presidente Giovanni Calvini, pensa invece ad attaccare i giudici: “Le decisioni dei pm hanno costretto l’ILVA a bloccare da subito gli impianti a freddo dello stabilimento di Taranto, fatto che ha determinato la messa in ferie di 5000 dipendenti, ai quali, per motivi di sicurezza, sono stati disattivati i badge di ingresso”. “Inevitabilmente – ha sottolineato Calvini – la decisione di bloccare vendita e produzione causerà non solo il blocco dello stabilimento di Genova, ma di innumerevoli altre aziende che senza le forniture dell’ILVA non possono produrre”. “Dispiace che mentre l’azienda stava cercando di dare attuazione all’AIA, chiedendo il dissequestro degli impianti, necessario per poter implementare il piano industriale, la magistratura abbia preso una decisione così drastica – ha aggiunto il presidente di Confindustria Genova . Si tratta di uno scenario drammatico che richiede interventi urgenti e straordinari ai massimi livelli istituzionali per ripristinare immediatamente l’operatività degli impianti”.

Sarà, ma sono anni che si chiede all’Ilva di intervenire sulla sostenibilità ambientale degli impianti, e una volta che si prendono provvedimenti non ci si può nascondere dietro il ricatto della disoccupazione, perché questo significa giocare sulla pelle degli operai.

    M.T.

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