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mercoledì , 20 settembre 2017
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In Turchia sono saltati tutti i piani

Intervista a Kemal Okuyan (TKP) sugli avvenimenti in corso. Partito Comunista di Turchia (TKP) | solidnet.org

Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
Il capo redattore del quotidiano “soL” e membro del Comitato Centrale del Partito Comunista di Turchia (TKP), Kemal Okuyan, risponde alle domande sulle vicende della lotta al parco Gezi, fornendo chiarimenti alle domande del momento: “Dove va la Turchia?”, “Esiste una situazione rivoluzionaria?”, “I recenti avvenimenti sono la ‘primavera’ della Turchia?”.
C’era da aspettarsi un movimento sociale di questa portata?
Storicamente, i grandi movimenti sociali in genere non si possono prevedere. Se i limiti di una determinata cosa possono essere previsti, i soggetti legati alla questione si preparano di conseguenza e, attraverso sollecitazioni positive o negative, tentano di controllarne gli esiti. Quando ciò accade, un’ombra mistificatoria cala sul movimento.
Gli sviluppi che cambiano gli equilibri di potere fissati non possono realizzarsi a meno che un grande movimento sociale non venga posto in essere. Nessuno è stato in grado di misurare le dimensioni di ciò che in questo momento stiamo vivendo. Il governo non poteva, l’opposizione tradizionale non poteva e neanche la sinistra poteva. C’erano segnali anticipatori, alcuni si rendevano conto che gli eventi avrebbero raggiunto un punto critico, ma nessuno è stato in grado di prevedere quanto sta ora accadendo. Questo è importante. Il clima politico e ideologico della Turchia è oggi diverso da quello di 4 o 5 giorni fa. Non completamente diverso, ma ad un punto tale da non potere essere sottovalutato.
Cosa c’è dietro la diffusione e la profondità del movimento?
C’è puramente e semplicemente il culmine della reazione e insieme dell’odio, giunto ad un livello incredibile, nei confronti del governo dell’AKP e soprattutto di Erdoğan. E questo tutti noi pensavamo di saperlo già, ma abbiamo dimenticato qualcosa: il coagulo di questo sentimento di odio verso Erdoğan si accumulava alla stessa velocità di quanto aumentava l’arroganza dello stesso Erdoğan e della sua impunità. D’altra parte, tutti ritenevano che questo odio, dato per scontato, non fosse di alcuna utilità. Ma l’odio è un sentimento che non può essere dato per scontato. Se trova un canale, esso si riversa. Tayyip Erdoğan può essere orgoglioso di aver concentrato l’attenzione come non è accaduto a molti personaggi nella storia .
E così, in altre parole, l’intera questione può essere semplicemente ricondotta alla rabbia contro Erdoğan?
Certo che no. Ma a questo dovrebbe essere data la sua importanza. Se ad esempio a dirigere l’AKP non ci fosse una figura così dominante come la sua, ma diciamo Abdullah Gül, il livello delle reazioni sarebbe sceso ad un livello normale. Ciò però non va letto come se non ci fosse un riferimento ideologico. Erdoğan è un catalizzatore che ha effetto di moltiplicatore. Ma il movimento si propone di regolare i conti con le caratteristiche fondamentali della mentalità incarnata dall’AKP… Essendo la base di classe un’eccezione… lo spirito di reazione e di collaborazione ha fatto da sfondo ideologico ed Erdoğan ne è stato posto al centro. Il primo ministro dichiara: “Non si tratta di alberi”. E’ da non credere… Da un certo punto in poi la questione non riguardava più gli alberi o il parco Gezi. Questi ultimi sono stati l’ultima goccia. Egli non si rende conto del livello di rabbia e odio che ha creato…
La caratteristica dominante dell’AKP è il suo mercatismo… Dove sta qui la mancanza del collegamento?
