In Italia niente crisi per le ecomafie: per Legambiente 17 miliardi di fatturato annuoTribuno del Popolo
mercoledì , 18 ottobre 2017
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In Italia niente crisi per le ecomafie: per Legambiente 17 miliardi di fatturato annuo

Ieri è stato presentato il Rapporto 2013: per prosperare, le attività criminali sfruttano abusivismo e ciclo dei rifiuti. L’associazione chiede “una stretta” contro le cosche.

Fonte: Oltremedianews

 

L’economia legale precipita: strangolata dalla pressione fiscale, dalla burocrazia e dalla stretta creditizia. Lo stesso non può dirsi, invece, per quella criminale, la quale prospera come più non potrebbe: non ha problemi di liquidità, viaggia in nero e le decisioni sono rapide. Senza un netto cambio di rotta, che dia fiato a chi rispetta le leggi e aumenti la pressione contro le cosche, i segnali negativi rischiano di moltiplicarsi.

E’ l’appello lanciato ieri alla presentazione del rapporto Ecomafia 2013, curato dalla Legambiente. I numeri sono impressionanti: ben 16,7 miliardi di euro di fatturato, 34.120 reati accertati, 28.132 persone denunciate, 8.286 sequestri effettuati. Aumentano i clan coinvolti (da 296 a 302), quadruplicano i Comuni sciolti per infiltrazioni mafiose (da 6 a 25), salgono gli incendi boschivi.

Il numero uno di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza, ha dichiarato che “quella delle ecomafie è l’unica economia che continua a proliferare anche in un contesto di crisi generale” e di acuta recessione. “Semplicemente perché conviene e, tutto sommato, si corrono pochissimi rischi. Le pene per i reati ambientali continuano ad essere quasi esclusivamente contravvenzioni, un po’ come le multe per chi passa con il rosso, e di abbattimento degli edifici quasi sempre non si parla. Anzi, agli ultimi 18 tentativi di riaprire i termini del condono edilizio si è aggiunta la sciagurata idea di sottrarre alle procure il potere di demolire le costruzioni abusive”.

Il rapporto snocciola i dati su edilizia, il caso più clamoroso, rifiuti, patrimonio naturale e culturale e, dulcis in fundo, l’enorme problema strutturale della corruzione.

L’analisi nel dettaglio è la seguente:

EDILIZIA. Il caso più grave venuto fuori dal rapporto è proprio quello delle costruzioni. Sotto la spinta della crisi, le nuove costruzioni legali sono crollate, passando da 305.000 a 122.000, quelle abusive se la sono cavata con una piccola flessione (da 30.000 a 26.000). Il mercato illegale tiene perché a fronte di un valore medio del costo di costruzione di un alloggio con le carte in regola pari a 155.000 euro, quello illegale si realizza con poco più di un terzo dell’investimento (66.000 euro). E il rischio della demolizione è molto basso: tra il 2000 e il 2011 è stato eseguito appena il 10,6% delle 46.760 ordinanze di abbattimento emesse dai tribunali.

RIFIUTI. Sono il secondo capitolo critico. Il quantitativo di materiali sequestrati nei porti italiani nel corso del 2012 è raddoppiato rispetto al 2011, passando da 7.000 a circa 14.000 tonnellate grazie soprattutto ai cosiddetti cascami, cioè materiali che dovrebbero essere destinati ad alimentare l’economia legale del riciclo e che invece finiscono in Corea del Sud (gomma), in Cina e Hong Kong (materie plastiche), in Turchia e India (metalli), Indonesia e Cina (carta e cartone).

Questi flussi garantiscono enormi guadagni ai trafficanti, che vendono un rifiuto invece di smaltirlo, e un doppio danno all’economia legale: si pagano contributi ecologici per attività di trattamento che non vengono effettuate e le imprese che operano nella legalità sono spesso costrette a chiudere per mancanza di materiali.

PATRIMONIO. Inoltre non mancano i reati contro il patrimonio culturale con 1.026 furti di opere d’arte, 17.338 oggetti trafugati e con 93.253 reperti archeologici e paleontologici recuperati insieme a quelli contro patrimonio naturale (incendi boschivi +4,6% in un anno) e contro gli animali e la fauna selvatica, cresciuti del 6,4 rispetto al 2011.

CORRUZIONE. E’ un fenomeno purtroppo in fortissima ascesa. Leggendo la Relazione al Parlamento della Dia, nel primo semestre del 2012 le persone denunciate e arrestate in Italia per i reati di corruzione sono più che raddoppiate rispetto al semestre precedente, passando da 323 a 704. Questo è un passaggio chiave della lotta alle ecomafie. Un tema su cui è in corso anche la campagna www. riparteilfuturo. it, organizzata da Libera e dal Gruppo Abele, che punta a far votare entro l’estate al Parlamento una legge contro il voto di scambio.
Sempre alla richiesta di strumenti più efficaci si collega la richiesta, rilanciata ieri da Enrico Fontana, responsabile dell’Osservatorio ambiente e legalità di Legambiente, di introdurre i delitti ambientali nel nostro codice penale, magari approvando il disegno di legge già licenziato dal governo Prodi II nel 2007 e ripresentato in questa legislatura da Ermete Realacci, presidente della Commissione Ambiente della Camera.

Federico Lauri

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