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sabato , 27 maggio 2017
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Ingroia: “Sono diventato un bersaglio”

Il procuratore antimafia di Palermo, Antonio Aingroia, ha concesso un’intervista a “La Stampa” nella quale ha parlato della sua volontà di continuare a lavorare per la verità su via D’Amelio. 

Antonio Ingroia, procuratore antimafia di Palermo, ha concesso un’intervista al quotidiano torinese “La Stampa“. Molti i temi sul tavolo, dalla trattativa Stato-Mafia fino alle parole di Napolitano e alla ricorrenza dell’anniversario della morte di Borsellino. Ingroia nell’intervista ha specificato di non sentirsi in guerra con nessuno ma ha voluto comunque far notare di essere diventato un “bersaglio”. Il riferimento è alle parole del procuratore di Torino, Giancarlo Caselli, secondo cui è stata “dichiarata guerra” contro lui e l’ufficio di Palermo. “Non mi appartiene la logica della guerra, in questi anni ho cercato di muovermi sempre seguendo gli insegnamenti di Paolo Borsellino”, poi ha aggiunto, “ho apprezzato e condiviso il richiamo del Capo dello Stato alla necessità di lavorare senza sosta e senza remore per accertare la verità sulla strage di via D’Amelio”. Infine, il procuratore di Palermo ha detto che a settembre partirà per il Guatemala, accettando l’offerta delle Nazioni Unite per un incarico annuale di capo dell’unità di investigazione e analisi criminale contro l’impunità nello stato centramericano. Non poteva mancare infine un cenno alle intercettazioni sulla trattativa Stato-mafia: “Sono state depositate solo quelle ritenute rilevanti. Quelle del tutto irrilevanti sono rimaste in un altro procedimento che avrà certamente tempi più lunghi”. Infine, sulle indagini aggiunge: “La Procura ritiene di aver ricostruito la trama e di aver individuato i principali protagonisti ma rimangono ancora dei buchi neri

 

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