Immigrazione. Capire il fenomeno oltre fanatismi e propagandaTribuno del Popolo
sabato , 22 luglio 2017
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Immigrazione. Capire il fenomeno oltre fanatismi e propaganda

Si parla di “bomba immigrazione”, di invasioni di popoli e altre amenità, tutti concetti di forte impatto emotivo che canalizzano consensi su posizioni estremiste che contrappongono al capitalismo, grossolonamente individuato come la “causa” di tutto ciò anche da destra, un ritorno al comunitarismo su base etnico-nazionale. Manca un approccio tecnico che inquadri il problema per quel che è, proponendo soluzioni praticabili e reali a un problema reale, evitando così di lasciare che se ne occupi l’estrema destra xenofoba.

Siamo di fronte a un problema drammatico, quello delle migrazioni, che è drammatico in due sensi. Da un lato infatti risulta drammatico per quegli uomini e quelle donne che decidono di rischiare la vita e tutti i propri averi per raggiungere l’Europa, dall’altro risulta drammatico anche per le popolazioni europee in quanto l’utilizzo della migrazione come tema di consenso politico rischia di proporre soluzioni estremistiche che, ben lungi da trovare soluzioni, proporrebbero un ritorno alle divisioni di stampo etnico-comunitario. Innanzitutto occorre ammettere anche da sinistra che quello dell’immigrazione di massa è realmente un problema. Ovviamente noi siamo e saremo sempre moralmente al fianco di coloro che cercano una vita migliore lontano dalla guerra e dalla povertà, spesso peraltro determinata da quello stesso

Occidente dove cercano di fuggire, tuttavia è inutile mentire cercando di raccontare che questo non sia anche un problema soprattutto per quelle masse di cittadini che purtroppo dipendono integralmente per la loro informazione dai media. In situazioni di difficoltà economica la diffusione di notizie a senso unico sul tema dell’insicurezza portano milioni di persone che non hanno il tempo materiale per informarsi in modo indipendente su posizioni di diffidenza quando non di aperta ostilità verso una macrocategoria, quella degli immigrati, all’interno della quale si trovano però persone tra loro diversissime. Il rischio è quello di approcciare al tema dell’immigrazione in modo non razionale, finendo quindi per contrapporsi all’estrema destra che propone in modo irrazionale di fare piazza pulita e chiudere le frontiere (Come chiuderle in Italia con decine di migliaia di confine marittimo è una domanda da girare a Matteo Salvini) proponendo una altrettanto irrazionale accoglienza di massa, altrettanto deleteria per la risoluzione del problema.

Ed è qui che una forza politica realmente di sinistra dovrebbe operare un salto qualitativo nella proposta politica cercando di non lasciare all’estrema destra il monopolio dei rappresentanti dello sdegno delle fasce della popolazione più esposte. Se la sinistra continuerà a opporre al becero razzismo xenofobo di una certa destra un utopistico e snobistico benaltrismo, difficilmente si potrà interrompere l’ascesa dei movimenti populisti ed estremisti, con il risultato che qualcuno potrebbe persino pensare di farsi giustizia da sè, vedi l’abominio di quanto successo a Stoccolma, nella civilissima Svezia, dove un centinaio di naziskin hanno picchiato a caso gli immigrati nella stazione. Il rischio è che le popolazioni europee, bombardate dalla campagna mediatica a senso unico, finiscano quasi per percepire come giuste queste azioni di scellerato squadrismo, percependo di essere stati abbandonati dallo Stato. E il rischio ancora maggiore è che gli stati europei e l’Ue pur di concentrare il dissenso e la rabbia popolare nei confronti verso “falsi obiettivi” finisca piuttosto per istituzionalizzare quei gruppi di untori che spargono odio nei confronti del diverso, una vera e propria arma di distrazione di massa che eviterà che la gente se la prenda con i reali responsabili della globalizzazione finanziario-capitalista dei nostri giorni.

Da qui la necessità di contrapporre a una nuova destra che tenta di ricostruire una sua propria ideologia che parte proprio dalla volontà di incanalare la rabbia popolare contro il sistema finanziario globale, anche una visione di sinistra che proponga una alternativa reale a un sistema che ormai viene percepito da tutti come profondamente ingiusto. Il problema però è che qualcuno possa trovarsi schiacciato dalla scelta tra un capitalismo sregolato e sfrenato e microcomunità in balia di pulsioni etnico-medievali già sconfitte dalla storia.  E in mezzo? manca una alternativa che rimetta al centro l’uomo e l’umanità respingendo con forza sia il “noi contro di voi” tanto caro all’estrema destra sia l’impoverimento globale e generalizzato voluto dalla finanza internazionale. Serve, passateci il termine, il ritorno dei comunisti e di una visione marxista della politica globale.

Photo Credit

Gracchus Babeuf

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