Immigrazione, la storia deve insegnarci…Tribuno del Popolo
lunedì , 29 maggio 2017
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Immigrazione, la storia deve insegnarci…

Ricordate Ellis Island? La struttura nella baia di New York attraverso la quale sono passati tutti gli immigrati negli USA? Quella immortalata nel film di Emanuele Crialese “Nuovomondo”?

Per Ellis Island passavano tutti gli emigranti diretti negli USA. Dopo un viaggio per mare inenarrabile, giunti presso questa struttura di breve soggiorno venivano sottoposti a visite mediche e psico-attitudinali piuttosto umilianti. Poi i non idonei venivano prontamente respinti al mittente, mentre gli idonei potevano entrare nel territorio degli Stati Uniti e partecipare al grande “sogno americano”, che molto spesso si tramutava nella dura quotidianità di una vita di duro lavoro, ma comunque sempre meglio della miseria e della disperazione dei paesi di provenienza. Dagli ampi finestroni degli edifici di Ellis gli aspiranti “neo-americani”, tra cento lingue e provenienze differenti, potevano addirittura ammirare la statua della Libertà, lì piantata come un fisso trofeo, pronta a ricordare a tutti loro il premio in palio: un probabile futuro migliore.

Oggi l’intera isola è un museo. Per chi l’ha visita quelle pareti trasudano un vissuto drammatico come altri posti dove la gente è passata e ha sofferto. Girando per gli stanzoni sembra, almeno ai visitatori più sensibili, di avvertire le tante vite e le speranze che vi sono transitate. Qualcuno l’ha molto argutamente definita come “terza porta degli USA”, lasciando interpretare che la prima porta fu quella dei “Padri Pellegrini” e dei pionieri europei della prima ora, e la seconda quella che varcarono gli schiavi provenienti dall’Africa.

Per Ellis Island sono transitati anche tanti italiani. Tuttavia noi italiani, popolo di emigranti di vecchia tradizione, all’inizio del XXI secolo sul nostro territorio riusciamo a fare molto peggio. I famigerati CIE (Centri di Identificazione ed Espulsione) già dal nome non lasciano spazi a fraintendimenti di sorta. Basta andare a visitare dall’esterno il centro di Ponte Galeria, nelle vicinanze di Roma, per poter capire che ci si trova di fronte ad un luogo che non ci fa certo onore. Totalmente inadatto a una lunga permanenza, tuttavia ospita per periodi anche molto lunghi un numero di persone molto superiore alla capienza massima di 360 unità. Le condizioni di vita sono davvero pessime per i cittadini stranieri che vi sono rinchiusi. Dalle anguste finestre della struttura di Ponte Galeria poi non si vede nessuna Statua della Libertà, nessun simbolo di un probabile riscatto. Qui vi giungono, anzi pardon vi transitano, cittadini stranieri in attesa d’espulsione. Così all’interno del centro si aspetta il viaggio di ritorno verso casa. Poco importa se nel proprio paese c’è la guerra, la miseria, la disperazione.

Che colpa ne abbiamo noi europei occidentali? Il colonialismo, il neo imperialismo post coloniale sono fenomeni di “esportazione della nostra splendente democrazia”.

Poi che colpa abbiamo noi italiani che in particolare siamo “brava gente”?
Così si va anvati con questo schifo!!! In realtà dobbiamo invece ripetere con forza che chiudere questi lager della vergogna deve essere per noi una priorità assoluta, necessaria a restituire al nostro Paese la dignità e l’onore per sedere a testa alta nel consesso delle Nazioni e dei Popoli civili.

Roberto Vallocchia, segretario Pcdi Roma

(pubblicato dal periodico on-line “Le Rimesse”)

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