In migliaia a Roma per lo sciopero dei call centerTribuno del Popolo
domenica , 22 gennaio 2017
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In migliaia a Roma per lo sciopero dei call center

In migliaia a Roma per lo sciopero dei call center

A migliaia i lavoratori dei call center di tutta Italia si sono ritrovati a Roma per chiedere il rilancio di un settore che a oggi impiega qualcosa come 80.000 addetti. A organizzare la protesta i sindacati Slc-Cgil Fistel-Cisl e Uilcom-Uil. Si tratta della prima volta che si mette in campo uno sciopero unitario della categoria. 

Migliaia di lavoratori dei call center di tutta Italia si sono trovati nella giornata di oggi nel centro di Roma. Si tratta già di una novità in quanto quello di oggi, organizzato dai sindacati di categoria Slc-Cgil, Fistel-Cisl e Uilcom-Uil, è il primo sciopero unitario della categoria. Il corteo è partito da piazza della Repubblica e ha visto la partecipazione di almeno 8.000 persone che sono arrivate nella Capitale con oltre cinquanta autobus da tutto il Paese. Il corteo è stato aperto da un grande striscione: “Contro delocalizzazioni e dumping” e ha raggiunto piazza Santi Apostoli con una vasta partecipazione di popolo. Chi non conosce il call center? Per qualcuno si tratta delle moderne aziende alienanti, il simbolo del moderno capitalismo, per altri un modo come un altro per sbarcare il lunario. Peccato che non siano più semplici studenti quelli che lavorano nei corridoi dei call center, tra loro ci sono ormai moltissimi 35-40enni, precari a vita e dimenticati, che vanno di contratto in contratto pur di conservare l’impiego. I lavoratori dei call center sono scesi in piazza per chiedere un miglioramento delle condizioni di lavoro dal momento che molti dei lavoratori di vecchia data nei call center sono ragazzi e ragazze assunti circa 10 anni fa quando erano appena laureati o giovanissimi. Oggi queste persone sono cresciute e continuano ad essere precarie, avendo nel call center spesso l’unica fonte di sostentamento per mantenere una famiglia. Ora i lavoratori dei call center si sono stancati e hanno deciso di chiedere un immediato miglioramento delle loro condizioni di lavoro, anche perchè nei call center il lavoro c’è, ma è pagato sempre di meno. Non solo, i sindacati fanno pressioni perchè l’Italia si allinei alla direttiva 2001/23/CE a tutela dei lavoratori e con il fine anche di non delocalizzare le attività nei Paesi extra Ue . Il rischio è che le aziende delocalizzino con il problema dell’outsourcing che, se non affrontato, potrebbe entro la fine del 2014 lasciare in Italia decine di migliaia di disoccupati in più. Un dramma sociale nel dramma ancora maggiore attraversato dal Paese, con cifre della disoccupazione alle stelle e ai massimi storici dal 1977.

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