Beh, non possiamo eludere la questione dicendo semplicemente che questa è la reazione della classe media. Se la reazione della classe media ha raggiunto questo livello in Turchia, dovremmo iniziare a pensare ad altre cose. D’accordo, c’è una componente della classe media, ma vi è stata una grande mobilitazione nei quartieri popolari, in particolare a Istanbul e Ankara. Dimenticarlo significa parlare a vuoto e fare errori. In primo luogo, l’impatto politico ideologico, sia in termini di ideologia borghese che socialista, deve superare l’ostacolo della classe media. Qui la lotta per l’egemonia va presa sul serio. Se ciascuno etichettasse questo ampio schieramento come più gli aggrada farebbe un grave errore. La sinistra ha per anni guardato a questo campo con categorie tipo i “turchi bianchi” [1] … Il rigore ideologico è importante, lo è anche la sensibilità di classe. Ma abbiamo anche bisogno di evitare semplificazioni eccessive. In secondo luogo, vi è la questione della struttura della classe operaia in Turchia. Ci sono dei limiti all’organizzazione dei lavoratori sui luoghi di lavoro, le masse lavoratrici sono instabili, costantemente alle prese con la disoccupazione. E’ tempo di guardare all’identità operaia con una nuova logica. Abbiamo trasferito la classe operaia nelle sue strutture sindacali ma senza poggiare su di un terreno solido. Tutto il paese si è sollevato e i sindacati sono introvabili. Non esiste uno strumento che attivi la classe operaia come forza dirigente, che la renda dominante! Negli incidenti precedenti, quando questo era compreso dalle strutture politiche, il successo diveniva assoluto. Decine di migliaia di persone etichettate come “classe media” hanno infatti rivendicato un asse anti-capitalista. La ragione è che per la maggior parte sono persone il cui lavoro è sfruttato.
E’ un movimento spontaneo o ci sono piani “più profondi”?
La propaganda di alcuni media parla di forze malvagie mobilitate per una rivolta organizzata, ma in questo caso il risultato sarebbe stato diverso. Possono tranquillizzarsi. Questa è semplicemente una esplosione di rabbia. Gli attori politici che condividono questa rabbia generale, ovviamente, si sono potuti collegare facilmente ad essa e sono entrati in gioco nelle aree in cui già avevano relazioni o dove erano già organizzati. Ma questo non andrebbe esagerato. Gli amanti dei complotti dovrebbero guardare da qualche altra parte ed esattamente tra loro stessi. E’ molto chiaro che esiste da tempo un tentativo di modificare, correggere le politiche di Tayyip Erdoğan. Gli Stati Uniti, per vari motivi, la setta di Fethullah Gülen [2] per altri. Sia in politica estera che interna, stanno cercando di assicurarsi un Erdoğan di nuovo controllabile. Erdoğan è qualcuno che non ottiene facilmente le cose … né riesce ad essere coerente. Ha incassato Reyhanli ma parzialmente, non è stato sufficiente. Nella questione del parco Gezi, gli Stati Uniti, il grande capitale e la setta di Gülen, lasciandolo vulnerabile e attaccabile, hanno mostrato i frutti dell’affare Reyhanli. Non sono però sicuro che abbia colto il punto. La settimana scorsa, il nome di Sarigul veniva continuamente citato come il candidato per la carica di sindaco di Istanbul… (Sarigul dirige un quartiere di Istanbul, è un socialdemocratico con forti legami con alcuni settori della classe capitalista). I nuovi rapporti tra CHP (principale partito di opposizione) e la setta di Gülen sono costantemente citati nei “social media”. Aggiungete questo a quanto detto prima…
Quella di “primavera turca” è una analogia calzante?
Il riferimento alla “primavera turca” nei media imperialisti è un messaggio di Erdoğan. In ultima analisi, loro sono felici di Erdoğan e loro non hanno in programma di sostituirlo, ma gli stanno anche ricordando i suoi limiti. Dopo i recenti avvenimenti, le politiche di Erdoğan sulla Siria e l’Iraq necessitano di un cambiamento. Ugualmente credo che la sua avventura alla presidenza sia finita. Una possibilità è che i rapporti tra Erdoğan e la setta di Gülen inizino a migliorare e consolidandosi sotto il profilo ideologico e politico contro la reazione sociale che è emersa, si muovano insieme … Questo, ovviamente, richiederà del tempo. D’altro canto, l’astio di Erdoğan può durare più a lungo e reagire alla setta di Gülen. Questo creerebbe risultati interessanti. Ma, non è possibile aspettarsi che Erdoğan giochi al politico ragionevole, dal momento che un Erdoğan mortificato non è utile a nessuno.
