Immigrazione. Human Right Watch lancia l'allarme: "13.500 morti dal 1998 a oggi" | Tribuno del PopoloTribuno del Popolo
venerdì , 20 ottobre 2017
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Immigrazione. Human Right Watch lancia l’allarme: “13.500 morti dal 1998 a oggi”

Negli ultimi 14 anni la Human Right Watch ha denunciato che sarebbero morti ben 13.500 migranti, una cifra altissima che dovrebbe indurre a escogitare nuove soluzioni per sorvegliare le frontiere. L’Ue ha quindi cominciato a studiare un nuovo sistema di sorveglianza delle frontiere chiamato Eurosur, con il quale sarà possibile utilizzare droni e monitoraggio satellitare per scrutare il Mediterraneo.

Dall’inizio del 2012 sono almeno 170 i migranti che hanno trovato la morte nel corso della traversata verso l’Europa. Dal 1998 invece le vittime sono state 13.500, di cui 1500 solo nel 2011, una cifra altissima che serve se non altro a sollevare il problema della sicurezza dei migranti. Le cifre sono state diffuse dall’Alto Commissariato Onu per i Rifugiati, (Unhcr). Ma secondo l’osservatorio online  “Fortress Europe”, i cui dati si basa sulle cifre censite dalla stampa internazionale, nel 2011 i morti sono stati invece oltre 2.000. Ma il bilancio potrebbe essere ancora più grave perché non tiene conto delle ipotetiche vittime di cui non si è avuta notizia.  Anche per questo motivo salvare la vita dei migranti dovrebbe essere uno degli obiettivi principali della strategia europea per l’immigrazione. Al momento, tuttavia, le operazioni di salvataggio vengono rese difficili da una mancanza di coordinazione tra di Paesi coinvolti. Spesso basta una disputa su quale Paese sia responsabile per le operazioni di recupero a far perdere minuti preziosi e a condannare virtualmente a morte migranti in difficoltà. Human Right Watch tra le altre cose ha denunciato un caso dell’aprile dell’anno scorso, quando vi fu un mancato soccorso nei confronti di un gommone con ben 72 persone a bordo. Si era all’inizio della guerra alla Libia e, come  emerso da un’inchiesta del Consiglio d’Europa, una serie di errori e rimpalli di responsabilità portò alla morte in mare di 61 passeggeri. In quel caso ben due navi militari non risposero agli sos della nave, e solo un elicottero francese gettò ai migranti biscotti e acqua, ma non rispose alla richiesta di soccorso. La Hrw ha anche sottolineato la “confusione nelle norme” che dovrebbero invece chiarire dove portare i naufraghi tratti in salvo. A questo riguardo basterebbe citare i rapporti controversi tra  Italia e Malta, con l’isola che non accetta il principio secondo cui il posto sicuro in cui sbarcare i migranti deve essere uno dei porti del Paese titolare sulla zona marittima di ricerca e soccorso (Ras) in cui sono stati salvati. Per evitare ulteriori incidenti l’Unione Europea ha quindi studiato un nuovo sistema di sorveglianza chiamato Eurosur, che prevede, tra le altre cose, un sistema di monitoraggio satellitare e l’utilizzo di droni per tenere d’occhio le coste del Mediterraneo e del Nord Africa. Più che essere un sistema per salvare la vita dei migranti, tuttavia, Eurosur sembra più un metodo per tenere sott’occhio le frontiere e impedire gli arrivi. Per questo motivi Hrw sta cercando anche metodi per proteggere le vite umane e bocciare la politica italiana dei respingimenti, già bocciata dalla Corte Europea per i Diritti Umani.

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