In questo mondo libero | Tribuno del PopoloTribuno del Popolo
domenica , 28 maggio 2017
Ultime Notizie
Link Sponsorizzati:

In questo mondo libero

Per un recupero della dimensione libera e internazionale della lotta di classe

pellizza_quarto_stato3

Dopo le ubriacature auto-celebrative della sinistra ufficiale, in realtà solamente più ufficiosa, che si crogiola nella democrazia interna raggiunta, nella rappresentanza della società civile, quando in realtà non otterrà neppure una legge elettorale da paese civile dimostrandoci ancora una volta come la repubblica delle banane non sia finita per nulla, il conflitto di classe torna prepotentemente al centro della scena politica. Se da un lato risulta evidente che parte il governo tecnico abbia scelto di rappresentare (in sfregio alla tanto pontificata Costituzione, pronta ad essere celebrata e richiusa nel cassetto un secondo dopo come da prassi), dall’altro c’è il discorso della sinistra, quella che dovrebbe fare opposizione al governo di classe e non sorreggerlo. Il “quarto polo” che si propone come “quarto stato” sta cercando di riportare alla normalità una situazione alquanto anomala che oggi, non solo in Italia, vede sostanzialmente le destre liberiste litigare con le sinistre liberiste (quelle della “terza via”, tanto per non dimenticarci il peso della sinistra insignificante, svuotata di Marx e arricchita di Bernstein degli ultimi decenni).

Per sostenere una sinistra con contenuti di classe è altrettanto indispensabile la legalità, credo che il caso ILVA sia solo l’ultimo dei mille nodi lì a ricordarci come la Costituzione abbia bisogno di Partigiani e non di parolai.
Mi interrogavo su quale esempio riportare ai lettori per far balzare agli occhi l’evidente dicotomia tra governo del capitale e Costituzione repubblicana e ho letto l’articolo “Una targa per Sher Khan” ( http://www.pane-rose.it/files/index.php?c3:o36819:e1 ), mai esempio fu più illuminante. Chissà per quale motivo la Costituzione che sancisce dei principi universali totalmente inapplicati, allo stesso tempo viene rivendicata da quelle forze che tali principi negano quotidianamente? La risposta penso sia chiara, ancora una volta potremmo dire, rifacendoci al concetto di egemonia gramsciano, sta nel proletariato schiacciato dal pensiero mainstream. Rovesciando il calzino in cui tra poco mi infilerò, potremmo dire che la prova di questa subalternità culturale sta nell’aumento delle uscite umane dall’Italia rispetto alle entrate, ritorna il mito liberista del cercare futuro nella “terra promessa”, piuttosto che cercare di cambiare e costruire il futuro, si emigra, ci si lascia imporre il futuro. 

Allora torno ad addentrarmi in questo calzino dell’emigrazione/immigrazione per dare un’occhiata da vicino a quale sarà questa “terra promessa” e questo futuro imposto, o per chiosare Ken Loach, per calarmi meglio in questo mondo libero. Il quadro di un paese da cui si fugge è sempre più desolante di quello del paese in cui si arriva di solito, ma le macerie questa volta sembrano restituirci non più capitalismo, ma feudalesimo. La degenerazione è tanto più evidente nel Sud del paese, nella periferia estrema dove gli immigrati come Sher Khan vengono sfruttati per 7-8 euro a giornata e la giornata si compone di 12 ore passate al gelo a coglier i mandarini che il buon borghese trangugia a Natale come finezza del PIL italico, questa è l’Italia che alcuni hanno voluto salvare. Gli esempi sono tanti, potrei continuare citando gli immigrati minacciati e costretti a lavorare nei capannoni pericolanti e puntualmente crollati, per portare il buon parmigiano da gustare al banchetto natalizio, potrei, ma credo che la punta di macabro sia stata toccata, per ironia della sorte, proprio durante le primarie del PD: sei braccianti romeni travolti da un treno, coi becchini a litigare sul profitto dei resti di quelli che avrebbero dovuto essere, secondo Marx i becchini del capitalismo. Il governo che doveva salvare l’Italia evidentemente neanche la considerava Italia, quella terra, da sempre colonia. Mentre la sinistra si crogiolava su stessa, il governo che guarda caso quella stessa sinistra sosteneva che faceva? “L’imbroglio reazionario”, come l’ha definito Cremaschi, ossia l’ulteriore discesa verso gl’inferi del supersfruttamento del lavoro, ecco a cosa si riduce la flessibilità che Ichino ci ripropone riscaldandoci la solita vecchia minestra.

Come penso di aver chiarito, ancora una volta la nostra battaglia si combatte per il raggiungimento dell’egemonia, per cercare di trasformare quella che al momento è solo una classe in sé in una classe per sé, nella consapevolezza che le classi esistono a dispetto di quello che il pensiero dei tecnici ci propone (dimostrandoci per l’ennesima volta la sua parzialità, ben espressa nel post-ideologismo). Queste classi esistono indipendentemente dalle forze politiche, ma senza queste non hanno né coscienza né consapevolezza teorica e quindi perdono l’iniziativa politica, ed è precisamente ciò che è accaduto dallo smantellamento di una sinistra dai contenuti di classe ad oggi. Questo è il testimone che in un modo o nell’altro bisognerà raccogliere dal fango quando si deciderà di affrontare il nodo politico della lotta di classe.

Alex Marsaglia

VAI SULLA PAGINA FB DEL TRIBUNO

Link Sponsorizzati:

Commenti chiusi.

Link Sponsorizzati:
Scroll To Top