India. Le mille facce della sinistraTribuno del Popolo
venerdì , 20 ottobre 2017
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India. Le mille facce della sinistra

A ormai pochi giorni dalla fine delle elezioni della “più grande democrazia al mondo”, vi offriamo una panoramica della sinistra indiana. In India, a differenza che in Occidente, i comunisti sono tanti e sono all’offensiva, proponendosi addirittura come “terza forza” dopo l’Indian National Congress e il Bharatiya Janata Party .

Goutam Roy / Flickr

Il provincialismo dell’Occidente in decadenza è marcato, lo si vede anche dal poco spazio che si sta riservando ai fatti in India, una delle superpotenze mondiali dei BRICS, nonchè per molti la più grande “democrazia del mondo”. Pur con immani conflitti interni infatti, l’India rimane un colosso economico, e il suo futuro riguarda da vicino il futuro del mondo. A differenza che in Europa e in Nord America, in India la sinistra è viva come non mai; anzi a essere vivi sono i comunisti indiani che, in controtendenza con l’Occidente, si trovano persino all’offensiva nel tentativo di scalzare il dualismo tra Indian National Congress e il Bjp. Stiamo parlando del Partito Comunista dell’India (Marxista), il cui segretario Prakash Karat sta vedendo la propria popolarità crescere nel dibattito politico del Paese. Il nuovo fronte della sinistra include ben quattro partiti di sinistra uniti a un assortito e variegato insieme di piccoli partiti regionali. Nonostante i comunisti siano da sempre “secolari” e progressisti, nei partiti regionali sono stati accettati candidati in passato alleati con il Bjp induista. Dopo poche settimane però ci sono state delle frizioni tra i partiti regionali e quelli di sinistra e nel corso delle elezioni si sono verificati due distinti attacchi militari delle milizie maoiste che fanno capo al Partito Comunista d’India (Maoista), che da tempo ha scelto di appoggiare la guerriglia nelle aree centrali forestali del Paese. Il CPi(Maoist) ha così invitato i suoi elettori a boicottare le elezioni nelle aree sotto il suo controllo. Tali eventi mostrano in modo chiaro come esistano differenze profonde all’interno della sinistra indiana, con i comunisti (marxisti) che hanno scelto la via democratica a dispetto dei comunisti (maoisti). Il Partito Comunista dell’India (marxista) attualmente rappresenta il partito più organizzato, ramificato e munito di quadri preparati, anche se da tempo ha moderato le sue rivendicazioni, accettando di rispettare la democrazia. I maoisti dal conto loro rappresentano una potenza paramilitare di primo piano, al punto da aver letteralmente sottratto al controllo di Nuova Delhi diverse regioni, tuttavia la loro scelta armata ha alienato loro parte del consenso delle masse. In mezzo a questi due estremi vi è una galassia di partiti e associazioni anticapitaliste, molte delle quali hanno le loro radici nel Partito Comunista d’India (Marxista-Leninista) formato nel 1969 e ormai frammentatosi in dozzine di pezzi anche a causa della feroce repressione subita. Tutti questi partiti comunque hanno una radice comune, il Partito Comunista d’India, la cui origine va ricercata all’inizio del Novecento, quando entrò nel Comintern e godette di ampi consensi nel Paese. Ai tempi della Seconda Guerra Mondiale però subì il lacerante dilemma se seguire il consiglio dell’Urss di appoggiare la Gran Bretagna contro i nazisti oppure se lasciarsi sedurre dalle sirene di Gandhi. Dopo la guerra comunque il partito tornò forte e nel 1946 si segnalò per uno sciopero di massa a Bombay a supporto dei marinai indiani contro la Royal Indian Navy. Dopo il 1947 comunque, il conseguimento dell’Indipendenza segnò un punto di non ritorno, con laceranti frammentazioni che non sono ancora state superate. Nel corso della Guerra Fredda tali lacerazioni vennero inasprite anche dalla divisione Urss-Cina che culminarono nel 1964 con la prima scissione e la formazione del Cpi (marxista), mentre il Cpi continuava a esistere. nel 1969, sull’onda della rivolta Naxalita, venne formato poi il Partito Comunista dell’India (Marxista-Leninista), con il supporto entusiastico della Cina; peccato che nel 1971 l’onda dell’avanzata di sinistra venne arrestata definitivamente. Oggi l’India è un Paese dalle grandi ingiustizie interne, con molte proteste dei lavoratori soprattutto nelle grandi industria cui segue spesso una feroce repressione della polizia troppo spesso ignorata dai media occidentali. La sinistra e i comunisti sembrano guadagnare consensi soprattutto tra questi lavoratori, collegando le loro rivendicazioni a quelle di altri lavoratori in altre regioni del Paese. Anche per questo le elezioni saranno cruciali soprattutto per comprendere in che modo la sinistra indiana potrà ricompattarsi e se riuscirà a mettere in piedi un organico movimento anticapitalista che sarebbe inevitabilmente monopolizzato da una forte presenza comunista.

Gracchus babeuf

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