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lunedì , 11 dicembre 2017
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Ingroia, parliamo di droghe?

La candidatura di Antonio Ingroia potrebbe permettere al nostro Paese di fare un passo in avanti anche dal punto di vista della lotta alla criminalità organizzata. La rete attorno a lui è composta da valorosi operatori del sociale, in stretto contatto con il mondo delle tossicodipendenze. 

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Potrebbe essere giunto finalmente il momento di ragionare, sul serio, su una proposta di legalizzazione delle droghe leggere. In realtà, l’ex magistrato palermitano la sua l’ha già detta: “io sono per aprire il dibattito, anzi sono per il si”, dichiarò in risposta ad una apertura di Roberto Saviano che ricordava che “legalizzare non significa incentivare, ma sottrarre mercato alle mafie. La legge sull’aborto fece sparire quasi del tutto gli aborti clandestini, una politica di legalizzazione toglierebbe ricchezza ai criminali”.

C’è anche chi ha fatto i conti e giura che la legalizzazione della marjuana potrebbe valere un miliardo di euro. Un miliardo sottratto alle mafie e restituito ai cittadini. D’altro canto, non bisogna scadere nel permissivismo o nella banalità. L’uso di droghe fa male, e alcune risorse potrebbero essere destinate alla riduzione del danno, cioè ad un approccio diverso da quello esclusivamente repressivo. Lo Stato, oltretutto, secondo quanto sostiene Linkiesta, risparmierebbe 300 milioni sulle procedure giudiziarie. Da destinarsi, è l’auspicio, alla repressione dei crimini più violenti, quelli dei colletti bianchi. Forse si sta parlando di un sogno, ma in questo Paese, anche sognare, è diventato rivoluzionario.

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