India. Contro i maoisti si pensa all'uso dei droniTribuno del Popolo
domenica , 20 agosto 2017
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India. Contro i maoisti si pensa all’uso dei droni

Nuova Delhi starebbe pensando di utilizzare dei droni per spiare ed eliminare i ribelli maoisti, che ormai da anni infiammano diverse regioni indiane, coinvolgendo migliaia di persone. 

Quello della guerriglia maoista per il governo indiano è davvero un bel problema anche perchè in alcuni stati, come il Bengala occidentale, i guerriglieri maoisti sono migliaia e continuano a fare nuovi proseliti soprattutto nelle campagne e nelle zone rurali. Anche per questo motivo le autorità indiane starebbero valutando di impiegare velivoli senza piloti per controllare le attività dei guerriglieri. Proprio in Bengala occidentale tra il 9 e il 14 ottobre, in occasione della festività del Durga Puja, alcuni droni sono stati utilizzati per controllare le manifestazioni collegate all’evento religioso nella città di Calcutta. I vertici della polizia indiana chiedono da mesi l’utilizzo dei droni nelle zone interessate dalla guerriglia, in particolare il Bengala occidentale, nella zona montuosa di Jangalmahal. La volontà della polizia ora è quello di rendere sistematico l’utilizzo dei droni per operazioni di ordine pubblico; in parallelo sempre la polizia intende dotarsi di un nuovo sistema informatico che sarà in grado di ricevere direttamente le informazioni dai velivoli e inviarle agli investigatori. Una precedente esperienza di utilizzo in funzione antiguerriglia, nel 2010, non aveva dato risultati positivi, soprattutto per la scarsa risoluzione delle fotocamere. I maoisti da diversi mesi hanno ripreso l’attività nella zona del Jangalmahal e nella limitrofa foresta di Saranda, parte del confinante stato di Orissa, una delle roccheforti dei ribelli. Fino a oggi il governo di Nuova Delhi ha impiegato contro la sommossa dei maoisti migliaia e migliaia di militari e paramilitari, ma non sono mai riusciti a trovare le base dei guerriglieri che, ben armati e organizzati, si stanno riorganizzando sotto una nuova generazione di comandanti. Solo nel 2011 sono state ben 350 le vittime dei combattimenti tra guerriglieri e forze di sicurezza, poi con l’assassinio dello storico leader della guerriglia Kishenji, e con l’arresto dei vertici, sembrava che i maoisti fossero stati disarticolati, questo fino a poco tempo fa, quando le segnalazioni di nuove infiltrazioni e dell’apertura di nuovi fronti hanno riportato il problema sul tavolo delle autorità. Le condizioni oggettivamente disastrose di milioni di indiani offrono ampio margine di manovra ai guerriglieri, che stanno pian piano mettendo radici anche in ragioni molto lontane dal “corridoio rosso”.

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