In Europa come in Italia. Renzi inchiodato dalle sue ambiguitàTribuno del Popolo
lunedì , 23 ottobre 2017
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In Europa come in Italia. Renzi inchiodato dalle sue ambiguità

‘’Uscire dalla palude’’, ‘’Decongestionare il sistema’’, ‘’Portare a casa le riforme’’. Matteo Renzi vorrebbe cambiare l’Europa come l’Italia. Ma le ambiguità dei suoi discorsi rispetto alle sue politiche e rispetto agli uomini con cui stringe alleanze cominciano ad emergere. E in Europa qualcuno lo sta facendo notare. 

Fonte: Oltremedianews

Proprio in questi giorni si stanno tenendo gli appuntamenti che fanno da corredo alle procedure di insediamento del semestre di presidenza italiana presso il Consiglio d’Europa. Il tema centrale, si sa, è quello della crescita economica e della fine dell’austerity.
A parlarne in maniera diretta è stato già il premier Matteo Renzi che sembrava aver messo la questione tra le priorità del programma europeo promosso dall’Italia; intenti cui non sempre fanno seguito, però, concreti orientamenti del governo italiano in materia economica. Quando parla Renzi sembra che i trattati possano essere cambiati dall’oggi al domani, quando interviene il Ministro dell’economia Padoan (oggi ha presieduto l’Ecofin) la linea ‘’è la stessa di Schaeuble’’ (Ministro delle Finanze del Governo Merkel), uno che proprio ieri aveva detto: ‘’Rifiuto il tema della flessibilità. Abbiamo bisogno di crescita questo sì, e di investimenti’’.

Un colpo al cerchio ed uno alla botte, verrebbe da dire. Un’ambiguità di fondo, quella della posizione del governo italiano in Europa, che sta cominciando a ‘’seccare’’ anche le formazioni politiche alleate, impegnate in questi giorni nelle febbrili trattative per la nomina dei Commissari della legislatura europea. A nessuno è sfuggita l’irritazione con cui questa mattina il commissario Ue al Mercato unico e Servizi finanziari, Michel Barnier, ha ripreso il collega Padoan, presidente di turno dell’Ecofin, reo,  secondo il francese, di aver espunto dal discorso programmatico di insediamento di ieri l’epocale progetto di riforma strutturale delle banche con cui si vorrebbe tornare alla separazione tra gli istituti di credito e le banche commerciali. Non proprio una postilla, per chi viene in rappresentanza di un governo che voglia cambiare il vento in Europa.

Ma le ambiguità italiane non si fermano qui. ‘’Uscire dalla palude’’, ‘’Decongestionare il sistema’’, ‘’Portare a casa le riforme’’, e poi il riferimento ad un selfie europeo. Renzi parla all’Europa e parla al suo popolo. I tecnocrati di Bruxelles apprezzano un restyling che potrebbe portare più appeal ai luoghi decisionali delle istituzioni europee, ma poi domandano: ‘’e allora?’’. Dalle parole ai fatti, così come per le riforme in Italia, c’è una Merkel di mezzo, come ci sono delle limitazioni ideologiche nello stesso governo: come si può parlare di fine dell’austerity senza cominciare dall’art. 81 della Costituzione italiana che, manco si trattasse di un’impresa privata, ha introdotto scelleratamente il vincolo del pareggio di bilancio ad uno Stato?

Così le prospettive di cambiamento si riducono al lumicino  nell’eterno compromesso, questo sì paludoso, delle grandi coalizioni europee. E allora il ‘’cambiamento europeo’’, piuttosto che partire dalla integrale riforma di tutti i trattati, diventa una semplice ‘’interpretazione flessibile del patto di stabilità’’. Chiarissimo il Commissario uscente per gli affari economici Siim Kallas: “il Patto è un pilastro della fiducia: aprire la discussione sulle regole può deteriorare la fiducia e quindi avere effetti negativi sull’economia europea”. Un’eco nemmeno troppo velata al monito glaciale del n.1 Bundensbank Jens Weidmann  ”fare più debiti non è il presupposto della crescita”, “le riforme non devono essere solo annunciate ma anche realizzate”.

Cosa rimane delle promesse di Renzi agli italiani e agli europei è difficile dirlo. Di sicuro non sarà il premier a chiarire dubbi che nemmeno il nostro governo sa fugare. Non resta che aggrapparci alla sincerità di Padoan, che interpellato sui punti salienti del programma italiano ha sintetizzato: ‘’più integrazione del mercato, riforme e investimenti strutturali” ma “divergenza sulle misure necessarie” per raggiungerle. Non è un inizio incoraggiante.

 M. T.

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