E’ questo il significato storico degli eventi?
Assolutamente no … Nessuno dovrebbe svilire questo movimento. Questa è una rivolta di popolo. La gente è arrabbiata. Quelli che sottovalutano la rabbia contro Erdoğan e l’AKP dovrebbero iniziare a riconsiderare la loro posizione. Anche chi pensa che ci sarà pace e democratizzazione sotto Erdoğan dovrebbe fare la stessa cosa. Tutti i loro piani e analisi sono fallite. Questo è un movimento sociale. Alcune forze politiche stanno cercando di utilizzare questo movimento non per un nuovo futuro, ma solo per intimidire il governo. Ma tutto questo non si fermerà. Gli eventi recenti hanno contribuito a creare un movimento popolare organizzato. Hanno abbandonato Erdoğan per non attirare la rabbia verso di loro. Sono stati molto attenti. Possono avere usato alcuni accorgimenti. Per esempio la sfrenata brutalità della polizia…
Quanto era preparata la sinistra turca?
E’ sempre controverso parlare di sinistra in Turchia. Alcuni gruppi di sinistra non hanno alcuna considerazione politica. Ce ne sono altri che non se ne interessano o che ne disdegnano gli sviluppi. Non voglio parlare molto di loro. Le forze politiche con seri problemi politici non erano pronte a guidare gli eventi. Ma questo movimento non è estraneo alla sinistra. Come ho detto, in molte località la sinistra organizzata ha guidato la gente.
Ci sono alcuni che non sono felici dell’intervento della sinistra. Non si sentono a loro agio con le identità politiche, le bandiere o gli striscioni di partito…
Questo non sorprende se si considera la spontaneità del movimento. Per contro, in molti posti le persone richiedono il coordinamento di un’organizzazione. Se si considera la dimensione degli eventi, il contributo diretto della sinistra organizzata è limitato, ma la determinazione del popolo dipende dalle forze di sinistra. E’ presente anche un certo ego intellettuale allergico all’idea di sinistra organizzata. Costoro vogliono monopolizzare la scena, ma non li prendiamo sul serio. Ci sono intellettuali onesti che resistono contro questo governo. La sinistra dovrebbe appoggiare loro, non quelli ostili alla sua politica e all’idea di qualsiasi tipo di organizzazione politica.
Ci sono due elementi di questo movimento: i tifosi e l’alcol…
La partecipazione dei tifosi di calcio ha iniettato energia nel movimento. Tuttavia ciò dovrebbe essere analizzato insieme ad altri elementi … Questa energia ha causato alcuni problemi. Inveire alle manifestazioni politiche, non è il caso della Turchia, può essere un esempio di questi problemi. Lo ho osservato io stesso: le donne nostre amiche che criticano alcuni dei nostri testi o articoli di stampa per avere un “discorso maschile” inveivano con parole sessiste. Questo, naturalmente, può essere spiegato con il grado di rabbia, ma il movimento socialista dovrebbe imporre la propria cultura. Allo stesso modo per il caso dell’alcol… Da quando Erdoğan sta cercando di vietare le bevande alcoliche, l’alcol è diventata una questione di libertà. Ma questo andrebbe politicizzato. Non si può lottare contro l’oppressione con le bottiglie di birra in mano. Ecco perché penso che la decisione del Partito Comunista Turco (TKP) di non bere bevande alcoliche durante le manifestazioni sia molto importante.
Come possiamo definire questi incidenti? E’ una crisi rivoluzionaria?
Certamente no, si tratta di uno scoppio di una grande energia sociale. E’ potente nella misura e negli effetti. Ma ci sono alcuni criteri marxisti per definire una situazione come crisi rivoluzionaria. Siamo lontani da questo punto. Almeno per ora ….
NdT

1. Componente laica e cosmopolita contrapposta a quella dei “turchi neri”, portatori della linea islamica e conservatrice che con Erdoğan guida il partito AKP.
2. Il movimento islamista Fethullahci.

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