Immigrazione, razzismo, e la "resa" della ragioneTribuno del Popolo
mercoledì , 24 maggio 2017
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Immigrazione, razzismo, e la “resa” della ragione

Dopo la tragedia di Lampedusa torna d’attualità la discussione sull’immigrazione. Cerchiamo di spiegare perchè chi si vuole opporre all’immigrazione vive fuori dal mondo e rappresenta un pericolo reale in quanto vuole sprecare energie per fermare dinamiche ormai incontrollabili.

Noi viviamo in una condizione che definisco di “diasporalizzazione”: i vostri nonni, i genitori dei vostri nonni sono migrati in massa, spesso in America Latina, perché essi non potevano sopravvivere qui. Adesso questo fenomeno continua, ma in altre direzioni: questa è l’unica differenza. La migrazione è un fenomeno che ha riguardato la “modernità” dalle sue origini ed è da essa imprescindibile. Perché la modernità produce “persone inutili”. Esistono due “industrie” della modernità che producono “persone inutili”: una è quella cosi detta della “costruzione dell’ordine”, dove ogni regola e sistema vengono costantemente rimpiazzati da nuovi sistemi e regole che producono esuberi, persone eccedenti. L’altra industria che produce “persone inutili” è quell’industria che noi chiamiamo “progresso economico” che consiste, fondamentalmente, nel ridurre costantemente la forza lavoro. E questo semplicemente produce persone inutili. E queste persone andranno dove c’è pane, promesse di pane e acqua potabile.“, queste le parole di Zygmunt Bauman, uno dei più grandi sociologi contemporanei, che è stato raggiunto dagli intervistatori de l’Espresso. In sostanza Bauman ha spiegato in poche righe quello che è sotto gli occhi di tutti, ovvero che è questo tipo di sistema economico e sociale a produrre le persone “inutili”, che finendo ai margini della società, giocoforza tentano di migliorare la propria vita cercando fortuna altrove. Viene da chiedersi dove mai avrà studiato Beppe Grillo prima di assumere la sua posizione sull’immigrazione, forse sugli stessi testi della Lega Nord dal momento che chiudere le frontiere ai disperati che cercano di arrivare dal Sud del mondo è semplicemente impossibile. Volere i vantaggi del capitalismo, che stanno peraltro ampiamente svanendo almeno per la maggioranza delle persone, e rifiutarne i prodotti negativi, è un pò come volere la botte piena e la moglie ubriaca, troppo comodo direbbe qualcuno. Troppo comodo volere i vantaggi derivanti dal capitalismo, e quindi vivere in uno dei sette paesi più ricchi (per quanto ancora?) e poi pretendere che i poveracci del mondo non provino nemmeno a lasciare la loro vita miserabile per inseguire un futuro migliore. Un pò come i persiani che fecero flagellare il mare dopo una tempesta, allo stesso modo i leghisti e i grillini vogliono prendersela con i poveracci che sbarcano sulle nostre coste, incapaci di comprendere come il fenomeno dell’immigrazione sia un fenomeno leggermente più complesso di quanto non sembri. Istituire il reato di clandestinità non cambierebbe nulla in quanto le popolazioni che vivono nell’Africa subsahriana vivono una realtà talmente disperata che, con ogni probabilità, partirebbero comunque verso l’Europa. Semmai togliere il reato di clandestinità sarebbe un gesto di civiltà e di cultura, e quando gli arciconvinti dell’egoismo citano il loro cavallo di battaglia, ovvero che in Australia e altri paesi “civili” tale reato già esiste, basterebbe dire loro che per una volta potremmo essere noi realmente “civili” e dare loro una lezione di civiltà e solidarietà perchè arrestare una persona che fugge dalla guerra non è un gesto di civilità ma solo un gesto di sordida e ingiusta prepotenza, proprio come inquisire uno che aiuta un profugo clandestino in difficoltà rappresenta un gesto di barbarie. Inoltre chi vuole risolvere il problema dell’immigrazione semplicemente proponendo leggi draconiane è semplicemente una persona che non vuole risolvere il problema perchè non vuole comprenderlo e si vuole limitare ad accontentare se stesso e i propri bassi istinti, proprio come frustare il mare per punirlo delle tempeste.

photo credit: <a href=”http://www.flickr.com/photos/revolweb/4401358389/”>Revolweb</a> via <a href=”http://photopin.com”>photopin</a> <a href=”http://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.0/”>cc</a>

Gracchus Babeuf

 

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