In scena lo sciopero nazionale dei lavoratori IkeaTribuno del Popolo
giovedì , 30 marzo 2017
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In scena lo sciopero nazionale dei lavoratori Ikea

E’ avvenuto ieri il primo sciopero nazionale dei negozi Ikea andato in scena in tutta Italia. I lavoratori hanno deciso la mobilitazione per protestare contro i tagli, ma anche contro l’atteggiamento dell’azienda svedese per la definizione del nuovo contratto integrativo aziendale.

La stampa italiana sembra quasi gioire nel comunicare che lo sciopero organizzato dai lavoratori Ikea non è riuscito a fermare tutti i punti vendita. Una media nazionale di partecipazione superiore all’80% secondo la Fisascat Cisl, per uno sciopero su scala nazionale che ha visto la partecipazione anche di Filcams Cgil e Uiltucs. Insomma i lavoratori hanno voluto lanciare un messaggio molto forse alla dirigenza Ikea, dopo che la compagnia svedese ha scelto in modo unilaterale di disdettare il contratto integrativo di gruppo. Anche l’incontro di lunedì 6 luglio con i vertici della multinazionale svedese si è rivelato un fallimento, costringendo quindi i lavoratori a fare un passo avanti e a proclamare una giornata di sciopero nazionale che è stato anche il primo in Italia ad interessare il colosso svedese. La realtà è che molti lavoratori Ikea sono costretti a convincere con la precarietà e con un familismo che va ovviamente a tutto vantaggio dell’azienda. Proprio i lavoratori accusano l’Ikea di aver dato salari decenti fin quando i ritmi di crescita erano, come pochi anni fa, vertiginosi. Ora che l’Ikea però ha affrontato tassi di crescita più bassi, ecco che l’Ikea ha subito pensato bene di disdire il contratto integrativo. Non a caso proprio l’Ikea ha la residenza in Svizzera in polemica con la tassazione ritenuta troppo alta di Stoccolma, il che fa ben comprendere il modo di pensare dei vertici dell’azienda. Ora si tratta dunque, con l’Ikea che per ridefinire il contratto integrativo propone di trasformare il e il premio aziendale fisso in elemento variabile, ma anche di ridurre i premi per il lavoro festivo. Secondo il quotidiano “Contropiano”, si tratterebbe di una perdita salariale di 100-120 euro per lavoratori che con molta fatica arrivano, se va bene, a 800 euro al mese. Anche per questo i lavoratori hanno deciso di fare qualcosa di pragmatico per lanciare un segnale, anche se la stampa ha accolto il loro sciopero in modo tiepido, segnalando al posto della larga partecipazione il fatto che 21 punti vendita siano rimasti aperti comunque. A segnalare una mentalità “stracciona” che si è fatta largo, e molto, all’interno del Paese.

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